Ancora una volta è la zona di Victory Avenue a Kiev a registrare gli scontri peggiori nell’area urbana della capitale. Si tratta dello stesso quartiere dove tra sabato e domenica si è verificato un intenso scambio di colpi tra russi e ucraini. Nelle scorse ore un colpo di mortaio ha colpito la torre della Tv di Stato. In diversi video apparsi sui social si nota un’esplosione nell’area attorno la grande antenna televisiva situata non distante nell’area di Victory Avenue, nella zona a ovest del fiume Dnepr. Il quartiere è quello di Shuliavska, lì dove sorge anche uno dei più grandi parchi urbani e un cimitero. Uno di quelli più frequentati. Qui infatti ha sede il memoriale dedicato all’eccidio di Babi Yar. Ossia uno dei crimini maggiori compiuti durante la seconda guerra mondiale nell’ambito della Shoah.

La denuncia del governo di Kiev

A confermare il bombardamento dell’antenna televisiva della capitale è stato lo stesso governo ucraino. Un consigliere del ministro dell’Interno, Anton Gerashchenko, ha lanciato una dura accusa a Mosca: “I nazisti di Putin hanno appena colpito la torre della Tv di Kiev”, ha dichiarato alle fonti stampa locali. Un termine, quello di nazisti, usato forse non a caso. Con la stessa parola il presidente russo Vladimir Putin la settimana scorsa ha etichettato i membri del governo ucraino, implorando l’esercito di Kiev a tagliare i ponti con “drogati e nazisti” al potere. Scambio di accuse e di termini molto pesanti, segno di una tensione non smorzata nonostante l’impegno delle parti a proseguire con i negoziati partiti ieri in Bielorussia. Del resto la guerra sta proseguendo e sono le armi, prima ancora che la politica, a parlare. Il bombardamento odierno contro la torre televisiva ha avuto già i primi effetti. Non si sa se siano rimaste coinvolte delle persone, ma di certo i principali canali ucraini per diversi minuti hanno dovuto interrompere le trasmissioni.

Altri sono ancora fuori uso. I cittadini di Kiev, barricati in casa per via del coprifuoco e dei nuovi allarmi aerei, non hanno accesso a gran parte dei canali di informazione. In tanti hanno iniziato a informarsi su internet e con altri mezzi. Colpire l’antenna televisiva ha avuto indubbiamente effetti sul morale. Non è certamente la prima volta che in guerra a essere bersagliati sono i mezzi di comunicazione. In ogni conflitto l’obiettivo è quello di rendere più difficile la possibilità degli avversari di fornire la propria versione. Il bombardamento da parte russa ha quindi denotato l’intenzione di intensificare l’offensiva, lanciando ordigni verso il centro e colpendo gli ucraini nel settore dove stanno mostrando forse le migliori capacità, quello comunicativo. Il raid, hanno fatto sapere da Mosca, è stato comunque preannunciato. Novanta minuti prima del bombardamento il ministero della Difesa russo aveva avvisato della volontà di prendere di mira la torre televisiva, invitando i cittadini a lasciare l’area.

Gli ordigni sparati contro la torre televisiva avrebbero danneggiato anche il monumento commemorativo dell’eccidio di Babi Yar. Un fatto che è stato ripreso e sottolineato dal presidente Zelensky in un messaggio lanciato sui social: “La Russia – ha detto – ha lanciato un attacco missilistico all’area dove si trova il memoriale di Babi Yar. Queste canaglie uccidono la vittime dell’Olocausto per la seconda volta”.

La situazione nella capitale

Il raid di questo pomeriggio indica anche un altro importante elemento. E cioè che l’esercito russo è pronto a portare le offensive nel cuore dei centri urbani. Kiev teme di assistere a quanto già visto nelle scorse ore a Kharkiv, con i russi che hanno lanciato missili verso il centro storico, causando alcune vittime civili. Episodi di raid all’interno del tessuto urbano della capitale per adesso sono rimasti sporadici. Ma potrebbero diventare la normalità nel caso di accelerazione dei piani militari di Mosca. La sensazione, riportata da molti analisti e dagli inviati in Ucraina, è che la Russia per adesso abbia usato con il freno a mano tirato il proprio potenziale bellico. Questo in parte per non esporsi eccessivamente alle critiche circa il coinvolgimento dei civili nel conflitto, in parte perché dal Cremlino speravano in un disfacimento immediato delle difese ucraine o comunque in una destabilizzazione dell’esercito di Kiev in grado di aprire le porte delle grandi città.

L’avanzata russa, nonostante sia stata importante nelle ultime ore, non ha tenuto il ritmo preventivato alla vigilia. La conquista di Kherson potrebbe portare in tal senso a una definitiva svolta nel fronte sud, ma a Kiev e Kharkiv il rischio concreto è di una battaglia strada per strada. Attualmente le truppe russe attorno la capitale su almeno tre lati. L’unico lato sguarnito è quello sud. Lì dove scorre l’autostrada che porta in direzione di Vasylkiv. Ieri è passato in sordina, mentre erano in corso i colloqui in Bielorussia, un messaggio degli alti comandi della Difesa russa rivolto ai cittadini di Kiev: “Potete prendere la strada di Vasylkiv, è sicura e lì non si registrano scontri”. Sempre ieri, durante la conversazione con Macron, Putin ha assicurato che l’esercito di Mosca non colpirà le infrastrutture stradali soprattutto quelle rivolte a sud. Potrebbe, dietro queste dichiarazioni, celarsi un invito non tanto implicito: quello cioè di lasciare di Kiev.

Del resto nella storia militare recente russa non sono pochi esempi del genere. Molte volte in Siria, dove la Russia è ancora oggi impegnata con l’esercito di Damasco per la ripresa dei territori in mano agli islamisti, le città prima di essere attaccate non sono state assediate del tutto ma è stato lasciato un lato libero per la fuga di civili e di combattenti che avevano intenzione di arrendersi. L’attuale scenario di Kiev potrebbe dunque portare a pensare a una prossima definitiva battaglia per la presa della città. A conferma di ciò anche un messaggio diramato sempre dalle massime autorità della Difesa russa e rivolto agli abitanti di Kiev: “Stiamo preparando il lancio di attacchi di alta precisione contro il “Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) e il 72° Centro per l’informazione e le operazioni psicologiche (PSO) a Kiev – si legge nel documento reso noto dalla Tass – Esortiamo i cittadini ucraini coinvolti dai nazionalisti ucraini nelle provocazioni contro la Russia, così come i residenti di Kiev che vivono vicino a stazioni di ritrasmissione, a lasciare le loro case”. Un raid, quello contro la tv, è andato a segno. Gli altri probabilmente renderanno ancora più tesa la sesta nottata di guerra.

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