Guerra /

Lo sforzo militare ed economico dell’Ucraina per far fronte all’invasione russa del 24 febbraio scorso è fortemente dipendente dal sostegno dei Paesi della Nato e di alcuni alleati dell’Occidente come il Giappone.

Diversi e numerosi i mezzi e le tipologie di armi che sono state inviate a Kiev dall’inizio del conflitto: sistemi anticarro Javelin, Nlaw e altri, missili spalleggiabili antiaerei Stinger, elicotteri Mil Mi-17 (21), veicoli Humvee (o Hmmwv – High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicles), Apc (Armored Personnel Carrier) tipo M113, obici da 155 millimetri tipo M777 , “droni kamikaze” come gli Switchblade, carri Gepard antiaerei, obici semoventi Caesar, Pzh-2000 e 2S1, missili Sea Spear/Brimstone, missili antiaerei Nasams, Hawk, Iris-T ed S-300 (questi ultimi di provenienza slovacca), missili antinave Harpoon, Mlrs (Multiple Launch Rocket System) tipo M-270, M-142 Himars e Bm-21, missili antiradiazioni Harm per i caccia ucraini, carri armati di fabbricazione russa T-72 e T-55 da Paesi dell’ex blocco del Patto di Varsavia, Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) tipo Bayraktar Tb2, sistemi elettronici e radar e l’elenco potrebbe continuare con diversi veicoli da combattimento corazzati/blindati di diverse tipologie, munizioni, ed equipaggiamento personale.

Negli Stati Uniti, al Pentagono, si sta discutendo della possibilità di inviare carri armati Abrams, mentre il Congresso – o una parte di esso – si è detto favorevole alla possibilità di spedire i missili Atacms per prolungare il raggio di azione degli Himars, opzione che la Casa Bianca, al momento, sembra non considerare per non aumentare l’escalation, e ha aperto all’addestramento dei piloti ucraini.

Le forniture prima della guerra

Si tratta quindi di una spedizione di armamenti molto consistente, che sta mettendo a rischio le riserve della Nato stante le difficoltà di produzione incontrate dall’industria bellica occidentale, che non è mobilitata per tempi di guerra, e non ha (avrebbe) la necessità di esserlo. Un sostegno che, oggettivamente, non è cominciato con l’inizio del conflitto, ma che va posto indietro nel tempo, più precisamente a seguito dell’invasione/annessione della Crimea e della guerra civile nel Donbass del 2014.

Allora, però, alcuni Paesi della Nato non hanno inviato armamenti pesanti in Ucraina, ma si sono limitati a fornire addestramento all’esercito di Kiev, assistenza tecnica per la modernizzazione di alcuni mezzi delle Forze Armate insieme a qualche tipologia di armamento che andremo a vedere in dettaglio.

L’esercito ucraino, infatti, nel 2014 aveva una consistenza molto diversa da quella odierna: indebolito da anni di abbandono e sottofinanziamento, era composto da circa 6mila effettivi, ma, da quel momento, le forze armate hanno apportato notevoli miglioramenti. L’Ucraina ha infatti intrapreso sforzi per adottare gli standard della Nato e ha ricevuto una significativa assistenza dall’Alleanza e dagli Stati Uniti avviando nel contempo riforme modellate sull’esperienza fatta nella difesa contro l’aggressione russa. Assistenza che si è palesata, ad esempio, con l’Operazione Orbital inglese che ha addestrato e formato circa 20mila uomini dal 2015 al 2020.

Il ruolo degli addestramenti

Le riforme attuate dall’Ucraina per migliorare la qualità del proprio esercito hanno spaziato dal livello tattico a quello strategico e si sono concentrate in particolar modo sulla modernizzazione delle attrezzature, la riforma dell’apparato di comando e controllo e una maggiore professionalizzazione delle forze armate.

Così prima del conflitto le forze armate ucraine potevano contare su circa 145/150mila uomini (incluse le forze aviotrasportate/paracadutisti) e su approssimativamente 50mila effettivi della Guardia Nazionale (che sovrintende al controllo dei confini), a cui si aggiungevano 10mila della difesa civile, entrambi però non alle dipendenze del Ministero della Difesa di Kiev. La mobilitazione generale, ordinata immediatamente, ha permesso di arrivare, circa, a 500mila uomini che vengono addestrati al di fuori dell’Ucraina da alcuni Paesi della Nato.

Alla vigilia dell’invasione russa, le forze armate di Kiev rappresentavano una forza da non sottovalutare, sebbene dotata nella stragrande maggioranza da armamenti di origine sovietica/russa: l’intera linea di carri armati contava su T-84, T-80, T-72 e T-64; i mezzi corazzati appartenevano alla serie Bmp, Bmd, Btr, Mt-Lb e qualche costruzione autoctona; i sistemi di artiglieria semoventi erano i 2S19, 2S1, 2S3, 2S7, 2S5 e 2S22 mentre i Mlrs erano Bm-21, Bm-27, Bm-30 insieme a Otr-21 Tochka (Scarab-B in codice Nato); quelli da difesa aerea erano batterie di S-300V1, Tor, Buk, Osa, e Strela-10 insieme a numerosi sistemi di artiglieria di vario tipo sempre di fabbricazione russo/sovietica. Kiev poteva contare anche su 35 elicotteri da attacco Mil Mi-24 e su 65 multiruolo Mi-8, che vanno ad affiancarsi agli esigui mezzi dell’aeronautica rappresentati da 43 Sukhoi Su-27, 27 Mig-29, 17 Su-25 e 12 Su-24M. La marina ucraina era praticamente composta solo da unità di piccole e piccolissime dimensioni da dopo il colpo di mano russo in Crimea: nella base navale di Odessa, infatti, era presente un’unica fregata classe Krivak III andata poi persa nei primi giorni di guerra.

Abbiamo detto che la Nato (e altri) ha cominciato a fornire armamenti a partire dal 2014, ma a quel tempo si trattava di spedizioni sporadiche e poco consistenti: il Canada ha inviato 39 Apc tipo Spartan consegnati tra il 2014/2015, il Regno Unito i veicoli Saxon, gli Usa jeep Humvee e gli Emirati Arabi Uniti altri veicoli blindati nello stesso periodo temporale.

Solo negli ultimi 4 anni sono aumentate le spedizioni, ma si è trattato sempre di sistemi d’arma non pesante o non moderni: la Polonia ha inviato Apc tipo Mt-Lb e Dozor-B nel 2019, la Turchia i droni Bayraktar (dal 2018), la Repubblica Ceca Ifv (Infantry Fighting Vehicle) e obici semoventi di fabbricazione sovietica tutti arrivati tra il 2018 e il 2020. Anche i primi missili Javelin sono arrivati dagli Stati Uniti a inizio del 2018, ovvero in un periodo in cui le tensioni tra Ucraina e Russia si stavano acuendo in modo quasi esponenziale.

Questi aiuti, comunque, non hanno trasformato le Forze Armate ucraine in modo tale da far arrivare Kiev ai primi posti dei maggiori Paesi importatori di armamenti: il sito del Sipri (Stockholm International Peace Institute) riporta infatti che nel periodo 2014 – 2021 l’Ucraina si pone in 77esima posizione per valore assoluto, dopo Estonia e Kenya e prima dell’Irlanda. Un po’ poco per un Paese che era impiegato in un conflitto civile alimentato dalla Russia, e altrettanto poco per poter rappresentare una minaccia esistenziale per Mosca.

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