L’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), spesso accusato di aver fornito una narrazione “pro-ribelli” del conflitto siriano e di essere una fonte poco credibile, ora viene “scaricato” da una parte dell’opposizione islamista. Il Media Activists Union of Aleppo, gruppo di corrispondenti e attivisti del nord della Siria vicino all’opposizione, ha accusato l’organizzazione gestita da Rami Abdulrahman con sede a Londra di essere “uno strumento d’intelligence al servizio di Bashar al-Assad”. La nota è stata diffusa dai media arabi e ripresa da Al-Masdar News.

Secondo quanto dichiarato dal consorzio dei media ribelli di Aleppo, “non è più un mistero per nessuno che la politica editoriale dell’osservatorio e le notizie da esso diffuse siano diventate uno strumento al servizio del regime” attraverso “la divulgazione di informazioni che l’intelligence militare non sarebbe in grado di reperire”. Secondo la fonte vicina ai ribelli, “il problema più grave è che tale osservatorio è considerato l’unica fonte di notizie per un grande numero di media arabi a livello globale, alterando ogni giorno fatti e non curandosi dei siriani morti ogni giorno per mano dell’aviazione russa e del regime siriano che continua a uccidere innocenti da oltre sette anni”. Inoltre, secondo gli attivisti l’osservatorio sarebbe responsabile “di riportare gli errori dei rivoluzionari nelle aree liberate dipingendoli come dei criminali di guerra. Noi attivisti e reporter di Aleppo condanniamo con forza l’operato dell’osservatorio”. 

Gli “attivisti” islamisti contro l’osservatorio

Il duro attacco del Media Activists di Aleppo all’osservatorio dimostra quanto l’opposizione siriana sia settaria e profondamente divisa. Il Media Activists Union of Aleppo è stato fondato alla fine dello scorso novembre dopo una serie di incontri svoltesi nelle città di al-Bab e Aazaz nella periferia di Aleppo, un’area per un lungo periodo sotto il controllo dello Stato Islamico prima di essere conquistata, il 23 febbraio 2017, dai ribelli sostenuti dalla Turchia. L’obiettivo del nuovo organo mediatico è quello di “accogliere tutti i professionisti dei media siriani e le loro testate” nella speranza che esso diventi “il nuovo punto di riferimento di tutti i giornalisti e media siriani”. In realtà si tratta di reporter vicini molto ad Al-Qaeda e, generale, all’opposizione islamista e salafita. 

L’osservatorio siriano per i diritti umani

La narrazione della guerra in Siria da parte dell’osservatorio è stata certamente faziosa, ma mai a favore del governo di Bashar al-Assad come gli islamisti sostengono. Come ammette il New York Times in un articolo pubblicato nell’aprile 2013, riferendosi al dissidente Rami Abdlulrahman, “gli analisti militari di Washington si affidano al suo bilancio di soldati e ribelli uccisi per valutare l’evoluzione della guerra. Le Nazioni Unite e le organizzazioni di difesa dei diritti umani rovistano tra i suoi racconti di uccisioni di civili per trovare prove da utilizzare in caso di processo per crimini di guerra.

I grandi media citano i suoi dati, noi compresi. Tuttavia, nonostante il ruolo centrale in quella selvaggia guerra civile, l’osservatorio dal nome pomposo si riduce in realtà a un suolo uomo tuttofare”. Rahman, infatti, è un fervido attivista antigovernativo: “Sono venuto in gran Bretagna il giorno stesso in cui è morto Hafez al-Assad e ritornerò in Siria quando Bashar al-Assad se ne andrà”, ha dichiarato il titolare dell’Osservatorio finanziato, secondo il New York Times, dall’Unione Europea e da un paese europeo. 

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