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“Alcuni eventi hanno favorito il riavvicinamento tra Russia e Cina. In particolare: il no di Russia Cina e Francia al piano Usa di attacco aereo su Baghdad del 1998, l’estensione ad est della Nato, la bomba caduta sull’ambasciata cinese durante il raid su Belgrado, le tensioni sorte con Washington circa le rivendicazioni russa e cinese su Cecenia e Taiwan. Inoltre, entrambi i Paesi si sono mostrati contrari al Trattato Abm (Anti-Ballistic Missile Treaty, ndr)”. Questo è solo un frammento del dettagliato rapporto Russia and China Relations: prospect and implications del National Intelligence Estimates (NISe) massima autorità dell’intelligence statunitense, redatto tra il 1998 ed il 2000. 

La fine del comunismo in Europa e la parentesi Eltsin avevano, forse, convinto Stati Uniti ed Alleati che Mosca fosse ormai una potenza minore, dotata sì di un grande arsenale ex sovietico, ma più attenta ai problemi socio-economici interni che non alla politica internazionale. 

L’Occidente stava commettendo un tragico errore. E questo, appena vent’anni fa

Vero che dopo la dissoluzione dell’Urss i rapporti con la Cina era stati “stagnanti”, come li definisce il NISe; vero anche la Cina ha rappresentato il primo, grande mercato estero di Mosca nelle fasi iniziali della presidenza di Vladimir Putin. 

Secondo l’intelligence Usa, infatti, merce di scambio per rafforzare i rapporti diplomatici e commerciai fra la Tigre asiatica e l’Orso russo è stato l’armamento pesante. 

“Dal 1998 – leggiamo – la Russia ha venduto alla Cina due fregate Sovremnnyy equipaggiate con missili da crociera SA N/7 ed otto KA28 anti sommergibile […] la Cina ha inoltre ricevuto due sottomarini classe Kilo e la marina cinese è stata osservata in esercitazione con un radar di tipo russo”. 

Sin dal 2000 la Federazione è il sesto partner commerciale dei cinesi. Ed i numeri sembrano dare pieno credito a quanto scrive il NISe: 1,5 miliardi di dollari di merci importate e 4,2 miliardi di dollari di merci esportate. 

All’inizio del nuovo millennio, poi, Pechino si è già impegnata in un accordo da oltre 1,5 miliardi di dollari per l’acquisto di quaranta Sukhoi Su 30MKK, caccia multi-ruolo di nuova generazione prodotto in Russia alla fine degli anni Novanta, con dotazioni per la guerra elettronica. 

Dunque, i timori paventati negli ultimi mesi di un pericoloso avvicinamento tra russi e cinesi sono del tutto infondati: l’avvicinamento è già in corso da due decadi. Ma perché non ce ne siamo accorti?

In verità avevamo già allora elementi tali da farci capire come la Russia di Putin sarebbe stata ben diversa da quella caotica e debole di Elstin. Ci eravamo abituati troppo bene: l’estensione ad est della Nato (che ai tempi della Guerra fredda avrebbe portato il mondo alla guerra) è avvenuta con proteste moscovite rimaste circoscritte all’ambito diplomatico. Quando la Polonia entrò nell’Alleanza, nel 1999, il Cremlino non era ancora così forte da imporre il suo no, come fatto oggi con l’Ucraina.  Estendere i confini Nato (e anche Ue) alle ex nazioni del Patto di Varsavia era forse sembrata la scelta migliore per creare un’Europa forte e sicura, dopo quasi mezzo secolo di cold war. 

Tuttavia, se fino al 1991 siamo riusciti a scongiurare la Terza guerra mondiale, è stato essenzialmente grazie ai membri Nato europei: difendersi, monitorare, essere pronti mantenendo però un equilibrio con il potente vicino. Compromessi: non interferire a Budapest, soprassedere su Praga, trattenersi nelle fasi iniziali dell’invasione sovietica dell’Afghanistan. 

Accortezza e bilanciamento delle sfere di influenza, per evitare che il mondo scivolasse in un conflitto catastrofico. 

Poi, dopo il 1991, la politica di estensione sempre più ad est ha limitato l’area di influenza del Cremlino, ed è forse stata una delle cause del consolidamento delle relazioni fra Russia, Cina e Bielorussia. Minsk peraltro da anni impegnata in esercitazioni anfibie congiunte con l’esercito russo a Kaliningrad. Anfibie, come quelle condotte ad Odessa in queste ore…

Il documento redatto dal NISe conclude che l’alleanza strategica russo-cinese subirà, negli anni, un progressivo rafforzamento specie a fronte della “posizione unilaterale degli Usa circa il Trattato Abm”. 

Nel 2018, infatti, Putin aveva annunciato di aver sviluppato nuovi sistemi guida dei missili balistici che la stampa internazionale ha chiamato, inequivocabilmente,  “withdraw on ABM Treaty”. 

E ora, che si fa? Domanda non certo da analisti ma calzante. Pensare che l’Ucraina possa seguire le orme del Montenegro, della Bulgaria, della Polonia, della Romania ed entrare nell’Alleanza è ormai tardi. Quindici anni fa, forse, la Russia avrebbe protestato con forza ma senza intervento militare. Oggi, invece, dopo attenta e lunga pianificazione operativa, finanziaria e geopolitica, Putin ha colpito in un momento non facile per Usa, Ue e Nato. I ritiri dall’Afghanistan e dal Mali, l’infiltrazione politica e commerciale di Pechino e Mosca in Africa ed Asia centrale, un’Europa che ha puntato sulla green economy senza domandarsi prima come avrebbe potuto garantirsi lunghe autonomia ed indipendenza energetiche, hanno di fatto messo in crisi la credibilità e la stabilità economica dell’Occidente a vantaggio di Mosca. 

L’unica nostra arma è ora quella della diplomazia e, ironia della sorte, l’unico attore capace di portare avanti le trattative è proprio la Nato o, almeno, gli Alleati europei dell’Alleanza

L’Unione europea è infatti troppo debole, divisa ed impaurita per le conseguenze dell’attacco di oggi. Quanto agli Stati Uniti, sono troppo lontani e guidati da un’amministrazione eccessivamente avversa al Cremlino. Come, d’altronde, sempre sono stati i democratici, da Truman a Biden. 

In virtù di quel passato cui accennavamo, dunque, quello fatto di equilibri, di controllo, di compromessi ma anche di vissuto (due guerre mondiali e la Guerra fredda sono state esperienze piuttosto dure) i principali membri Nato del Vecchio continente saranno forse gli unici a sapere e potere trattare, a livello diplomatico e militare, con la Federazione russa per giungere ad una soluzione del conflitto. 

Senza l’Ucraina, naturalmente. Il miraggio di una Ucraina nella Ue e nell’Alleanza atlantica si è dissolto nelle prime ore di stamane. 

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