Dopo i marines americani, in Siria arrivano anche le forze speciali francesi. La conferma arriva da un ufficiale del ministero della Difesa di Parigi, che ha preferito rimanere anonimo, il quale ha ammesso giovedì che le forze speciali d’Oltralpe stanno partecipando alle operazioni per la conquista di Raqqa, assieme alle Forze Democratiche Siriane (Fds), sostenute dagli Stati Uniti e composte per la maggior parte da unità di combattenti curdi.Per approfondire: I berretti verdi Usa combattono in SiriaSe le forze speciali americane che combattono assieme ai curdi nel nord della Siria sono circa 300, non si conosce, invece, il numero preciso delle unità francesi che sono state dispiegate dalla Défense. La fonte del ministero, infatti, ha chiarito soltanto che le forze speciali francesi stanno offrendo addestramento e consigli alle forze curde che operano nel nord del Paese, evitando di precisare il numero degli stivali sul terreno. Si tratta però, allo stesso modo, della prima ammissione da parte di Parigi della presenza effettiva di uomini delle forze armate francesi nel Paese, anticipata, in qualche modo, la scorsa settimana, dal ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, che aveva dichiarato in un’intervista che la Francia stava partecipando all’offensiva contro lo Stato Islamico in Siria con “supporto aereo e consiglieri”. I militari francesi, che sono presenti in numero di circa 150 anche nel Kurdistan iracheno, secondo le indiscrezioni avrebbero per ora assunto solamente il ruolo di “consiglieri militari”, nell’ambito dell’offensiva su Manbij, guidata dalle Fds.Per approfondire: Le forze speciali inglesi in SiriaQuesta città siriana a maggioranza sunnita, che si trova nella parte nord-orientale della provincia di Aleppo, è stata una delle prime città della zona a cadere sotto il controllo dello Stato Islamico nel 2013, dopo che i jihadisti del Califfato l’avevano strappata militarmente ai ribelli dell’Esercito Libero Siriano. Manbij è divenuta così, grazie alla vicinanza con il confine turco, un importante punto di passaggio per i jihadisti di tutto il mondo che, attraverso il confine con la Turchia, raggiungono questo centro per poi essere smistati negli altri centri nelle mani del Califfato. L’offensiva per la conquista della città, iniziata la settimana scorsa e guidata dalle forze curde, è mirata quindi proprio ad interrompere la direttrice strategica e di collegamento con la Turchia, usata dall’Isis per i traffici illeciti, tra cui quello di petrolio e reperti archeologici, e per far affluire combattenti stranieri nei territori sotto controllo del Califfato. Ad anticipare che alle operazioni per riprendere il controllo di Manbij avrebbero preso parte anche le forze speciali di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania, era stato, per primo, il quotidiano turco Hurriyet. Alle prime indiscrezioni ha fatto eco, quindi, nella giornata di giovedì, la conferma dell’ufficiale del ministero della Difesa di Parigi, che ha affermato che “l’offensiva a Manbij è chiaramente appoggiata da un certo numero di Stati, inclusa la Francia”.Anche l’ex potenza mandataria in Siria, quindi, con l’azione di supporto aereo dei caccia dell’Armée de l’air e i militari delle forze speciali sul terreno, partecipa ormai apertamente alla corsa per la conquista di Raqqa. Una vera e propria gara che vede le forze arabo-curde che avanzano da nord sostenute da Stati Uniti e Francia, e le truppe siriane, che guadagnano terreno sul versante meridionale con il sostegno di Mosca, competere per assicurarsi la liberazione della roccaforte siriana dello Stato Islamico. Una competizione, hanno sottolineato alcuni, che ricorda quella per la conquista di Berlino, al termine del secondo conflitto mondiale. 

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