Guerra /

Le forze dell’esercito siriano, con il sostegno delle forze speciali e dell’aeronautica della Russia, continuano senza sosta l’offensiva per distruggere le ultime postazioni dello Stato islamico nei pressi della città di Deir Ezzor. La liberazione del governatorato è essenziale: qui si annida l’ultima vera roccaforte dell’Isis e qui i terroristi hanno imposto la loro ultima linea di difesa. Per le forze siriane, russe e iraniane, la presa di Deir Ezzor non solo rappresenta la fine di un incubo, ovvero dello Stato islamico come forza militare sul campo, ma anche una chiave strategica per il futuro della Siria e dell’Iraq. Conquistare la città non significa infatti soltanto riconsegnarla alla Siria liberata, ma soprattutto costruire un ponte terrestre fra l’Iraq e la Siria, ma, invia generale, fra Teheran e il Mediterraneo.  Proprio per questo motivo, la corsa per arrivare primi alla liberazione della città e della provincia diventa fondamentale: chi la conquista può avere il lasciapassare sul futuro del Paese e soprattutto la chiave della fine della guerra che da sei lunghissimi anni devasta Iraq e Siria. Russi, iraniani e s siriani lo sanno, ma lo sanno anche statunitensi, curdi e forze ribelli. Proprio per questo motivo, Deir Ezzor ha attratto non soltanto i maggiori sforzi delle truppe alleate di Assad, ma anche di quelle della coalizione internazionale, che cercano di rimediare al fatto che l’esercito siriano stia infliggendo al Califfato la sconfitta finale.

Questa differenza di vedute sulla liberazione della Siria e, in particolare, del governatorato di Deir Ezzor, è stata denunciata dalle ultime dichiarazioni del portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. Il funzionario russo ha detto, in sostanza, che le Forze Democratiche Siriane (Sdf per l’acronimo in inglese), sostenute dagli Stati Uniti e dalla cosiddetta coalizione internazionale, hanno raggiunto il nord della provincia di Deir Ezzor senza di fatto combattere con le truppe dello Stato islamico. L’agenzia russa Sputnik ha riportato le parole del portavoce: “Voglio prestare particolare attenzione al fatto che i combattenti delle Forze Democratiche Siriane avanzano da nord in direzione di Deir Ezzor e agevolmente si uniscono alle unità dell’Isis. I nostri droni e le attività di ricognizione non hanno registrato nessuno scontro armato nell’ultima settimana tra l’Isis e una terza parte, ovvero le Forze Democratiche Siriane”.

A questa denuncia molto preoccupante da parte del ministero della Difesa della Federazione russa, si aggiunge inoltre la notizia, confermata dallo stesso portavoce, secondo cui le truppe regolari dell’esercito siriano avrebbero subito colpi di artiglieria e di mortaio sula riva destra dell’Eufrate da parte delle Sdf, proprio mentre entrambe le forze, in teoria, starebbero liberando la città di Deir Ezzor dall’occupazione delle milizie nere del Califfato. In pratica, secondo la nota del portavoce russo, le forze siriane e quelle speciali di Mosca si troverebbero sotto il fuoco incrociato di jihadisti e Sdf, dal momento che queste ultime, invece di impegnarsi nel confronto con i terroristi, sembrano più interessate a fermare la liberazione da parte dell’esercito siriano. Esercito siriano che, fino ad ora, ha già liberato l’85% della città e si sta preparando a ripulire anche i villaggi intorno. Se gli attacchi alle forze siriane continueranno, Mosca ha minacciato di colpire duramente le forze curde Ypg e quelle siriane della Sdf, di fatto dichiarando guerra alle forze sostenute dalla coalizione internazionale.

Questi attacchi arrivano a pochi giorni dall’accusa da parte del Pentagono secondo cui i raid dell’aeronautica russa avrebbero colpito miliziani delle Sdf invece di postazioni terroristiche. Secondo il comando americano che si occupa delle operazioni in Sira e Iraq, le forze armate russe non avrebbero “prestato attenzione” agli obiettivi dei loro bombardieri, colpendo indistintamente tutto quello che c’è vicino alle rive dell’Eufrate, facendo in modo di fermare l’avanzata delle Sdf nella città siriana. Il ministero della Difesa russo ha negato l’accusa confermando di aver comunicato al Pentagono già ore prima dell’attacco il luogo in cui questo sarebbe avvenuto, e che quindi l’aeronautica di Mosca non aveva alcuna responsabilità. I rimpalli di accuse, smentite, denunce e notizie ambigue dimostrano, ad ogni modo, un solo fatto: la narrazione sulla guerra siriana sta ormai evidenziando tutte le sue contraddizioni, quelle denunciate da pochi ma che, purtroppo, si rivelano ogni giorno più corrette.

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