L’unica cosa certa al momento è che Volodymyr Zelensky non si trova nel suo ufficio. In una foto scattata mentre era collegato in videoconferenza alla riunione del consiglio europeo, a cui era stato invitato, è seduto dietro a una scrivania spoglia e indossa una semplice maglietta che sembra essere quella dell’esercito. Nelle pareti alle sue spalle non si notano quadri o vessilli. Secondo molti quella è la stanza di uno dei tanti bunker sotterranei di Kiev. Per altri invece, Zelinsky non vivrebbe nei rifugi ma si starebbe nascondendo trincerato in un’abitazione segreta all’interno della capitale. Con i russi alle porte, quale sarà il suo destino? A giudicare dalla barba incolta e dallo sguardo stanco apparsi in un altro video, quello inviato su Telegram nella notte di venerdì, forse nemmeno il presidente ucraino a questa domanda conosce una risposta.

Zelensky: “Rimango a Kiev”

Quando nel 2019 ha annunciato il suo ingresso in politica, chissà se immaginava un epilogo del genere. Zelensky era una celebrità della televisione, autore e protagonista di un programma comico e irriverente verso la classe politica di allora non a caso chiamato “Servitore del Popolo”, nome poi dato anche al suo partito. Ed è con questa immagine che si è presentato agli elettori. La questione Donbass non è stata molto al centro del suo mandato. Pochi mesi dopo l’elezione è scoppiata la pandemia e per due anni si è parlato d’altro anche da queste parti. Zelensky però ha portato avanti il programma filo occidentale inaugurato con le proteste di Euromaidan del 2014, chiedendo nell’aprile 2021 l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Una prospettiva non gradita a Mosca. Il resto è storia delle ultime settimane. Forse fino a pochi giorni fa Zelensky non credeva realmente a un attacco russo. Non lo credevano per la verità molti ucraini. E come molti suoi concittadini, anche lui è stato colto di sorpresa. Impreparato a gestire una guerra e a guidare un Paese sotto attacco. Dagli studi di una televisione alle stanze di un rifugio segreto di Kiev il passo è stato, oggettivamente, troppo lungo e in un periodo troppo breve.

Nelle prime 24 ore di guerra il presidente ucraino si è mostrato comunque ancora nel pieno controllo della situazione. I video in cui ha denunciato l’aggressione di Mosca sono stati girati dalla residenza presidenziale, le sale da cui ha tenuto i discorsi alla nazione erano quelle adornate di bandiere e vessilli degli uffici di Palazzo Mariinskij. Lo scenario è cambiato da giovedì pomeriggio. Da quando cioè Kiev non è sembrata così sicura. C’è chi sui social ha azzardato un suo trasferimento a Leopoli o in Polonia. Ma quando è apparso in video alla riunione del consiglio europeo, ha dichiarato di essere a Kiev. Un concetto ribadito in un discorso diffuso sul suo canale ufficiale di Telegram, social molto usato da Zelensky: “Ci sono già dei sabotatori russi qui a Kiev – ha dichiarato – so che io sono l’obiettivo n. 1 e la mia famiglia è l’obiettivo n. 2, ma rimango qui”. Anche il presidente del consiglio italiano Mario Draghi ha confermato che Zelensky è a Kiev e si sta nascondendo: “Questa mattina dovevamo sentirci alle 9:30, non siamo riusciti a metterci in contatto”, ha dichiarato l’ex governatore della Bce in parlamento. Draghi ha fatto scattare un applauso tra i deputati, il presidente ucraino non l’ha presa molto bene: “Cercherò di spostare la prossima volta il programma di guerra per parlare con Mario Draghi”, ha scritto con una vena ironica evidentemente mai sparita dal carattere nonostante gli ultimi giorni bui.

Il destino politico e umano di Zelensky

É un fatto però che Zelensky a Kiev si sta nascondendo. Ha a portata la connessione perché i suoi canali social sono costantemente aggiornati, ma attorno a sé potrebbe essere circondato solo dalla famiglia e qualche collaboratore. Tipico scenario da assedio. Il presidente ucraino è braccato e non soltanto dai russi. Dalla capitale ucraina sono rimbalzate nelle scorse ore voci di Zelensky in fuga anche da alcuni suoi alleati. La proposta di una mediazione con Mosca che preveda anche la neutralità ucraina non è stata presa bene da una parte della sua coalizione e dell’esercito. Un isolamento umano, quello di Zelensky, che adesso è anche politico. E qui si torna alla domanda iniziale: quale sarà il suo destino? Quello politico, a prescindere da come si metterà la guerra, difficilmente dovrebbe vederlo ancora protagonista. Su di lui ricadranno le colpe del conflitto da parte dei filorussi, così come su di lui verrà puntato il dito da parte dei nazionalisti.

Quello umano è da vedere. La scelta più ovvia sarebbe una fuga da Kiev prima dell’arrivo dei russi. Potrebbe continuare a guidare il governo durante il conflitto da un’altra città, rimanendo quindi in Ucraina. Oppure essere evacuato all’estero e da lì comandare su un esecutivo in esilio. La Polonia sarebbe la meta più gettonata. L’altra possibilità, in caso di repentino arrivo russo, potrebbe prevedere le dimissioni e la richiesta di asilo all’estero. Tutto però è subordinato dalla volontà di Zelensky. Il quale, alla fine, potrebbe decidere di rimanere a Kiev.

Il disperato appello a Mosca

La proposta di sedersi al tavolo delle trattative con i russi, oltre a non essere piaciuta ad alcuni suoi alleati e oltre a rappresentare nei fatti una richiesta di resa, ha preso le sembianze di un ultimo disperato tentativo del presidente ucraino di salvare la situazione. Quella sua e quella del suo governo. Sentendosi braccato, Zelensky ha aperto la porta alla mediazione con Mosca per sondare forse la praticabilità dell’ultima via percorribile. Ma ha ricevuto un secco diniego da parte del Cremlino. Per la verità in un primo momento si era parlato della possibilità di un incontro di alto livello a Minsk tra delegazioni russe e ucraine. Erano state fonti della presidenza russa ad annunciarlo. Successivamente Putin ha chiarito però un aspetto: “É più semplice parlare con i generali dell’esercito ucraino che non con la banda di drogati e nazisti al potere a Kiev”. Poi l’affondo finale: “Mi appello all’esercito ucraino, liberatevi di Zelensky, non fatevi strumentalizzare”.

Il Cremlino è forse a conoscenza dell’isolamento dell’attuale presidente ucraino e dei malumori che serpeggiano a Kiev. E vuole approfittarne per trasformare la solitudine di Zelensky nell’atto conclusivo del suo mandato presidenziale. Una chiara indicazione per lui e per il suo staff: è meglio lasciare il campo da subito ad altre persone. Il presidente ucraino tuttavia, nel pomeriggio, è apparso su Telegram in un video di 32 secondi. Si trova all’esterno, alle sue spalle un edificio governativo e un gran silenzio di sottofondo. Con lui ci sono il premier e altri tre esponenti del governo: “Siamo tutti qui”, ha dichiarato. Un modo dunque per testimoniare sia la sua presenza al vertice e sia l’unità delle istituzioni ucraine.

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