Dove sono le armi pesanti chieste dall’Ucraina? È la stessa domanda che, oltre ai vari membri del governo ucraino, si è fatta anche il Wall Street Journal. Nella fase più delicata della guerra, mentre infuria la battaglia per il controllo del Donbass che deciderà il futuro di Kiev, i conti non tornano.

Gli Stati Uniti, che a parole hanno dimostrato di voler sostenere l’Ucraina fino alla “vittoria finale” – qualunque cosa significhi questo termine – hanno fin qui consegnato agli alleati ucraini soltanto quattro avanzati sistemi missilistici a lancio multiplo Himars, mentre altri quattro dovrebbero essere pronti all’invio. Il problema è che Volodymyr Zelensky e i suoi consiglieri sostengono che ne servirebbero almeno 60.

Una prima svolta è arrivata il 23 giugno per bocca del ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov. “Gli Himars sono arrivati in Ucraina”, ha scritto su Twitter, “Grazie al mio collega e amico americano segretario alla Difesa Lloyd J. Austin III per questi potenti strumenti! L’estate sarà calda per gli occupanti russi. E l’ultima per alcuni di loro”. Il ministro non ha però specificato il numero di pezzi di artiglieria arrivati, se le previsioni della stampa americana fossero corrette non si andrebbe oltre gli otto lanciarazzi complessivi.

Joe Biden ha annunciato un altro miliardo di dollari in assistenza alla sicurezza per l’Ucraina, altri probabilmente saranno sbloccati nei prossimi giorni. Washington ha effettivamente consegnato a Kiev munizioni e Himars, ma, a quanto pare, non in quantità sufficiente per smussare il vantaggio tra l’equipaggiamento a disposizione degli ucraini e quello utilizzato dai russi. Un consigliere militare del governo ucraino ha così fotografato la situazione al Guardian: “Se otteniamo 60 sistemi allora i russi perderanno ogni capacità di avanzare ovunque, saranno fermati di colpo. Se ne prendiamo 40 avanzeranno, anche se molto lentamente con pesanti perdite. Con 20 continueranno ad avanzare con perdite maggiori rispetto a adesso”.

Figuriamoci, allora, cosa potrà accadere con i meno di dieci Himars offerti dagli Stati Uniti che, tra l’altro, non raggiungeranno i campi di battaglia fino alla fine di giugno, ovvero fino a quando i soldati ucraini non saranno addestrati per il loro impiego. Nel frattempo, inglesi e tedeschi hanno offerto i propri sistemi missilistici, l’M270 Multiple Launch Rocket System, ma appena tre ciascuno.



In mezzo a due fuochi

In questo momento Biden si trova letteralmente in mezzo a due fuochi. Proviamo, infatti, a rispondere alla seguente domanda: perché il tanto sbandierato sostegno militare statunitense all’Ucraina fa sempre più fatica a trasformarsi in un atto concreto?

La ragione più probabile è che l’amministrazione democratica guidata da Biden sia preoccupata dal fatto che gli ucraini possano utilizzare le armi non tanto per difendersi o respingere gli attacchi di Mosca, quanto per colpire il territorio russo, con annessa escalation globale dagli esiti imprevedibili. Se così fosse, significherebbe che Washington non si fida ciecamente dei suoi alleati ucraini, e sarebbe piuttosto grave visti gli armamenti, più o meno leggeri, fin qui recapitati a Kiev.

Per Biden il tempo stringe, anche perché se gli uomini di Vladimir Putin riusciranno ad impossessarsi del Donbass, allora il Cremlino avrà preso possesso di un’enorme quantità di territori, in una campagna spendibile come “vittoria a tutto campo”. Non solo: la Russia avrebbe modo di riorganizzarsi e spingersi verso sud-ovest, in direzione Odessa, così da mettere nel mirino l’intera fascia costiera e costruire un ipotetico ponte con la Transnistria. In un simile scenario, l’Ucraina avrà perso l’intero sbocco sul Mar Nero, l’Europa sarà meno sicura e Biden dovrà assumersi una fetta di responsabilità.



