Con la liberazione del sud della Siria da parte dell’esercito di Damasco, anche i Caschi bianchi sono in fuga. Ottocento membri del controverso gruppo “umanitario”, noto per essere una delle braccia mediatiche della ribellione contro il governo di Bashar al Assad, sono stati fatti evacuare da Quneitra per salvarsi dall’offensiva dell’esercito.

La missione di Israele

La fuga di caschi bianchi e famiglie è stata resa possibile da Israele. Le autorità dello Stato ebraico sono intervenute al valico di frontiera fra la provincia di Quneitra e le Alture del Golan permettendo il transito in territorio israeliano dei ribelli in fuga. Le Israel defense forces (Idf) hanno comunicato l’operazione attraverso l’account ufficiale su Twitter dell’ufficio del portavoce. 

Following an Israeli Government directive and at the request of the United States and additional European countries, the IDF recently completed a humanitarian effort to rescue members of a Syrian civil organization and their families

— IDF (@IDFSpokesperson) 22 luglio 2018

Con il sostegno dell’esercito israeliano, i caschi bianchi hanno poi avuto libero transito per arrivare in Giordania. Il governo di Amman  ha infatti dato il via libera ad ospitare i membri del gruppo per un periodo di tempo necessario alla loro partenza verso altre destinazioni: Germania, Gran Bretagna e Canada. Destinazioni non casuali che dimostrano come i legami fra questa organizzazione e i Paesi occidentali siano sempre stati solidi.

Fuga in Occidente

I Caschi bianchi, noti anche come Difesa civile siriana, sono da sempre supportati e finanziati dall’Occidente. Non deve dunque sorprendere che i loro Paesi di destinazione dopo la fuga siano quelli usciti dalle prime indiscrezioni.

Certo, sorprende la facilità e la pubblicità con cui tutto ciò avvenga. Sorprende soprattutto da parte israeliana, perché da sempre Israele attua una politica molto più “clandestina” nei confronti del sostegno ad alcuni gruppi ribelli siriani. Mentre in questo caso c’è non solo la platealità del gesto ma anche il fatto che le Idf abbiano voluto sottolineare di agire su richiesta di Stati Uniti e Paesi europei.

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Evidentemente  anche questo fa parte degli accordi per la fine della guerra in Siria. Il sostegno dell’Occidente a questo gruppo, evidenziato non soltanto da numerose inchieste giornalistiche, ma anche dalle dichiarazioni da parte di alti funzionari britannici e americani, è sempre stato teso ad avere un braccio politico-mediatico all’interno della ribellione siriana. E probabilmente l’accordo con i servizi atlantici prevedeva la salvaguardia di questi elementi in caso di vittoria del governo siriano.

L’ora della verità

Chiaramente, da un punto di vista mediatico, questa fuga rappresenta una sconfitta non soltanto per i Caschi bianchi, ma anche delle stesse forze che li hanno sostenuti. I loro video e i loro interventi sono spesso stati utilizzati dai media e dai governi europei e di Oltreoceano per provare episodi tragici di cui è stata costellata la terrificante guerra siriana.

Adesso, tramite questa fuga, e con la possibilità di espatriare in Canada, Germania e Regno Unito, è chiaro che la posizione di questo gruppo diventa ancora più difficile. E le accuse da parte di Damasco e alleati di avere costruito una narrativa per sostenere esclusivamente i gruppi ribelli sono difficile da contestare.

Non a caso, gli ultimi episodi che li riguardano sono segnati da una graduale presa di distanza anche di alcuni Stati che hanno sempre considerato il loro lavoro molto utile. Donald Trump ha tagliato i fondi dell’amministrazione americana nei confronti dell’organizzazione. E la Francia, da alcuni giorni, ha avviato una collaborazione con la Russia per inviare aiuti umanitari nella Ghouta orientale. I Caschi bianchi rimangono adesso nell’unico spicchio di Siria in mano ai gruppi jihadisti: Idlib. Un segnale eloquente del loro legame con queste organizzazioni.

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