La Cina ha accolto a Pechino i capi militari di alcuni Paesi africani per pianificare i prossimi passi da percorrere in Africa. In particolare, nel vertice in programma dal 14 al 20 luglio, il governo cinese parlerà con gli ospiti di due argomenti: le missioni nel Continente Nero mirate al mantenimento della pace e l’espansione del Dragone in loco.

Sappiamo che i rapporti tra Cina e Africa si sono rafforzati a partire dai primi anni 2000, con un’impennata vertiginosa nel 2013, quando Xi Jinping ha avanzato il progetto infrastrutturale della Nuova Via della Seta. Il piano di Xi è creare un reticolato commerciale in grado di unire la Cina con l’Africa e l’Europa; al momento i lavori procedono a gonfie vele, tanto che diversi Stati africani stanno mutando le loro caratteristiche grazie ai soldi provenienti da oltre Muraglia. Alcuni studiosi hanno sottolineato come dal 2015 al 2018 Pechino abbia riversato in Africa 299 miliardi di dollari di investimenti, a cui ne andranno presto aggiunti altri 60; certo, ci sono poi i lati negativi, come il rischio che certi politici africano facciano cadere il proprio governo nella cosiddetta trappola del debito. In poche parole, diventare sudditi economici della Cina, imprigionati da un debito alle stelle.

Rinforzare la cooperazione militare

Superata la prima fase, quella in cui la Cina doveva allacciare i rapporti con i governi africani, il Dragone è passato al secondo step: costruire solidi legami commerciali. Anche il secondo passo è andato a buon fine e adesso Pechino è pronto a salire di livello, coinvolgendo accanto al lato economico anche quello militare. La Cina ha una sola base militare all’estero, nel Gibuti, un hub fondamentale per il controllo della Via della Seta Marittima, una delle ramificazioni della Nuova Via della Seta, e non intende costruirne di nuove. Senza ulteriori soldati, il governo cinese vuole comunque mantenere il controllo della situazione in gran parte dell’Africa; ecco perché il ministero della Difesa ha invitato nella capitale i capi di alcuni eserciti dei Paesi africani.

L’esempio del Ruanda

Come sostengono alcuni esperti, la Cina è interessata a consolidare la propria presenza in Africa ma non intende dare nell’occhio. Pechino ha avviato un’intensa collaborazione con l’Unione africana e punta ad incrementare le esercitazioni di polizia congiunte e l’addestramento militare con i soldati africani. Un esempio di quello che potrebbe accadere è quanto si è verificato in Ruanda in occasione del 25° anniversario della liberazione del Paese; durante i festeggiamenti le truppe ruandesi che hanno marciato nella parata militare organizzata dal governo hanno urlato comandi in lingua cinese. Il motivo è presto detto: quei soldati sono stati addestrati dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese.

Stati Uniti allertati

La Cina, eccezion fatta per la citata base militare nel Gibuti, ha 2.000 soldati in Africa – tra Sud Sudan e Mali – coinvolti in missioni di mantenimento della pace per conto delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti, tuttavia, sospettano che Pechino stia tramando un’espansione militare sotto la copertura dei legami economici. L’amministrazione Trump è allertata al massimo, e John Bolton, consigliere della sicurezza nazionale americana, ha già le idee chiare: “La Cina interferisce con le operazioni militari statunitensi e rappresenta una minaccia significativa per la sicurezza americana”.

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