Un gruppo di soldati si dirige verso una piazza e qui dispiegano una grande bandiera rossa, da lì a breve issata per essere vista dall’intero quartiere circostante. Sono immagini contenute in un video diventato virale sia su molti account filorussi che, ma per ragioni ovviamente opposte, in quelli ucraini. Le immagini provengono da Kherson, la più grande città ucraina in mano alle truppe di Mosca. La bandiera innalzata sulla piazza non è una qualsiasi. Riproduce un modello della “bandiera della vittoria”, la stessa cioè issata sulla cancelleria di Berlino nel maggio 1945. Una prova di forza quindi in un giorno non certo casuale, visto che nelle scorse ore l’offensiva russa sul vicino Donbass ha iniziato a prendere prepotentemente piede.

La bandiera rossa su Kherson

Non è la prima volta che delle bandiere ex sovietiche vengono sventolate in Ucraina dall’inizio della guerra. Una, più piccola, è stata piazzata su una collina a nord di Izyum a marzo. Un luogo strategico quest’ultimo, vero perno dell’azione russa nel Donbass.

Altre sono state viste su alcuni carri armati durante le prime operazioni attuate in territorio ucraino. La bandiera issata su Kherson ha però tutt’altro significato. É molto più grande, domina su una piazza e non sembra essere il gesto isolato di un singolo militare o un singolo gruppo. Appare, al contrario, un preciso segnale che si vuol lanciare sia alla popolazione locale che alle stesse truppe russe. La bandiera rossa con tanto di stemma sovietico è stata innalzata al termine di quella che è sembrata una vera e propria cerimonia, con tanto di ripresa video da un drone o comunque da un punto più alto stanziato di fronte il pennacchio. Il giorno scelto non è certamente casuale.

La (quasi) improvvisata cerimonia, svolta da almeno sei soldati russi e con la presenza anche di fotografi e giornalisti, è avvenuta pochi giorni dopo l’affondamento del Moskva, colpo di immagine molto duro per Mosca. Così come a poche ore dall’inizio di una vasta azione militare a Zaporizhzhia e nell’est dell’Ucraina, in quella che sembra assumere i connotati dell’attesa operazione nel Donbass. Un modo quindi per indicare alla popolazione che la Russia non ha intenzione di indietreggiare dai suoi propositi.

Un dettaglio di non poco conto, considerando che proprio a Kherson più volte sono stati registrati scontri tra manifestanti poco inclini ad accettare l’occupazione e truppe russe. Ma indubbiamente a livello mediatico issare la bandiera sulla città ha significato innalzare il morale dell’esercito di Mosca. In questa fase così complicata della guerra, sia in Russia e sia tra i soldati russi stanziati in Ucraina ogni simbolo è importante per cancellare almeno in parte le difficoltà fin qui affrontate.

Lo spettro di una provocazione

La cerimonia culminata con lo sventolio della bandiera rossa su Kherson potrebbe però passare ben presto dall’assumere le caratteristiche di una prova di forza all’avere i connotati di una provocazione. Come detto, a Kherson la convivenza tra i cittadini e i soldati di Mosca non è mai stata semplice. A marzo, poco dopo l’occupazione, importanti proteste sono nate dopo la diffusione della voce di un prossimo referendum “pilotato” in cui conclamare la nascita di una repubblica autonoma sul modello di Donetsk e Lugansk.

Un modo quindi per iniziare a staccare pezzi di Ucraina conquistati dal controllo di Kiev. Per tutta risposta in centinaia hanno sventolato in piazza le bandiere ucraine. In alcune occasioni si è arrivati allo scontro tra le strade, con i russi che hanno dovuto disperdere i manifestanti anche con l’uso di lacrimogeni.

Issare quindi una bandiera rossa a Kherson potrebbe surriscaldare ulteriormente gli animi. Soprattutto in una fase poi dove i raid russi stanno duramente colpendo la vicina città di Mykolaiv e dove le truppe ucraine sono riuscite a non allontanare di troppo il fronte dalla periferia di Kherson.

Mosca però sembra decisa a promuovere una certa propaganda. Nelle scorse ore è stata issata la bandiera della vittoria, ma nei giorni precedenti a Melitopol, altra città ucraina occupata, sono apparse sui maxischermi pubblicitari le immagini dei soldati locali morti tra il 1941 e il 1945 nella guerra contro i nazisti. L’intenzione russa è quindi quella non tanto di richiamare la storia sovietica, quanto di “ricordare” le comuni battaglie combattute nella seconda guerra mondiale. Una propaganda però che potrebbe non attecchire: difficile capire quanti siano gli ucraini oggi disposti, durante una guerra attualmente percepita come aggressione, a riconoscersi negli sforzi bellici passati.

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