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La nuova Strategia di Difesa Nazionale del Pentagono stabilisce un mondo in cui sarà la competizione tra grandi potenze piuttosto che l’antiterrorismo a guidare la struttura decisionale e la forza del Dipartimento. “L’erosione del vantaggio militare degli Stati Uniti nei confronti di Cina e Russia, se non affrontati, potrebbe compromettere la nostra capacità di dissuadere l’aggressione”.

Il Segretario alla Difesa James Mattis ha presentato il primo documento sulla Strategia di Difesa degli Stati Uniti nell’ultimo decennio. Si tratta della prima revisione completa in un decennio ed il primo documento sulla Difesa dell’amministrazione Trump.

La Strategia di Difesa Nazionale

Lo scorso anno il Congresso degli Stati Uniti autorizzò una nuova National Defense Strategy da presentare ad un anno esatto dall’ezione presidenziale. La NDS sostituisce i precedenti documenti strategici ormai ritenuti obsoleti. Rappresenta la “visione di pace del Presidente Trump attraverso la forza”.

La Strategia di Difesa Nazionale è il secondo di tre documenti interdipendenti che guideranno la posizione strategica dell’America. Lo scorso dicembre il presidente Donald Trump ha svelato la sua Strategia di Sicurezza Nazionale. Quest’ultima delinea l’indirizzo generale della Casa Bianca sulla sicurezza nazionale. La National Defense Strategy elaborata dal Segretario alla Difesa si concentra sugli obiettivi del Pentagono all’interno della National Security Strategy. La National Military Strategy, infine, spiega come il Pentagono renderà fattibile la NDS.

Il documento sulla Strategia di Difesa Nazionale è classificato, ma il Pentagono ha pubblicato un riassunto di undici pagine. La versione integrale classificata del documento è di circa 50 pagine.  

“La visione americana del mondo”

“La concorrenza strategica interstatale, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. La sfida centrale per la prosperità e la sicurezza degli Stati Uniti è il riemergere della concorrenza strategica a lungo termine, principalmente da Cina e Russia”.

Secondo Mattis, il documento “rappresenta la visione americana del mondo”.

“Ciò ha richiesto scelte difficili che abbiamo fatto basandoci su un precetto fondamentale: l’America può permettersi la sopravvivenza. La sfida centrale che deve affrontare il Dipartimento della Difesa è l’erosione del vantaggio militare nei confronti di Cina e Russia. Questa è una strategia che riconosce la realtà della competizione e l’importanza che solo le buone recinzioni fanno buoni vicini”

La nuova strategia tocca una serie di questioni comprese le operazioni in Afghanistan e la necessità di contrastare le nazioni canaglia come la Corea del Nord, ma pone l’accento sull’assicurare agli Stati Uniti il vantaggio sulle altre potenze mondiali. La Strategia di Difesa Nazionale di Trump si discosta dall’approccio dell’amministrazione Obama che poneva maggiore enfasi sul terrorismo. Tuttavia la National Defense Strategy di Trump non rappresenta un allontanamento dalla lotta al terrorismo, ma piuttosto un riconoscimento realistico che le operazioni antiterrorismo non finiranno presto.

“Continueremo a perseguire la campagna contro i terroristi, ma la grande competizione, non il terrorismo, è ora il principale obiettivo della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Questa strategia è adatta per il nostro tempo. Dobbiamo fornire al popolo americano l’esercito necessario per proteggere il nostro stile di vita per consegnare alla prossima generazione quelle libertà di cui godiamo oggi”.

“Gli Stati Uniti provengono da un periodo di atrofia strategica. E’ necessario un investimento finanziario per sostenere l’esercito consumato da guerre apparentemente infinite”. Nel documento si affermano le tre priorità principali per gli Stati Uniti: rafforzare alleati e partner, aumentare la letalità dell’esercito e riformare le pratiche commerciali del Pentagono.

Il documento identifica tre teatri principali: l’Indo-Pacifico, l’Europa e il Medio Oriente.

“Ciò non significa che gli Stati Uniti stanno abbandonando aree come l’Africa o il Sud America, ma una messa a fuoco realistica delle risorse dove sono più necessarie”.

La strategia incoraggia anche il perseguimento di diverse opzioni che sono state a lungo considerate compresa la preparazione delle forze statunitensi nel combattere da basi più piccole e disperse, investendo in attrezzature robotizzate che agiscano in modo indipendente, modernizzando le armi nucleari e la difesa missilistica.

“Chi minaccerà la democrazia americana si ritroverà ad affrontare il giorno peggiore della sua esistenza. Lavorare con i nostri diplomatici, non combattere con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti”.  

Il documento si impegna a “dare priorità alle richieste per le attrezzature militari statunitensi, accelerando la vendita e la modernizzazione dei partner stranieri e la capacità di integrarsi con le forze USA”. La Strategia contiene una sezione dedicata alla riforma delle strutture aziendali del Dipartimento per portare il warfighter in modo più tempestivo.

“Il successo non va nel paese che sviluppa prima una nuova tecnologia, ma piuttosto a quello che meglio lo integra e adatta rapidamente al suo modo di combattere. Dobbiamo dare la priorità alla velocità di consegna, all’adattamento continuo ed a frequenti aggiornamenti modulari”.

Nella Strategia si rileva che “il Dipartimento cercherà di consolidare, eliminare o ristrutturare gli uffici per accelerare i processi”.

“Il Dipartimento rielaborerà i compromessi di progettazione nel processo delle acquisizioni e utilizzerà fornitori non tradizionali. La prototipazione e la sperimentazione dovrebbero essere utilizzate prima delle acquisizioni. L’elettronica ed i software delle piattaforme devono essere progettati per la sostituzione di routine invece che su configurazioni statiche che durano più di un decennio”. Oltre a ciò, il documento si impegna a “ottimizzare i processi in modo che le nuove aziende possano entrare facilmente nella base industriale della difesa e cercare di coltivare partnership internazionali per sfruttare e proteggere gli investimenti nelle capacità militari” . Tra le tecnologie prioritarie nel documento si parla di uno “sviluppo resiliente di reti ed ecosistemi di informazione su basi flessibili”.

Imperativo, infine, il preposizionamento delle scorte di munizioni per garantire l’efficacia della coda logistica, investendo in generale nell’intelligenza artificiale.

Il nuovo documento non menziona il cambiamento climatico come una minaccia così come aveva ribadito l’amministrazione Obama.

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