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La Francia sembra effettivamente pronta a colpire la Siria. Le ultime notizie riportate da Le Figaro, confermano che Parigi è prossima all’intervento. Secondo il quotidiano francese, i caccia Rafale dell’aeronautica francese sono giù pronti in pista nella base di Saint-Dizier, nell’Alta Marna. Tutti in attesa dell’ordine del presidente Emmanuel Macron di partire alla volta dei cieli siriani.

Tra i vari scenari previsti dalla Difesa francese, l’invio di Rafale armati di missili Scalp sembra il più credibile. La loro gittata dichiarata è superiore ai 250 km, il che consentirebbe ai piloti di rimanere al di fuori dalla portata della difesa aerea siriana. Non un dato irrilevante: Parigi non vuole rischiare. L’intervento francese, secondo Macron, deve essere assolutamente in grado di evitare perdite all’Armée de l’air.

Da dove decollerebbero i Rafale

La Francia ha due basi relativamente vicine, alla Siria. Una in Giordania, utilizzata per la guerra contro lo Stato islamico, l’altra negli Emirati Arabi Uniti. I due Paesi dovrebbero però autorizzare Parigi all’utilizzo delle basi. Per la Giordania, tutto dipenderà da come si pone nei confronti degli Stati Uniti, ma vorrebbe evitare di avere il suo territorio utilizzato per attacchi in Siria. Rischierebbe di diventare, ovviamente, un obiettivo. Oltre che minare i rapporti con le potenze coinvolte alleate di Damasco.

Gli Emirati potrebbero effettivamente autorizzare l’intervento ma è anche vero che Abu Dhabi ha sempre assunto una sua posizione peculiare nello scacchiere mediorientale. Gli Emirati sono troppo vicini all’Iran e sono molti gli interessi economici che li legano. Inoltre, gli Emirati non vorrebbero dare un aiuto all’Arabia Saudita, a cui competono la supremazia sulla Penisola Arabica.

La portaerei Charles-de-Gaulle è in porto a Tolone per riparazioni che dureranno diversi mesi. Impossibile dunque pensare all’utilizzo della portaerei considerata il fiore all’occhiello della marina francese. 

Rimane l’opzione di un decollo dalla Francia. Molti esperti considerano questa l’opzione più attuabile nell’immediato. E infatti i Rafale sono già pronti a Saint-Dizier in attesa del semaforo verde. Ma c’è una grosso limite: la distanza. Come scritto su Liberation, la distanza fra Francia e Siria che richiederebbe comunque diversi rifornimenti in volo. Sinonimo di un’operazione molto più complessa, molto più costosa e potenzialmente più lunga per la sua realizzazione. Di certo, un decollo dalle basi francesi non comporterebbe l’effetto sorpresa. Ma potrebbero poi usare le portaerei americane come base, essendo i Rafale perfettamente compatibili con i mezzi Usa, come ricordato ieri.

Anche la Marina è in stato di allerta

Anche i mezzi della Marina potrebbero essere messi a disposizione per un eventuale raid contro obiettivi dell’esercito siriano. La fregata Aquitaine è posizionata da qualche giorno nel Mediterraneo orientale.

La fregata, ua delle più moderne della flotta di Parigi, è equipaggiata con 16 missili da crociera e 16 missili terra-aria. Attualmente sta operando al largo delle coste libanesi accanto alle navi statunitensi come parte del contingente francese che combatte i terroristi  dello Stato islamico in Siria e in Iraq. Ma è evidente che potrebbe essere utilizzata anche per l’attacco contro il governo di Bashar al Assad.

Non a caso, come riportato da Reuters, un aereo da guerra russo ha sorvolato la Aquitaine a bassa quota nel Mediterraneo orientale. Le fonti della Marina francese hanno parlato di una “deliberata violazione dei regolamenti internazionali”. L’aereo russo, stando a quanto dichiarato dal ministero, sembra fosse carico di bombe.

 

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