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Vladimir Putin può scatenare una rappresaglia nucleare a suo piacimento? La risposta è negativa. Per far sì la Russia concretizzi le minacce nucleari fin qui lanciate non basta che il capo del Cremlino dia l’autorizzazione con il codice di lancio in suo possesso. È infatti necessario anche il doppio semaforo verde del ministro della Difesa, Sergej Shoigu, e del capo di Stato Maggiore interforze, Valery Gerasimov, entrambi in possesso di altre due chiavi.

Insomma, il processo di attivazione delle difese atomiche russe è chiaro: basta l’annullamento di uno dei tre codici per interrompere l’intera procedura. Detto altrimenti, se anche Putin volesse scaricare la potenza nucleare russa contro un bersaglio, dovrebbe prima attendere il doppio via libera di Shoigu e Gerasimov. Certo è che, almeno a giudicare dalle ultime immagini trasmesse dai media di Stato, il presidente russo non si separa mai dalla preziosa valigetta nucleare, la famigerata Chaget che custodisce proprio uno dei tre codici nucleari.



La valigetta di Putin

Lo scorso 8 aprile, in occasione dei funerali di Vladimir Zhirinovsky, 75enne ultranazionalista già leader del partito liberaldemocratico russo, Putin era ovviamente presente alla cerimonia. Accanto al presidente, nelle mani di un agente di sicurezza, si poteva intravedere una valigetta nera. Che cosa conteneva? Gli esperti hanno messo sul tavolo mille possibilità, tra chi paventava l’ipotesi che quella valigetta potesse contenere non meglio specificate medicine per la cagionevole salute di Putin, e chi, al contrario, sosteneva che racchiudesse il suddetto codice nucleare.

A distanza di oltre un mese sono arrivate interessanti novità in merito alla misteriosa valigia. “Il nostro presidente, il comandante in capo supremo, è accompagnato da due ufficiali di Marina, che portano sempre la cosiddetta valigetta nucleare”, ha dichiarato il vice premier russo Yuri Borisov, come ha sottolineato Il Messaggero. Stiamo parlando, per inciso, dello stesso Borisov che ha recentemente annunciato l’utilizzo di una nuova arma laser da parte dell’esercito russo impegnato in Ucraina.

La minaccia nucleare

Nel caso in cui le affermazioni di Borisov fossero vere, allora Putin non si separerebbe mai dalla preziosa valigetta atomica. Se così fosse – non possiamo far altro che ragionare per ipotesi – significa che il presidente russo sarebbe sempre pronto a dare l’ordine per sferrare un possibile attacco nucleare. In attesa, va da sé, degli altri due ok dell’accoppiata Shoigu-Gerasimov. “Secondo la nostra dottrina, la nostra strategia, le forze armate russe possono solo effettuare un contrattacco. Secondo la nostra dottrina, non saremo noi i primi ad attaccare”, ha aggiunto Borisov.

Eppure la valigetta di Putin continua a destare tanta curiosità quanta preoccupazione. Pare sia stata sviluppata negli anni ’80 ed è stata mostrata al mondo intero per la prima volta nel 2019. Tornando alla minaccia nucleare, è difficile che ciò possa accadere. Magari Putin potrebbe – ipotesi più che remota – dare il suo assenso, ma difficilmente scatterebbe la tripla fumata bianca richiesta per sferrare l’attacco. Qualora il presidente russo dovesse dare ordinare l’utilizzo di armi nucleari, allora dovrà essere sicuro di esser seguito da Shoigu e Gerasimov.

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