Le notizie che giungono dalla Siria riguardo nella maggior parte dei casi il nord est recentemente invaso dalla Turchia, ma la battaglia continua a infuriare anche in altre zone del Paese, prime tra tutte Idlib. Ultima roccaforte dei ribelli e di diverse milizie jihadiste cooptate da Ankara, l’enclave si trova da mesi sotto assedio da parte dell’esercito governativo del presidente Bashar al Assad e della Russia sua alleata. La riconquista di Idlib comporta però un prezzo molto alto per la popolazione civile, che si trova ancora una volta a pagare le conseguenze di un conflitto che va avanti dal 2011 e che difficilmente terminerà nel breve periodo.

L’attacco alla scuola

Il primo gennaio 2020 è stato un inizio anno di sangue per gli abitanti di Sarmeen. Secondo quanto riferito dagli elmetti bianchi, otto civili tra cui quattro bambini sono morti a seguito di un attacco condotto dalle forze governative contro una scuola. La notizia è stata confermata anche dal Syrian Observatory for Human Rights (Sohr), che ha aggiunto come nell’attacco siano rimaste ferite anche altre 16 persone. Sarmeen non è stata l’unica città a finire nel mirino del Governo siriano a inizio anno: il primo gennaio è stato attaccato anche Khan al-Subul, nel sud della provincia di Idlib. Pochi giorni prima, alla vigilia di Natale, l’offensiva governativa si era diretta contro la città di Joubass, dove sorge uno dei numerosi campi profughi che costellano la regione e che ospitano migliaia di sfollati. In questo attacco hanno perso la vita altri otto civili, tra cui cinque bambini.

La situazione a Idlib

I combattimenti per il controllo della regione di Idlib si sono intensificati a partire da metà aprile 2019, quanto il governo siriano appoggiato dalla Russia ha lanciato una nuova offensiva contro l’enclave. L’avanzata dell’esercito di Assad non è stata facile e Damasco deve tuttora fare i conti con una strenua resistenza delle milizie filo-turche che si trovano nella zona. Nelle settimane passate le forze governative sono riuscite a conquistare diversi villaggi nella zona sud, ma la riconquista totale di Idlib è ancora lontana. Al momento, l’esercito siriano si trova a pochi chilometri da Maaret al-Numan, uno dei centri più importanti della regione e quasi completamente disabitato a causa degli scontri. In questa stessa città persero la vita altre nove persone a inizio dicembre a seguito di un raid condotto dall’aviazione russa contro il mercato cittadino.

Intanto continua ad aumentare il numero di sfollati: secondo quanto riferito dall’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell’azione umanitaria, sono oltre235mila le persone che hanno abbandonato le proprie case a partite dal 15 dicembre, quando gli attacchi si sono intensificati. L’attuale escalation e i suoi effetti sulla popolazione civile hanno allarmato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha chiesto la fine delle ostilità e negoziato l’imposizione di un cessate il fuoco di sei ore per permettere agli abitanti della regione di trovare rifugio altrove.Ad oggi, 370 mila persone hanno perso la vita dall’inizio del conflitto siriano e nel solo 2019 i morti sono arrivati a 11,215 secondo i dati dell’Ocha.

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