Sembra la trama di una serie tv incentrata su un’improbabile spy story internazionale. E invece è ciò che è accaduto realmente in Svezia. È la storia dei due fratelli di origine iraniana – uno dei quali ha prestato servizio come ufficiale dell’intelligence – accusati di essere degli agenti segreti al servizio del Cremlino. Peyman Kia, 42 anni, è arrivato in Svezia con la sua famiglia negli anni ’80 dopo essere fuggito dalla Repubblica Islamica, ottenendo la cittadinanza svedese nel 1994 (così come suo fratello minore, Payam Kia). Ha conseguito una laurea e un master presso l’Università di Uppsala e ha ottenuto un lavoro come agente investigativo presso la dogana svedese.

La spia al servizio del Cremlino

Un immigrato perfettamente integrato nella società scandinava e un simbolo di un’integrazione perfettamente riuscita. Almeno così sembrava. Come racconta la rivista Foreign Policy, solo pochi mesi dopo Kia è stato assunto dal servizio di sicurezza svedese (SÄPO), che si occupa anche del controspionaggio. Dopo tre anni e mezzo, nel febbraio 2011, Kia è entrata a far parte del servizio di intelligence militare svedese MUST, che è anche responsabile dell’intelligence straniera. Non solo: secondo i media svedesi, Kia è riuscito ad entrare nel segretissimo Kontoret för särskild inhämtning (KSI): compito principale di quest’ultimo è quello di collegamento con le organizzazioni di intelligence straniere e di spionaggio.

Così Mosca e Pechino puntano sugli stranieri

È in questo periodo che Peyam Kia è stato reclutato dall’intelligence russa. Ha passato informazioni a Mosca durante tutto il suo servizio con MUST, nel successivo incarico presso il SÄPO – ramo dei servizi segreti svedesi che si occupa di controspionaggio e antiterrorismo – e anche quando ha lavorato come chief security officer presso l’Agenzia alimentare svedese, dal dicembre 2015 in avanti. Nello stesso periodo il Cremlino ha reclutato anche il fratello minore, Payman.

In realtà, la SÄPO li teneva d’occhio entrambi da molto tempo e già nel 2017 l’agenzia d’intelligence aveva concluso che la “talpa” al soldo dei russi era Peyman Kia. Perché non lo hanno fermato prima? È ciò sta generando un certo dibattito anche in Svezia. Secondo l’intelligence svedese, valeva la pena osservare come si muovevano i due fratelli al fine di analizzare le loro mosse. Qualche danno all’intelligence svedese, tuttavia, i due fratelli di origine iraniani l’hanno prodotto, visto che sono riusciti a fornire ai russi l’intero elenco del personale della SÄPO. Non esattamente una cosa da poco. In cambio, venivano pagati da Mosca in dollari (in contanti). Quando le autorità hanno deciso finalmente di intervenire, poco tempo fa, hanno sequestrato nelle loro abitazioni chiavette USB e altre apparecchiature elettroniche.

“Il materiale che si pensa abbiano fornito ai russi è incredibilmente delicato”, ha osservato a Foreign Policy, Magnus Ranstorp, consulente strategico presso il Centro per la sicurezza sociale dell’Università svedese della difesa. Secondo Foreign Policy, il fatto che la stragrande maggioranza dei Paesi europei ospitino molti più immigrati di quanto non accadesse 30 anni fa, “offre alla Russia (e alla Cina) l’accesso a un bacino di reclutamento più ampio, soprattutto perché i paesi di origine di questi immigrati possono avere stretti legami con Mosca”. Anche se in questo caso i due fratelli erano mossi perlopiù dall’avidità e dal denaro, forse non è politicamente corretto farlo notare ma i cittadini immigrati, infatti, possono rappresentare un terreno fertile per operazioni di spionaggio (e controspionaggio) di questo tipo: “sradicati” dalla loro terra di origine, in molti casi possono avere un rapporto conflittuale con la nazione che li ospita. Anche se fanno carriera nell’intelligence e possono sembrare dei modelli d’integrazione. Il Cremlino ne è consapevole e non è affatto un caso se abbia puntato su due immigrati iraniani. Storie da Guerra Fredda, che si ripropongono a più di 30 anni dalla Caduta del Muro e simbolo di una “guerra ibrida” fra l’occidente e Mosca che non è mai cessata.

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