Le richieste di Kiev

Siamo di fronte ad una contraddizione piuttosto evidente: va bene il gioco comunicativo e il sostegno a Kiev, ma perché Biden, stando a quanto riportano i media americani, continua a promettere l’impossibile in termini di armamenti? L’Ucraina, non a caso, ha stilato una chiara lista di armi necessarie per contenere la Russia nel Donbass.

Al netto dell’inevitabile propaganda di guerra, il consigliere del capo dell’Ufficio del Presidente ucraino, Mykhailo Podolyak, ha parlato di 1.000 obici da 155 millimetri, 300 lanciarazzi multipli Mlrs, 500 carri armati, 2.000 veicoli corazzati, 1.000 droni. Numeri fuori da ogni supporto fin qui ricevuto da Kiev, e probabilmente anche ben lontano dalla volontà del blocco occidentale. “Trecento Multi rocket launchers (Mrl) equivarrebbero all’incirca alla metà delle unità esistenti negli Stati Uniti; mille obici è più o meno la quantità a disposizione nell’arsenale degli Stati Uniti”, ha commentato il Guardian. E non è finita qui, perché Kiev non chiede solo centinaia di lanciarazzi in più, ma anche munizioni a lungo raggio.

I funzionari americani ritengono tuttavia che i sistemi missilistici Lockheed Martin già ricevuti e i primi Himars potrebbero già essere sufficienti per contrastare Mosca nel quadrante orientale del Paese. “Se usano l’arma correttamente ed è usata correttamente, dovrebbero essere in grado di eliminare una quantità significativa di bersagli”, ha dichiarato il generale Mark Milley, presidente del Joint Chiefs of Staff, citato da Politico.

La partita delle armi

La partita delle armi è un rebus che si sta rivelando più complicato del previsto. La discrepanza tra la domanda e l’offerta rischia di scaldare gli animi, creare malintesi e, in generale, squarciare l’alleanza occidentale. Il Financial Times ha giustamente ricordato che i Paesi occidentali hanno promesso abbondanti quantità di aiuti militari e umanitari dall’inizio della guerra ad oggi, ma la realtà si è rivelata diversa dalle aspettative.

Prendendo in esame la parentesi temporale 24 gennaio-10 maggio, come ha evidenziato il Kiel Institute, emerge che gli Stati Uniti hanno inviato in Ucraina 9,95 miliardi di dollari di aiuti finanziari, 8,89 di aiuti umanitari e 24,11 di aiuti militari. Il Regno Unito, al secondo posto della classifica, ha messo sul piatto rispettivamente 2,07 miliardi di aiuti militari, 0,38 umanitari e 2,34 militari. L’Unione europea è ferma a 1,4, 1,22 e 1,5, mentre la Polonia, al quarto posto, ha sborsato 0,95 miliardi di aiuti finanziari e 1,52 per quelli militari. L’Italia è ben lontana da queste cifre: i dati parlano di 0,31 miliardi per aiuti finanziari e 0,15 per quelli militari.

Scendendo nei dettagli, è interessate dare un’occhiata al portale di intelligence open source Oryx. Al 13 giugno, questa era la relazione tra le armi richieste dall’Ucraina e la quantità effettivamente ricevuta da Kiev o assicurata dal blocco occidentale. Per quanto riguarda i carri armati, gli ucraini ne aveva chiesti 500, ma ne sono arrivati/stanno arrivando poco più di 270. L’Ucraina ha anche chiesto 300 MRLs (Multiple Rocket Launchers) e 1.000 obici da 155 mm. Sul piatto ne troviamo però rispettivamente poco più di 50 e di 250.

È difficile quantificare il numero esatto di armi che servirebbero all’esercito ucraino per – quanto meno – pareggiare il gap militare con i russi. In ogni caso, almeno fino a questo momento, richieste, annunci e consegne sembrano non coincidere.

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