Lo avevamo lasciato all’inizio di marzo alle porte di Kiev. O almeno, questo è quello che avrebbe voluto far credere al mondo intero pubblicando un video nel quale spiegava di trovarsi nei pressi della capitale ucraina, pronto a sferrare l’attacco decisivo contro la città. In realtà, in quel momento, Ramzan Kadyrov non si trovava neppure in Ucraina.

Era a Grozny, in Cecenia, intento a incontrare il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Nikolai Patrushev. Insomma, nel giro di una manciata di ore, il leader ceceno, grande alleato di Vladimir Putin, era apparso prima in abiti militari circondato dai suoi uomini e concentrato sulla prossima missione, poi si è materializzato in un contesto ben diverso, impegnato in un incontro quasi istituzionale.

Questo, d’altronde, è Kadyrov, 46enne al quale piace moltissimo alimentare la propria immagine in due modi tra loro complementari: a colpi di barbarie sul campo di battaglia ma anche a son di video e atti propagandistici. È così che il “Macellaio”, come è stato rinominato anche grazie alla leggenda nera che lo circonda, fa breccia nell’opinione pubblica. Certo, la ferocia del personaggio – dicono – pare non essere in discussione, ma i filmati da lui stesso diffusi amplificano oltre misura la sua “sete di sangue” fino a renderlo un demone agli occhi dei nemici.

Tra realtà e propaganda

Il team di Kadyrov non è mai sceso in battaglia a bordo di carri armati, né mai ha cannoneggiato. Si tratta, al contrario, di una forza anti sommossa e controllo interno. Come ha sottolineato Il Corriere della Sera, basta consegnare a Kadyrov un prigioniero di guerra e lui saprà scegliere il metodo migliore per costringerlo a parlare.

Date le difficoltà incontrate nell’”operazione militare speciale”, pare che il “Macellaio” abbia inviato i suoi uomini a dare man forte all’esercito russo con compiti di polizia interna. In altre parole, sarebbero incaricati di sparare ai disertori e rastrellare i centri urbani conquistati. Le loro capacità potrebbero rivelarsi assai utili nella martoriata Mariupol infestata dalla Brigata Azov, ad esempio entrando nei palazzi e battendo quartiere per quartiere, alla ricerca degli acerrimi rivali di Mosca.



Resta tuttavia da capire dove si trovino esattamente Kadyrov e i suoi uomini, visto che due settimane fa erano a una ventina di chilometri da Kiev, mentre sette giorni fa avevano annunciato di trovarsi, appunto, a Mariupol, dove avrebbero assediato e conquistato il municipio cittadino.

Magari i ceceni si trovano per davvero nel sud dell’Ucraina ma, in tal caso, qualcuno suggerisce di ridimensionare le loro gesta. Già, perché Kadyrov aveva promesso al comandante dell’Ottava armata russa, il tenente generale Andrei Mordvichev, di ripulire la città in pochi giorni. A seguire, ecco una clip hollywoodiana incentrata sull’assalto dei kadyrovzky (i suoi uomini) ad un palazzo. Peccato che tutto lasciasse pensare a un film, e quindi pura finzione.

Le fake news di Kadyrov

Nel caso in cui – come molti analisti suppongono – quel video fosse un fake, allora è lecito pensare che tutte le apparizioni a effetto fin qui collezionate dal “Macellaio” fossero create ad hoc per impressionare gli ucraini, e forse il mondo intero.

Non a caso c’è chi, notando il montaggio di certi filmati, spesso confezionati mescolando immagini reali ad altre di repertorio o addirittura raffiguranti luoghi diversi, ha soprannominato i kadyrovzky “tiktoker”. Insomma, più influencer desiderosi di apparire sui social network (occidentali) che non brigate della morte e macchine da guerra.

A questo punto è doveroso farsi una domanda: Kadyrov si trova davvero in Ucraina? Se sì, ha mai combattuto? Da Mosca, il Ministero della Difesa ha risposto di non avere informazioni in merito alla presenza del leader ceceno intorno all’epicentro del conflitto.

Il Financial Times ha invece smontato diverse fake news propinate dallo stesso Kadyrov. Giusto per elencarne quattro: è spesso apparso con ai piedi costosissimi stivali Prada, per niente adatti ai campi di battaglia; il municipio di Mariupol conquistato sarebbe stato un distaccamento periferico; in un video dove sosteneva di trovarsi a Mariupol era ripreso nell’atto di pregare nei pressi di un distributore RosNeft, ma non ci sono distributori simili in Ucraina; il generale Mordvichev da lui abbracciato è morto una decina di giorni fa, ovvero prima del presunto incontro con il leader ceceno.

Molto probabilmente Kadyrov è arrivato a Mariupol – accompagnato da fidati guerrieri e dal figlio 14enne – ma il suo ruolo potrebbe essere più secondario di quanto non si possa pensare. È difficile, tuttavia, penetrare il muro di propaganda issato dal “Macellaio”.

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