Prima della guerra siriana e della scalata ai vertici della galassia jihadisti dell’ISIS, queste due città erano distanti ed in due diversi Stati senza che, apparentemente, potesse esserci qualche importante elemento in comune: il riferimento è a Raqqa e Mosul, in Siria la prima ed in Iraq la seconda, le quali poi dal 2014 in poi hanno entrambe vissuto l’oblio del califfato e soprattutto l’essere state considerate da Al Baghdadi come le due capitali del sedicente Stato Islamico. Adesso la sorte di questi due centri sembra nuovamente dividersi: Mosul è già stata interamente recuperata dall’esercito iracheno che, dopo mesi di assedio, alla fine durante la scorsa primavera è riuscito a liberarla dalla morsa dei terroristi; a Raqqa invece ancora si combatte, l’ISIS è più che mai presente in città e la situazione sotto il profilo tanto militare quanto umanitario appare drammatica e quasi fuori da ogni tipo di controllo.

Le difficoltà militari dell’Sdf a Raqqa

A lanciare l’assalto alla capitale dell’autoproclamato califfato, sono state le forze curde assieme agli alleati locali arabi e ad alcuni fuoriusciti dell’FSA, ossia la sigla con cui per anni sono stati identificati i cosiddetti ‘ribelli’ sotto la quale però ben presto hanno fatto capolino jihadisti ed estremisti; questa coalizione ha preso il nome di SDF (Syrian Democratic Force) ed ha assunto il controllo di gran parte del Kurdistan siriano ma anche di zone non a maggioranza curda tra le province di Aleppo, Al Hasakah, Raqqa e Deir Ez Zour. Nello scorso mese di giugno, le forze dell’SDF hanno quindi iniziato l’avanzata verso Raqqa al fine di assumere il controllo della città; nessun analista militare ha ipotizzato quattro mesi fa una ‘passeggiata’ dei filo curdi nella capitale del califfato, ma è anche vero che le difficoltà che l’SDF sta incontrando all’interno del centro urbano sembrano andare ben oltre il previsto.

La situazione è spesso andata vicina all’essere considerata un vero e proprio stallo: più delle metà della città è stata conquistata dalla coalizione supportata dagli USA, ma gli ultimi quartieri in mano all’ISIS appaiono difficili da espugnare con i miliziani jihadisti rimasti all’interno in grado di riuscire, almeno per adesso, ad arginare l’offensiva ed anzi, come accaduto sia verso la fine di agosto che nei giorni scorsi, ad effettuare anche alcuni contrattacchi grazie ad una rete di tunnel sotterranei capaci di cogliere di sorpresa i soldati dell’SDF. Sono diversi i motivi per i quali la battaglia di Raqqa, anche se alla lunga verrà vinta dai filo curdi, può essere considerata di fatto una prova di grande debolezza per l’SDF: in primo luogo, Raqqa non è Mosul e con i suoi duecentomila abitanti essa appare molto più ridotta, in termini di dimensioni, della città irachena la quale invece dopo Baghdad e Bassora è la terza metropoli del paese. Se quindi il recupero del capoluogo della provincia di Ninive ha richiesto, tra ottobre 2016 ed il luglio scorso, fisiologicamente quasi nove mesi, il fatto che nella cittadina di Raqqa dopo quattro mesi le operazioni non siano ancora finite suona come un vero e proprio campanello d’allarme.

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In secondo luogo, l’SDF avanza troppo lentamente all’interno del territorio urbano dell’ex capitale del califfato: già ad agosto spesso è sembrato imminente l’annuncio della liberazione della città, ma il definitivo successo delle truppe filo curde tarda ancora ad arrivare ed appaiono numerose le perdite tra i soldati della coalizione. In terzo luogo, l’ISIS è chiuso in una sacca a Raqqa e non ha più al suo interno alti comandi od alti funzionari; in pratica, la difesa è affidata a gruppi impossibilitati a ricevere munizioni e rifornimenti e che sanno come il proprio destino appare segnato: la fanatica resistenza opposta dai miliziani non basta quindi a giustificare, vista la situazione sopra descritta, lo stallo spesso accusato nel corso dell’avanzata filo curda. A tutti questi elementi, bisogna anche aggiungere altri due importanti fattori: in primis, pesa enormemente tra i soldati dell’SDF l’impreparazione e la poca esperienza nelle battaglie urbane, con le truppe spesso sorprese da imboscate e repentini contrattacchi; inoltre, i comandi filo curdi hanno deciso nei giorni scorsi di dirottare diverse brigate verso Deir Ez Zour in quanto è stata data priorità, al momento, alla rincorsa ai pozzi petroliferi lungo il confine iracheno. 

La grave situazione umanitaria nell’ex capitale del califfato

Una battaglia che in un contesto urbano di duecentomila abitanti si prolunga nel tempo, non può far altro che pesare sulle già peraltro precarie condizioni economiche e sociali della città; la situazione umanitaria a Raqqa, viene infatti descritta come insostenibile e molto difficile, pari o forse ancora più importanti rispetto a quelle avute in città come Aleppo o nella stessa Mosul nei mesi scorsi. Civili in trappola e spesso utilizzati come scudi umani dall’ISIS: è questa la situazione che viene descritta grazie alle foto ed alle notizie che riescono a varcare i confini cittadini; Raqqa appare una città quasi fantasma, molti suoi quartieri sono andati distrutti, le immagini che quotidianamente vengono messe in rete mostrano palazzi sventrati e strade ridotte a cumuli di macerie. A pesare maggiormente sono i bombardamenti la cui intensità in questi giorni pare essere aumentata, al fine di permettere la definitiva avanzata dell’SDF; scorrendo i dati forniti dalla stessa coalizione a guida USA, è possibile notare infatti un’impennata dei raid sulla città con decine di abitanti che sono rimasti coinvolti.

Gli abitanti dei quartieri già liberati dalla morsa dell’ISIS, vengono portati altrove: a Raqqa infatti non esistono più ospedali o strutture idonee al soccorso od alla fruizione dei più basilari servizi; la situazione appare quindi ben peggiore rispetto agli altri grandi centri urbani coinvolti nel conflitto civile siriano e nella guerra al califfato condotta in Iraq. Intanto, lontano da un clamore mediatico di gran lunga inferiore rispetto ad altre circostanze, la battaglia continua: in queste ore si sta combattendo per la conquista dello stadio municipale, obiettivo strategico per poter controllare l’accesso alla parte nord della città; i comandi dell’SDF parlano di un 80% dell’intera area urbana sotto il loro controllo, ma è impossibile azzardare una previsione circa la fine definitiva delle operazioni. Grazie soprattutto al supporto USA che proviene dal cielo sotto forma di intensi bombardamenti sulla città, l’SDF avrà prima o poi ragione dell’ISIS: pur tuttavia, resta comunque il fatto che, di fronte ad un nemico oramai in ritirata e destinato ad essere sconfitto e, per di più, all’interno di un centro urbano che non ha dimensioni da metropoli, la velocità dell’avanzata filo curda è apparsa molto lenta ed ha provocato un numero importante in termini di perdite tanto di mezzi quanto di uomini.

Se nel deserto e nelle aree rurali l’SDF avanza senza troppe difficoltà, a Raqqa i problemi incontrati sono stati al di sopra delle aspettative e, dopo la battaglia, la coalizione dovrà anche prendere in mano la gestione di una città devastata e rasa al suolo.

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