L’avanzata dell’esercito governativo nel sud del Paese e la riconquista del confine con Israele e Giordania segnano una svolta nella guerra in Siria. Non definitiva, perché in questo conflitto di “definitivo” c’è sempre pochissimo. Ma sicuramente siamo di fronte a una novità. E cioè che nella parte meridionale della Siria, la guerra sta scomparendo.

In questa fine del conflitto, lenta, graduale e non senza tragedie – come avvenuto a Sweida – c’è però non solo la vittoria di Bashar al Assad e del suo esercito. Ma c’è anche, se non soprattutto, la capacità di Vladimir Putin di fare da mediatore fra tutti i Paesi coinvolti nel fronte sud, e cioè Iran, Israele, Siria e Stati Uniti. Un ruolo complicato e che adesso, per le forze russe, si tradurrà in un lavoro estremamente delicato: controllare il confine che separa il territorio siriano da Israele.

La Russia come forza di interposizione

L’accordo è arrivato dopo gli incontri di Putin con Benjamin Netanyahu e Donald Trump, il primo avvenuto a Mosca, il secondo, invece, a Helsinki. In entrambi i vertici, la Siria è stata parte centrale dei colloqui. Le forze russe, per la loro alleanza con quelle siriane e per la partnership con quelle iraniane, sono le uniche in grado di poter mediare fra le diverse parti del conflitto. Ma adesso, per Putin, arriva una nuova responsabilità. E cioè che, fisicamente, le sue forze dovranno essere la forza di interposizione fra Israel defense forces e tutto ciò che è presente in Siria..

Come comunicato da Sergei Rudskoi, uno dei più alti funzionari del ministero della Difesa di Mosca, la polizia militare russa ha iniziato già da ieri a pattugliare le alture del Golan e ha pianificato di istituire otto punti di osservazione nella zona. Una presenza fondamentale che sarà di supporto a quella di interposizione delle Nazioni Unite, tornate nell’area dopo che la guerra aveva reso impossibile rimanere.

“Oggi, le forze di pace delle Nazioni Unite accompagnate dalla polizia militare russa hanno condotto i primi pattugliamenti in sei anni nella zona di separazione”, ha detto Rudskoi ai giornalisti. “Con l’obiettivo di prevenire possibili provocazioni contro le postazioni delle Nazioni Unite lungo la linea Bravo, è previsto lo spiegamento di otto posti di osservazione della polizia militare delle forze armate della Russia”.

Una presenza che, secondo la Difesa russa, sarà temporanea, in attesa che l’esercito governativo possa avere la piena capacità di stabilizzazione. Ma ci vorrà tempo. In questa guerra è difficile dare delle scadenze.

La Russia come garante della pace

Il dispiegamento della polizia militare russa mette in evidenza l’assoluta centralità del Cremlino in questa guerra. Nonostante l’assoluta vicinanza all’alleato di Damasco, Putin ha avuto la capacità di ritagliarsi un ruolo nono solo di partner di una parte in conflitto, ma di interlocutore imprescindibile. Ed è questa, in definitiva, la grande vittoria del presidente russo. Naturalmente successiva a quella della permanenza di Assad e della sconfitta del Califfato.

La Russia è riuscita in un intento difficilissimo. Sostenere il governo siriano, rimanere partner dell’Iran durante tutte le fase più calde del conflitto, e infine ritagliarsi il ruolo di garante della sicurezza di Israele. Un ruolo difficilissimo che per molti mesi è stato visto come una contraddizione, ma che invece si sta rivelando come l’unica strategia che il Cremlino poteva perseguire per salvare il conflitto e i risultati ottenuti.

Israele ha fatto pressioni enormi sul Cremlino perché usasse la sua influenza su Assad e su Teheran per ridimensionare la presenza militare iraniana in Siria. Queste pressioni hanno portato  una situazione di crisi in cui, per molti mesi, si è rischiata la guerra. Ma un conflitto non è mai stato il vero obiettivo di nessuno. È stato tutto parte di un disegno molto più ampio dove l’unico obiettivo era quello di cercare di ottenere quanto possibile da questa guerra.

Per Israele, il massimo ottenibile, fino a questo momento, è l’allontanamento delle forze iraniane e legate all’Iran dal suo confine. Netanyahu vuole ilo totale ritiro dalla Siria, ma da Mosca hanno già fatto capire di non essere in grado di poter far scomparire le forze di Teheran dal Paese. Più facile, invece, che esse si ritirino dalla fascia di confine con Israele.

E infatti, secondo quanto comunicato dai vertici militari russi, le forze iraniane hanno già ritirato le loro armi pesanti ad una distanza di 85 km dalle alture del Golan occupate da Israele. Segnali importanti che vanno di pari passo con i raid israeliani contro lo Stato islamico nel sud del Paese. La guerra è cambiata. E così anche gli obiettivi. Lo ha fatto capire lo stesso ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman in queste ore: “Per quanto riguarda quello che succede dall’altro lato, in Siria, dal nostro punto di vista la situazione sta ritornando allo stato in cui era prima della guerra civile”.

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