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Barba lunga, capelli lasciati crescere senza una meta e spesso raccolti in un codino. Gli occhi scuri e penetranti e la stazza imponente, sovrappeso solo negli ultimi anni di vita. L’immagine di Richard Marcinko non era quella tipica di un soldato americano, spesso più simile a supereroi dal fisico perfetto e dal volto squadrato. Né tantomeno quella dell’ex ufficiale in pensione che rimane prima di tutto un militare “in quiescenza”, in cui ordine e disciplina convivono fino alla fine. Eppure la sua vita in larga parte è stata completamente sacrificata per gli Stati Uniti, tanto da diventare un simbolo di quelle forze armate di cui a un certo punto è sembrato più un vecchio eroe fuori dagli schemi che un ferreo rappresentante.

Marcinko, morto il giorno di Natale, era già una leggenda in vita. In America per molti era un mito da decenni e il suo nome era impossibile da non conoscere per chiunque si avvicinasse al mondo dei Navy Seal: le forze speciali della United States Navy.

Il Pentagono e la Casa Bianca li impiegano nelle maggior parte delle “missioni impossibili”. Oscuri, anonimi, addestrati come macchine da guerra e armati in modo da essere silenziosi e letali, il loro compito è quello di andare dove Washington richiede non solo semplici soldati, ma specialisti. Esperti di missioni in conflitti non convenzionali, operazioni in mare, sulla terra e anche in cielo, il loro scopo è quello di servire gli Stati Uniti dove non è possibile muoversi in campo aperto. Ed è in questa “zona grigia” della politica estera degli Stati Uniti che entra in gioco una figura come quella di Richard Marcinko: l’uomo che ha inventato quel Team Six dei Seals diventato famoso nel 2011 come la squadra che uccise Osama bin Laden.

Marcinko si arruola nella Marina degli Stati Uniti nel 1958. Classe 1940, il ragazzo non si diploma ma decide di entrare direttamente nella Us Navy. Classico alunno di cui un professore avrebbe detto “intelligente, ma non si applica”, Richard si laureerà poi in relazioni internazionali alla Navy Post Graduate School di Monterey e ottiene un master alla Auburn University.

In poco tempo, diventa uno dei principali referenti della Marina nelle operazioni segrete. Dal 1967 combatte in Vietnam, spedito lì con il Team 2 delle forze speciali della Marina, e si fa strada come uno dei più temibili avversari dei comunisti, a tal punto che i Vietcong decidono di mettere una taglia sulla sua testa.

Nel 1980, mentre Washington si lecca ancora le ferite dopo il fallimento dell’operazione Eagle Claw, quella per liberare gli ostaggi dell’ambasciata in Iran, a Marcinko viene affidato un compito: creare un’unità in grado di evitare ancora uno scandalo di quel tipo. In poco tempo, il veterano del Vietnam crea il Team Six, la “squadra sei”. Il nome, si racconta, fu scelto per depistare l’Unione Sovietica. Non esistevano cinque unità d’élite dei Seal, erano solo due. Ma l’idea fu quella di confondere i servizi segreti di Mosca spingendoli a sopravvalutare le forze speciali americane.

Da quel momento, inizia per Marcinko il momento di gloria. Costruisce un Team a sua immagine e somiglianza in cui i primi uomini, quelli comandati da lui per tre anni, sono tutti arruolati direttamente dal fondatore. La sua unità segreta diventa sempre più importante, sempre più unica e sempre più “anticonformista”. I suoi membri lavorano a stretto contatto con le Delta Force, diventando quasi una forza parallela rispetto alla stessa Marina americana. Vengono impiegati nei compiti più difficili, nelle missioni più oscure. In quel mosaico di operazioni che devono rimanere segrete e in cui Washington non vuole perdere la faccia.

Il Team però inizia a essere anche oggetto di critiche, così come il suo comandante. Marcinko, dopo un passaggio nella “Red Cell”, abbandona la Marina nel 1989 e va in pensione. La giustizia inizia a seguire le sue tracce accusandolo a più riprese di frode, conflitto di interessi e di corruzione. Da diverse accuse riesce a essere completamente assolto, da altre no e ne parlerà nella sua biografia.

Una volta terminati i processi, il fondatore del Team Six (diventato nel frattempo DEVGRU) inizia la sua carriera da scrittore. La sua biografia, “Rogue Warrior” diventa un best-seller e il nome di Marcinko inizia a circolare anche al di fuori del mondo delle forze speciali. Motivatore, personaggio pubblico, scrittore e consulente, Richard diventa per molti il prototipo del “ribelle” uscito dal sistema militare. Per altri quasi un impostore. Per tanti un uomo più vicino al protagonista di un classico film di Hollywood Anni Ottanta che un militare in carriera. Sicuramente un personaggio che ha cambiato per sempre le forze speciali degli Stati Uniti e che è morto una notte di Natale, a 81 anni, lasciando la sua eredità più importante in Virginia, in una base in cui oggi si addestra una delle più letali macchine da guerra in mano al Pentagono.

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