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Il campo di battaglia è fucina di nuove idee e miglioramenti dei sistemi di combattimento per venire incontro alle esigenze operative che di volta in volta possono presentarsi durante una campagna militare.

Alcune volte certe modifiche sono effettuate direttamente sul campo, come è stato – per fare un esempio – per l’M-113 ACAV visto durante la Guerra in Vietnam, altre volte sono apportate direttamente dai laboratori delle Forze Armate che vengono incontro alle richieste dei comandati impegnati nei diversi teatri operativi.

È questo il caso del nuovo drone made in Usa visto nei cieli dell’Afghanistan già da qualche anno ma il cui utilizzo è permeato ancora da un certo velo di segretezza: si chiama “Silver Fang”.

Pochissime, infatti, sono le informazioni sul nuovo Uas in forza alle Forze Armate americane: quello che possiamo dire, come riporta il sito Defense News, è che il velivolo è destinato a operare con compiti di intelligence, sorveglianza e ricognizione originariamente con l’obiettivo di scovare i terroristi mentre collocano Ied lungo le strade afghane percorse dai convogli militari americani. Una missione che si adatta perfettamente alle dimensioni del velivolo che è sufficientemente piccolo per operare relativamente al sicuro dal fuoco terrestre e sufficientemente grande per avere un significativo carico bellico.

Il Silver Fang è stato sviluppato dal Afrl (Air Force Research Laboratory) e deriva direttamente da un altro velivolo senza pilota: il Silver Fox. Originariamente sviluppato dalla BAE Systems poi divenuta una divisione della Raytheon, il Silver Fox è lungo 1,47 metri con un’apertura alare di 2,4 ed un peso massimo di 13 kg che non ha bisogno di pista di decollo ed è lanciabile da Suv, pickup, Humvee o altri veicoli simili. Sono sufficienti due persone e due settimane di addestramento per rendere operativo il piccolo Uas ed il suo costo molto basso – tra i 50 mila e i 500 mila dollari per le versioni più “accessoriate” – ne fanno un perfetto velivolo spendibile per fornire informazioni in tempo reale del campo di battaglia.

Il Silver Fox è in grado, infatti, di fornire dati di intelligence, recon, sorveglianza, acquisizione bersagli, sicurezza perimetrale, protezione dei convogli, valutazione danni inflitti, e piccole operazioni litorali qualora impiegato da unità navali.

Il primo sviluppo risale al 2001 grazie alla cooperazione del Naval Air System Command e dell’Office of Naval Research che cercavano uno strumento per la ricognizione e la raccolta dati spendibile e portatile per essere utilizzato sia dai Marines sia dalla Us Navy. Il primo impiego operativo di questo sistema risale al 2003 quando l’Usmc lo utilizzo nella campagna d’Iraq ma è in dotazione anche al Canada che lo utilizza dal 2004 e alle Forze Armate Colombiane che lo hanno acquistato nel 2013.

Il piccolo velivolo è dotato di ali smontabili per un più agevole trasporto e viene lanciato da una rotaia grazie ad una carica a gas che aziona un pistone. Il Silver Fox è anche in grado di decollare e seguire la propria rotta in completa autonomia, non prevedendo quindi l’intervento degli operatori di terra che possono così concentrarsi nell’osservazione dei dati raccolti forniti dai diversi sistemi di sorveglianza modulari che possono essere montati basta che rientrino nel peso massimo trasportabile pari a 2,2 kg. Tra i vari sensori, oltre ad una videocamera stabilizzata sui 3 assi, ci sono un sensore elettro ottico ed Ir anch’essi stabilizzati che forniscono immagini ad alta risoluzione in tempo reale ai due operatori: i dati vengono infatti trasmessi ad un sistema di controllo integrato basato a terra via satellite e sempre attraverso di esso l’operatore può in qualsiasi momento intervenire cambiando la rotta del velivolo.

La propulsione è affidata ad un motore a scoppio o elettrico che spinge il Silver Fox sino ad una velocità massima di 93 km/h con un’autonomia di 37 km ed una quota di tangenza massima pari a 3.657 metri.

Il Silver Fang, a differenza del suo predecessore, monta anche, oltre alla normale dotazione elettronica, un sensore di radio frequenze con un ampio spettro di scansione per integrare il sistema Eo/Ir nell’identificazione degli Ied.

Il suo impiego operativo in Afghanistan, ed i relativi incidenti, sono ancora argomento classificato per l’Usaf che si è solo limitata a confermare, interrogata da Defense News, l’esistenza del nuovo Uas.

In questo senso sono di particolare interesse le statistiche sugli incidenti – questi non coperti da segreto – del nuovo drone.
Dall’anno fiscale 2014 al 2017 il Silver Fox è stato interessato da 15 incidenti di cui 11 durante il suo dispiegamento operativo in Afghanistan. La maggior parte dei quali ha come causa, come si legge nel report dell’Air Force, un malfunzionamento del propulsore (6) e dei sistemi di comunicazione (3), e molto probabilmente, stante questo rateo, al Pentagono stanno pensando di ritirare il programma, ma non è possibile confermare la notizia.

L’Usaf ha visto, dal 2011 al 2017, 271 incidenti che hanno coinvolto la propria flotta di droni, dai più piccoli ai più grandi, e di questi 45 non vedono coinvolti i velivoli maggiori come l’MQ-9 “Reaper”, l’MQ-1 “Predator” e l’RQ-4 “Global Hawk”, quindi è facile dedurre, stante la composizione del resto della flotta coinvolta negli incidenti (RQ-12, RQ-16, RQ-20, “Spectral Bat”, “Penguin B”, “Fury B” e “Sand Dragon”) che il maggior numero sia proprio imputabile al piccolo Silver Fang.   

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