Nel centro della città di San Pietroburgo, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, è presente una clinica privata di proprietà della società Sogez. I vertici societari sono figure riconducibili direttamente o per semplice conoscenza all’attuale governo russo ed al presidente Vladimir Putin. E fino a questo punto, non ci sarebbe nulla di sconcertante: la società russa è fortemente gerarchizzata e le disparità sociali hanno permesso il fiorire di case di cura private, cui accesso è riservato soltanto a coloro dalle ampie disponibilità economiche. La particolarità di questa clinica risiede nella sua specializzazione: ferite da arma da fuoco e riportate in seguito ad esplosioni. Anche qui, non ci sarebbe in sé nulla di particolare: non fosse che per la legge russa ogni intervento su una persona che riporta ferite da combattimento devono essere segnalate alla polizia: circostanza mai avvenuta nella clinica in questione.

I pazienti sono i mercenari

L’enigma sembra però essere stato risolto dai giornalisti di Reuters, che hanno osservato per mesi i pazienti ricoverati nella clinica privata di San Pietroburgo. Dopo vari approfondimenti, si è scoperto come i pazienti ricoverati fossero inviati nella struttura provengano per la maggior parte dall’estero: Ucraina, Siria e, ultimamente, anche Libia; tutti con cittadinanza russa.

Per la legge di Mosca, è illegale per un cittadino russo operare in qualità di mercenario. La stessa Russia, per voce dei suoi rappresentanti politici, ha sempre negato la propria partecipazione nelle guerre che stanno attualmente sconvolgendo il mondo. Tuttavia, i resoconti che parlano di soldati russi operanti in Mozambico, in Libia al fianco del generale Haftar, in Siria al fianco di Assad ed in Ucraina al fianco dei separatisti suggerirebbe il contrario. Dalle accuse, Mosca si è sempre difesa sostenendo che i cittadini che combattono all’estero siano volontari e, quindi, non riconducibili agli interessi della Russia: ma se le cose stessero realmente in questo modo, come mai verrebbero curati in una clinica riconducibile, per una buona fetta azionaria, alla famiglia del presidente Putin?

Dietro all’inchiesta si cela il Gruppo Wagner

Dall’inchiesta, è venuto fuori come i mercenari siano assoldati dall’organizzazione conosciuta come Gruppo Wagner, che opera nelle guerre di Siria, Ucraina e Libia; stando a quanto riferito più volte dal presidente russo, Wagner opererebbe soltanto in qualità di supporto, senza prestarsi direttamente nei combattimenti. Non violando in questo modo la legge di Mosca, l’organizzazione ed i suoi dipendenti sono liberi di operare in tutto il mondo. Tuttavia, dalle ferite riportate dai suoi appartenenti, le parole di Putin sembrano essere un goffo tentativo di nascondere quella che è la realtà dei fatti: la Russia, col tramite i suoi intermediari, opera direttamente nei conflitti mondiali col fine di perseguire il proprio espansionismo politico ed economico. La conferma è venuta dall’intervista a due ospiti della clinica, che si sono resi disponibili a parlare con i giornalisti. Secondo quanto riportato in uno dei colloqui, la clinica di Sogez ed il Gruppo Wagner collaborerebbero dal 2016 e negli anni avrebbero ospitato mercenari provenienti soprattutto dalla Libia e dalla Siria: come nel caso dei pazienti intervistati.

I legami con la politica

Il filo rosso che può ricondurre ad un interessamento diretto della Russia nei conflitti portati avanti da Wagner risiede nella composizione societaria che gestisce la clinica di San Pietroburgo. Il direttore generale della clinica, Vladislav Baranov, intrattiene rapporti lavoratori in altre strutture con Maria Putin, oggi conosciuta con il cognome di Vorontsova. Nella stessa struttura di San Pietroburgo, invece, le veci del direttore sarebbero fatte da Mikhail Putin, che i media russi ritengono essere un cugino del presidente della Russia, mentre la stessa Sogez sarebbe controllata per un ottavo da un altro cugino del premier, Mikhail Shelomov.

I legami tra la struttura ed Vladimir Putin suggeriscono che, sia sul piano economico sia sul piano militare, il Cremlino abbia un diretto interesse su quanto avviene nella struttura della città del Baltico. La presenza stessa di mercenari di nazionalità russa, inoltre, suggerisce come ci siano legami tra Wagner e la stessa amministrazione del Paese, che potrebbe così di fatto operare su diretto controllo di Mosca. In questo modo, la Russia è in grado di portare avanti avanti battaglie senza esporsi direttamente, preservando la propria immagine a livello internazionale.

Il nome dietro a Wagner: Evgenij Prigozhin

In questo modo, ai mercenari arruolati tra le fila di Wagner verrebbero garantiti i medesimi standard retributivi ed assicurativi dei militari russi, senza però che essi siano direttamente riconducibili alle volontà di Mosca. Sebbene i nomi dietro all’organizzazione siano volutamente nascosti da un’aura di mistero, ad essa è stata associata la figura di un oligarca russo, anch’egli in stretti rapporti con il presidente Putin: Evgenij Prigozhin. Il magnate, storico sostenitore dell’autodeterminazione dei popoli russi nel mondo e dagli ideali anti-americani, è ritenuto uno dei fautori dell’invasione della Crimea del 2014. Le sue mire però non si riducono ai semplici ideali: egli sarebbe anche la mente dietro all’espansionismo russo in Africa: in particolare Mozambico e Repubblica Centraficana. In questo scenario, la figura di Prigozhin permette inoltre di chiudere il cerchio che collega una clinica di San Pietroburgo, il governo di Mosca ed il gruppo Wagner e mette in luce ancora una volta le grandi capacità di dissimulazione della Russia.

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