Il vertice di Iran, Russia e Turchia su Idlib si è concluso con un nulla di fatto. Nessun accordo è stato infatti raggiunto. Anzi: Recep Tayyip Erdogan è apparso isolato. Solo. Con l’incubo di oltre due milioni di profughi pronti a varcare il confine per fuggire dalle bombe russe e siriane. 

Il presidente turco ieri aveva proposto un cessate il fuoco per la provincia, ricevendo in cambio una risposta sarcastica da Putin, come riporta l’Huffington Post: “Il fatto è che non ci sono rappresentanti di gruppi armati attorno a questo tavolo. Non ci sono rappresentanti del Fronte Al Nusra, dell’Isis o l’esercito siriano. Penso che, nel complesso, il presidente turco abbia ragione: sarebbe una buona cosa, ma non possiamo garantire in loro vece (…) che smetteranno di sparare o usare droni armati”. Già perché Idlib rappresenta una minaccia non solo per Bashar al Assad, ma anche per gli stessi soldati russi presenti nel Paese, in particolare nella base militare di Latakia, spesso oggetto di attacchi con droni. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente iraniano: “Vogliamo prima di tutto incoraggiare i terroristi a deporre completamente le loro armi e abbandonare la lotta armata contro il governo siriano”. Perché il problema, in questa fetta di terra, sono i terroristi di Hayat Tahrir al Sham, la vecchia al Nusra, che controllano circa il 60% della provincia.

Secondo quanto riportato dall’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, Damasco avrebbe concesso ai ribelli tempo fino al 10 settembre. Poi sarà la guerra. E a quel punto ci sarà ben poco da fare. Le offensive di Aleppo, della Ghouta orientale e di Daraa hanno dimostrato che l’esercito governativo – appoggiato dall’aviazione russa e dai miliziani filo iraniani – è in grado di sconfiggere i ribelli con relativa facilità. E lo stesso, salvo colpi di scena, avverrà anche a Idlib.

È quindi molto probabile che, nelle prossime ore, possa iniziare la battaglia di Idlib, quella battaglia che, molto probabilmente, segnerà la parola fine alla rivolta iniziata nel 2011. E in questo sembra che Putin sia totalmente schierato con Assad e che ha detto che i “terroristi di quella provincia costituiscono una minaccia diretta per il popolo siriano”. Ma il presidente russo si è spinto ancora più in là, affermando che “il governo legittimo della Siria ha il diritto di assumere il controllo di tutto il suo territorio nazionale e deve farlo”. Con queste parole Putin ha messo in guardia anche Erdogan, che in questi anni si è ritagliato un’area di influenza nel nord del Paese che non sembra voler lasciare tanto facilmente.

Tutto pronto per la battaglia di Idlib

Attorno alla provincia, Damasco ha schierato oltre 150mila soldati provenienti da tutto il Paese. L’obiettivo è quello di far capitolare i miliziani di Al Nusra nel minor tempo possibile. Nelle ultime 48 ore, inoltre, i caccia russi e siriani hanno cominciato a bombardare Idlib. 

Le operazioni militari nella provincia di Idlib (SyriaLiveuamap)
Le operazioni militari nella provincia di Idlib (SyriaLiveUaMap)

In particolare, questa mattina gli aerei di Mosca hanno bombardato il perimetro della città di Khan Sheikhun, tristemente nota per il presunto attacco chimico del 4 aprile del 2017. Questi bombardamenti rappresentano solamente una fase preliminare dell’attacco. Non a caso, Nikki Haley, ambasciatrice Usa presso le Nazioni Unite, ha detto: “Esortiamo la Russia a considerare attentamente le sue opzioni”. Un consiglio che suona quasi come una minaccia. Ma Putin è il chiaro vincitore di questo conflitto. Ed è difficile che desista dall’attaccare la provincia di Idlib. E il 10 settembre, giorno in cui si concluderanno le fasi diplomatiche con i ribelli, è sempre più vicino. 

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