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Sono caduti il 25 agosto sopra il territorio libanese, senza essere stati colpiti dalle forze antiaeree. Si tratta di due droni israeliani: uno era esploso all’alba, vicino a un centro appartenente a Hezbollah. L’altro, carico di esplosivi, era finito invece nelle aree della periferia sud di Beirut, nel quartiere di Dahyeh (luogo conosciuto per essere uno dei quartier generali del movimento sciita). I due lanci non hanno provocato morti, ma hanno rinfocolato il conflitto tra i due stati, visto che un portavoce del partito aveva dichiarato che la caduta di uno dei due dispositivi aveva causato ingenti danni agli uffici di comunicazione di Hezbollah (gli stessi che ospitano la televisione al-Manar).

I bersagli dell’attacco

Nei giorni successivi all’attacco, DebkaFile, sito israeliano specializzato in notizie di intelligence, nel suo resoconto esclusivo riguardo a quello che loro hanno definito un “incidente” ha rivelato il suo “vero obiettivo“, cioè l’assassinio mirato di un alto ufficiale di collegamento operativo di Hezbollah, con il generale iraniano Qassem Soleimani di Al-Qods, che dal 1988 è il capo della Niru-ye Qods, la “Brigata Gerusalemme”, l’unità delle guardie rivoluzionarie incaricata della diffusione dell’ideologia khomeinista (e quindi, sciita) fuori dalla Repubblica islamica. In base a quanto riportato dal portale dell’intelligence israeliana, l’azione avrebbe “eguagliato in modo significativo l’operazione aerea israeliana fuori Damasco che ha impedito un imminente attacco di droni iraniani”. Soleimani, nelle ore successive, ha definito l’attacco un’azione “folle”.

I raid di Israele in Siria e Libano, nell'estate 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)
I raid di Israele in Siria e Libano, nell’estate 2019 (Infografica di Alberto Bellotto)

Il primo “omicidio mirato” a Beirut

In base a quanto riportato dalle fonti militari e dall’intelligence, l’attacco con i droni da parte di Israele è stato il primo “omicidio mirato” che Gerusalemme abbia mai condotto per via aerea su una strada principale della capitale libanese, frequentata da persone. Anche se non si tratta del primo colpo mirato da parte di Israele a cui, negli anni, sarebbero state attribuite altre operazioni. Secondo quanto riferito da DebkaFile, uno dei due droni sarebbe stato disarmato in una missione di ricognizione per seguire i movimenti dell’ufficiale di alto profilo di Hezbollah in Mouawad Street, nel distretto sciita della città.

Le residenze segrete

Su uno dei lati di questa strada ci sono diversi negozi, frequentati anche da turisti, ma in base alle informazioni fornite dal governo israeliano, dall’altra parte della via si trovano alloggi segreti, utilizzati dai grandi nomi ritenuti legati al terrorismo in Medio Oriente e associati all’Iran. Lì, infatti, troverebbero riparo ribelli yemeniti (vicini al gruppo Houthi), ma anche capi palestinesi e della jihad islamica.

Secondo Israele, gli occupanti di queste residenze tenderebbero a nascondersi e a non rivelare a nessuno la propria identità. Tra i “riparati” pare ci fosse anche l’ufficiale di Hezbollah preso di mira.

La dinamica (spiegata) da Israele

L’idea del drone sarebbe servita a condurre il delegato sciita senior nel suo nascondiglio. Il primo drone, però, volando molto basso su Mouawad Street, avrebbe potuto essere colpito e precipitare. A quel punto, l’idea del secondo congegno pieno di esplosivi sulla strada. Il suo obiettivo non sarebbe stato infatti il media center di Hezbollah, come è stato riportato nelle ore successive, ma un’auto sulla quale sarebbe dovuto salire il target.

L’accendersi di una nuova guerra

Nello stesso periodo, nel mese di agosto, altri due droni erano caduti poco dopo che Israele aveva lanciato due dispositivi aerei vicino a Damasco, contro obiettivi collegati all’Iran e ad altre milizie sciite. L’attacco aereo israeliano su una villa che ospita droni iraniani, a sud di Damasco, in Siria, è stato interpretato come l’apertura di una nuova offensiva militare contro l’Iran e i suoi alleati per anticipare ogni possibile piano di aggressione. Poco dopo, anche la milizia sciita Hashd al-Shaabi, conosciuta anche con il nome di Forze di mobilitazione popolare (Pmu, in inglese), avrebbe poi incolpato Israele di un attacco di droni su due camion che attraversavano la città di confine con l’Iraq, Al-Qaim, mentre si recavano al confine siriano. In quella circostanza, che i miliziani delle Pmu hanno definito un “palese attacco”, avrebbero perso la vita dieci miliziani. DebkaFile ha riferito che, in quel caso, il target era il 45esimo battaglione delle Pmu, ritenuto responsabile del trasporto di armi iraniane dall’Iraq alla Siria, fino a Hezbollah, in Libano.

Il conflitto infinito

Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dal sito di intelligence, i media libanesi avrebbero riferito che l’aeronautica israeliana aveva attaccato obiettivi del Fronte popolare della Palestina nella regione della Bekaa, non lontano dal confine siriano. L’attacco si sarebbe consumato dopo che tre missili palestinesi sono stati lanciati da Gaza a Sderot e altre comunità vicine. Due dei dispositivi, in quel caso, sono stati intercettati da Iron Dome e il terzo è esploso in strada. Ma le schegge sono finite su 4mila persone, le quali stavano partecipando a un festival nella cittadina israeliana. Sedici di loro sono rimaste ferite.

La (possibile) vendetta di Beirut

Non si esclude, quindi, una vendetta da parte di Hezbollah: secondo alcuni vertici dell’intelligence israeliana, infatti, le minacce di Hassan Nasrallah a commento delle operazioni non andrebbero sottovalutate. A fine agosto, il quotidiano Haaretz aveva riferito: “Il massimo livello politico israeliano è stato informato dall’establishment della difesa” e avrebbe pensato a piani di contingenza.

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