Intervenuto, ma in videoconferenza, durante un evento al Teatro Bolshoi, Vladimir Putin si è rivolto direttamente ai più giovani. Oggi è infatti celebrata la giornata internazionale per la protezione dei bambini e, dal canto suo, il presidente russo ha voluto lanciare una sorta di previsione futura a chi lo ascoltava: “La Russia aumenterà la sua forza, la sua indipendenza e la sua sovranità“. Tre specifiche parole certamente non usate a caso. Ma, al contrario, emblema della narrazione sulle attuali operazioni in corso in Ucraina esposta in questi mesi dal Cremlino. Perché, secondo Mosca, la vera priorità è riportare il mondo verso una dimensione multipolare, non più dominata solo dagli Usa. Anche a costo di uno scontro, politico e non, con Washington.

Il significato delle parole di Putin

“State vivendo e crescendo in un momento molto dinamico, in cui il mondo sta cambiando rapidamente”, ha esordito Putin. Quasi a voler spiegare ai ragazzi che lo seguivano dal Bolshoi che la loro generazione crescerà in un contesto molto diverso da quello attuale. In che modo sarà diverso, nella visione del Cremlino, è stato quindi specificato con quelle tre parole sopra menzionate: forza, indipendenza e sovranità della Russia. Un modo per indicare quelli che vogliono essere, nella prospettiva di Mosca, i principali obiettivi a lungo termine della guerra in Ucraina. Vale a dire riposizionare la federazione russa nel novero delle grandi potenze, consacrare nuovamente il proprio Paese tra gli attori di assoluto rilievo a livello internazionale.

Sembra quasi un accordo che Putin ha voluto strappare con la futura generazione, una delle prime a nascere direttamente in Russia e a non osservare con i propri occhi l’eredità dell’Unione Sovietica ma anche, secondo il presidente russo, la prima a rivedere Mosca alla pari di tutte le altre potenze e a vivere in un mondo che il Cremlino non vorrebbe più unipolare. Del resto alla base delle sortite militari nel Donbass c’è sempre stato un occhio rivolto ai nuovi equilibri che la Russia vorrebbe raggiungere. Lo stesso Putin, nei discorsi che hanno preceduto il disco verde al conflitto, ha più volte espresso il proprio rammarico per i mancati accordi sulla sicurezza con gli Stati Uniti, per le mancate risposte sulle più cocenti preoccupazioni russe pervenute da Washington.

Il leader del Cremlino ha così voluto giustificare la mossa di Mosca, prevedendo al termine delle operazioni in Ucraina la possibilità di dare vita a un differente ordine internazionale, aperto anche alle richieste della Russia. I morti sul terreno, le sanzioni e il parziale isolamento internazionale, per Putin evidentemente sono un prezzo (salato) da dover pagare per quella che ha chiamato, per l’appunto, forza, indipendenza e sovranità del suo Paese. Una retorica politica che il presidente russo vorrebbe far attecchire tra i ragazzi e tra i più giovani. Perché, in fin dei conti, saranno poi loro a ereditare le implicazioni generate dall’attuale guerra.

Una guerra destinata ad andare avanti

Mentre Putin parlava al futuro in collegamento al pubblico del Bolshoi, al Cremlino il suo portavoce Dmitry Peskov rispendeva invece alle domande sull’attualità cruda del conflitto. E, a giudicare dalle sue ultime affermazioni, sembrerebbe che le operazioni militari siano destinate ad andare avanti. Una flebile speranza di dialogo si era aperta con le dichiarazioni relative a un possibile incontro tra Putin e Zelensky: “Nessuno esclude – ha risposto Peksov a una precisa domanda in merito – la proposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di incontrare il presidente russo Vladimir Putin”. Dunque un vertice tra i due leader potrebbe tenersi. “Ma – ha poi sottolineato il portavoce, chiudendo subito la speranza circa un imminente incontro – dovrebbe essere finalizzato qualche documento”. Vale a dire che Putin e Zelensky potrebbero incontrarsi solo per siglare patti già concordati dalle delegazioni.

Il Cremlino si è poi detto pessimista sulle intenzioni, reclamate da Kiev poche ore fa, di non prendere di mira il territorio russo. “Per potersi fidare – ha dichiarato Peskov – deve esserci un’esperienza precedente in cui tali promesse sono state mantenute. Purtroppo, tale esperienza è del tutto inesistente”. Diffidenza quindi è la parola d’ordine. E la diffidenza non potrà far altro, nell’immediato, che prolungare la guerra. Anche perché da Mosca, a proposito degli attuali e dei futuri rapporti con gli Stati Uniti, la notizia dell’imminente invio di nuove armi da Washington a favore dell’Ucraina è stata vista come “benzina sul fuoco”, così come dichiarato sempre da Peskov.

Il presidente Usa Joe Biden nelle scorse ore, dopo aver confermato l’invio di nuove armi, ha però precisato di non volere alcuno scontro con la Russia e che la priorità è il mantenimento della pace in Europa. Ma lo spettro di un confronto quantomeno ravvicinato tra le parti è sempre dietro l’angolo.

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