In Siria l’ultima mossa di Bashar al-Assad getta ulteriore benzina sul fuoco di una guerra, quella civile siriana, che torna a farsi pericolosa. Il governo siriano ha infatti bombardato un convoglio di mezzi turchi che stava rifornendo i ribelli, nemici giurati di Damasco. Adesso si teme la reazione della Turchia, furiosa per lo smacco subito e per i danni rimediati.

La situazione in Siria

Per capire cosa sta accadendo oggi in Siria bisogna fare un passo indietro e tornare allo scorso maggio. A fine mese Assad ha lanciato un’offensiva per spazzare via dal territorio della provincia di Idlib le roccaforti dei ribelli. Da allora, la guerra non aveva offerto spunti degni di nota, in parte per la complicata conformazione geologica del terreno e in parte per la tenacia mostrata dai gruppi jihadisti, i quali non intendono certo perdere Idlib. Fra l’esercito siriano e i ribelli c’è la Turchia, situata in una posizione assai ambigua. Ankara ha posti di osservazione lungo la fascia demilitarizzata mentre Erdogan continua a tramare nell’ombra chissà quali strategie per espandere l’influenza ottomana nella regione.

L’ambigua posizione di Ankara

La Turchia, come detto, è assai ambigua. Ankara non contrasta il passaggio dei rinforzi ribelli, neppure quando portano con sé missili e armi, ma allo stesso tempo non hanno mai opposto una strenua resistenza. Adesso Idlib è diventata l’ultima roccaforte ribelle, e se cade questa, con ogni probabilità, cadranno anche gli stessi ribelli. Con il supporto della Russia, l’esercito siriano ha iniziato a usare visori a raggi infrarossi per attaccare di notte, mentre il fronte anti Assad viene colpito continuamente da attacchi orchestrati da jet russi. I siriani avanzano su Khan Sheikoun, dove da quelle parti è presente il posto di osservazione turco di Morek. La Turchia non ha intenzione di ritirare i soldati, e anzi ha inviato tre convogli per rifornirli. 

Damasco colpisce convogli turchi

Damasco non vuole scuse e considera questi rinforzi ai terroristi. Per questo motivo i siriani hanno bombardato il primo dei tre convogli turchi nei pressi di Maarat al-Numan, uccidendo – secondo la versione di Ankara – tre civili e ferendone 12. La Siria sostiene invece di aver eliminato il comandante del gruppo Faylq al-Sham. Resta da capire se e come la Turchia reagirà. Nel frattempo l’esercito turco non intende ritirarsi ed ha già inviato un nuovo convoglio. E per il fronte pro Assad ci sarà da sudare sette camicie

Putin appoggia Assad

Intanto il presidente francese, Emmanuel Macron, ha espresso in un colloqui con l’omologo russo, Vladimir Putin, “profonda preoccupazione” per i bombardamenti a Idilb. Per Macron è fondamentale che resti in vigore il “cessate il fuoco” per la zona demilitarizzata di Idilb concordato lo scorso settembre, a Sochi, da Russia e Turchia. Putin, dal canto suo, ha dichiarato di appoggiare Assad: “Sosteniamo gli sforzi dell’esercito siriano per mettere fine alla minaccia terrorista a Idlib”. La Turchia, invece, denuncia la violazione del citato accordo di Sochi: “Nonostante i ripetuti avvertimenti che abbiamo rivolto alle autorità della Federazione russa – ha fatto sapere il ministero della Difesa turco – le operazioni militari delle forze del regime continuano nella regione di Idlib violando gli esistenti memorandum e accordi”.

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