Tripoli rompe con la Francia per il sostegno al generale Khalifa Haftar. Secondo una nota firmata dal ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, il governo di accordo nazionale libico ha deciso di sospendere gli accordi bilaterali fra il ministero dell’Interno libico e quello francese. E il motivo, sempre a detta della nota, è dovuto al supporto di Parigi all’avanzata dell’uomo forte della Cirenaica.

La decisione del governo libico rientra nell’escalation di tensione nei rapporti fra Parigi e Tripoli che si è avuta a seguito dell’avanzata dell’Esercito nazionale libico verso Tripoli. Da tempo, nella capitale libica si iniziano a vedere manifestanti con i gilet gialli che accusano la Francia e in particolar Emmanuel Macron di soffiare sul fuoco della guerra per puntare al petrolio libico in mano al governo riconosciuto dalla comunità interazionale. Ma le accuse non sono solo quelle della piazza, anche a livello diplomatico qualcosa si è mosso.

Da tempo a Tripoli l’esecutivo accusa l’Eliseo di essere dietro le manovre del generale dell’Enl. Poche settimane fa era stato lo stesso governo libico a convocare l’ambasciatore francese per chiarimenti sulle posizioni di Parigi. La Francia ha sempre negato qualsiasi tipo di coinvolgimento, qualsiasi presenza di “agende segrete” sul fronte libico. Ma i fatto stanno dimostrando il contrario. La bozza di risoluzione di condanna a Haftar bloccata in sede europea, i voli fra Bengasi, Parigi e Lione con emissari del generale della Cirenaica in Francia, il mistero dei cittadini francesi fermati dalla Tunisia al valico di frontiera di Ras Jedir (le accuse parlano di uomini armati con armi leggere ma liberati dopo un negoziato di alto livello fra Parigi e Tunisi)m sono tutti segnali eloquenti. Indizi di un interessamento della Francia verso l’escalation di Tripoli che è semplicemente la conferma di un supporto costante da parte dell’Eliseo nei confronti del generale.

Non è un mistero che Macron da sempre sostenga Haftar. Come abbiamo spiegato più volte su questa testata, Parigi ha un interesse specifico nel fare in modo che la transizione della Libia passi fra le mani degli strateghi francesi e non fra quelle di altri Paesi, Italia in testa. Le mosse di Macron in queste ultime settimane sono diventate semplicemente più eloquenti: come evidenziato anche dal governo italiano e dall’ira espressa in questi giorni dall’esecutivo giallo-verde per le mosse del presidente francese. Ma è ipocrita, se non superficiale, credere che le iniziative francesi siano recenti. Perché il piano della Francia è risalente nel tempo e vede coinvolte le forze di Parigi da sempre, da quando, con la Primavera araba, si decise sotto Nicolas Sarkozy di far cadere Muhammar Gheddafi per prendere il sopravvento sul Paese nordafricano rispetto agli altri partner.

La mossa di Tripoli è un segnale di forza. Probabilmente su imbeccata degli alleati, a cominciare dall’Italia, ma in particolare dagli Stati Uniti che da sempre condividono il piano delle Nazioni Unite e riconoscono Fayez al-Sarraj. Una prova di forza che serve anche a rompere gli indugi in un momento in cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per decidere cosa fare della crisi in Libia. E la Francia, a questo punto, appare isolata.

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