La tensione rimane alta all’interno della provincia di Idlib. Il giorno dopo lo scontro diretto tra esercito siriano ed esercito turco, le operazioni militari da parte di Damasco sono andate avanti e in queste ore l’obiettivo principale delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad sembra essere la città di Saraqib. Nel frattempo le truppe di Ankara rimangono sempre nell’area del fronte e dalla capitale turca il governo, con le ultime dichiarazioni, ha fatto intendere di non gradire le recenti avanzate delle truppe siriane.

L’esercito alle porte di Saraqib

Lo scontro tra i soldati siriani e quelli turchi è avvenuto, come descritto nelle scorse ore, alle porte di Saraqib. Quest’ultima è una città strategica, in mano a sigle islamiste e filo turche, posta nella convergenza delle due più importanti autostrade siriane: la M5 e la M4. Prendere questo territorio significherebbe per l’esercito siriano premere su Idlib e, dunque, sull’ultimo capoluogo rimasto fuori dall’orbita di Damasco.

Per Assad vorrebbe dire la definitiva vittoria della guerra mentre per Recep Tayyip Erdogan il timore di perdere influenza nel nord della Siria e di ritrovarsi con un’ondata di profughi non indifferente lungo i propri confini. La tensione dunque non può non essere elevata. Quando, dopo la conquista di Maraat Al Numan avvenuta la scorsa settimana, l’esercito siriano ha iniziato a premere anche su Saraqib, Ankara ha deciso di istituire dei nuovi check point sia a nord che a sud della città. I turchi, è bene ricordarlo, sono già presenti all’interno della provincia di Idlib grazie all’accordo, mediato con la Russia nel 2018, secondo cui questa provincia viene considerata “de esclation zone”. Tuttavia, l’istituzione di nuovi posti di guardia ha fatto spostare repentinamente uomini e mezzi senza che da Ankara giungesse alcuna comunicazione.

È stato soprattutto questo a causare il caos delle scorse ore: l’esercito siriano, nella giornata di lunedì, ha iniziato a bersagliare le truppe rivali che si spostavano nella zona di Saraqib, colpendo dunque i turchi. Secondo l’ultimo bilancio del ministero della difesa di Ankara, sarebbero almeno otto i caduti tra le proprie file. L’episodio, a giudicare dalle evoluzioni sul campo delle ultime ore, come detto non ha comunque fermato l’azione dell’esercito siriano. Le truppe fedeli ad Assad infatti, hanno ripreso l’avanzata sia verso ovest che verso est, partendo dalle proprie posizioni lungo la M5. Gli ultimi report, diffusi soprattutto sui social, hanno parlato della presenza delle avanguardie dell’esercito di Damasco alla periferia di Saraqib. L’obiettivo sarebbe quello di circondare la città, al fine di far evacuare i miliziani delle sigle islamiste e filo turche presenti in questa zona ed evitare una cruenta battaglia urbana. Il tutto, tra le altre cose, aggirando proprio quei check point turchi la cui presenza, oltre che superflua, si è rivelata fatale per i soldati di Ankara colpiti dal fuoco siriano.

Mosca: “Nessun raid turco contro i siriani”

L’avanzata verso Saraqib è un elemento di ulteriore conferma di come l’azione turca di risposta si sia rivelata inconsistente. Da Damasco (e da Mosca) la situazione alla luce delle mosse di Ankara non è stata ritenuta compromessa a tal punto da rallentare le operazioni di riconquista di questa parte della provincia di Idlib. Eppure, nelle ore immediatamente successive, lo stesso Erdogan aveva parlato di una rappresaglia contro i siriani per via della morte dei soldati turchi. Il capo dello Stato all’agenzia Anadolu aveva riferito, in particolare, di almeno 30 militari siriani uccisi nel corso di un’operazione attuata in risposta all’azione di Damasco. Nel pomeriggio poi il bilancio era stato aggiornato a 76. In realtà però, i numeri sarebbero stati approssimati per eccesso e soprattutto non riguarderebbero l’area di Saraqib.

Da Mosca, infatti, il ministero della Difesa ha specificato come la Russia abbia il totale controllo dello spazio aereo siriano, compreso anche quello di Idlib. E nessun aereo turco ha sorvolato l’area degli scontri, né dunque tanto meno colpito postazioni dei soldati di Assad. Inoltre, dalla capitale russa hanno specificato come l’episodio che ha visto coinvolte le truppe turche sia stato originato dalla “mancata comunicazione – si legge in una nota di Interfax – da parte di Ankara dei propri spostamenti”. I turchi hanno sì sparato contro i siriani, ma si è trattato di uno scambio di colpi di artiglieria avvenuti peraltro non nella provincia di Idlib. Report di scontri in tal senso, sono arrivati infatti dalle aree filo curde a nord di Aleppo e nella provincia di Raqqa.

Nel pomeriggio di lunedì, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha discusso telefonicamente con il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu della situazione. I due, al termine del colloquio, hanno ribadito la necessità “di seguire attentamente quanto stabilito negli accordi raggiunti nel quadro dell’ultimo incontro a Sochi tra i presidenti di Russia e Turchia, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan”. Nella mattinata di martedì, da Ankara lo stesso Cavusoglu è ritornato sulla questione accusando nuovamente Assad, ma ridimensionando la portata dell’operazione contro l’esercito siriano di cui aveva parlato Erdogan il giorno precedente. Tuttavia, le minacce da parte turca non sono state smorzate: “Risponderemo ad ogni attacco – ha fatto sapere il titolare della diplomazia di Ankara – Altri attacchi di Assad non saranno più tollerati”.

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