“Le condizioni attuali non fanno pensare ad una guerra su larga scala, a meno che Trump e Netanyahu non perdano completamente la testa”. Ad affermarlo, in un’intervista concessa al quotidiano libanese al Joumhouria, è il numero due di Hezbollah, Naim Qassem.

Il braccio destro di Hassan Nasrallah getta acqua sul fuoco, mentre le portaerei americane si muovono nel Mediterraneo orientale e i pattugliatori P8-A  Poseidon, decollati da Sigonella e dall’isola di Creta, si avvicinano alle basi russe in Siria. Ma nonostante i venti di guerra continuino a soffiare sul Medio Oriente, la leadership del movimento sciita libanese, esclude l’ipotesi di una guerra totale tra Stati Uniti e Russia.

Secondo Qassem, citato dall’agenzia Reuters, è improbabile che, nell’eventualità di un raid statunitense in Siria, il conflitto possa allargarsi anche al Libano. “Ci aspettiamo che le reazioni delle parti interessate siano legate allo scenario siriano”, ha affermato il politico libanese. Il numero due del Partito di Dio ha poi definito il raid attribuito ad Israele sulla base aerea T-4, nella provincia siriana di Homs, “un attacco alla Siria e all’Iran di cui non si possono prevedere le conseguenze”.

Dopo il raid degli F-15 israeliani in cui hanno perso la vita 14 persone, tra cui sette ufficiali iraniani, tra Teheran e Tel Aviv è scontro aperto. L’esercito israeliano è in stato di massima allerta e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato nei giorni scorsi il gabinetto di sicurezza per una possibile rappresaglia iraniana, promessa dal governo di Teheran. Israele “farebbe meglio ad evitare mosse stupide” se “vuole continuare la sua esistenza”, ha minacciato ieri Ali Shirazi, rappresentante dell’ayatollah Khamenei presso la Forza Quds, l’unità di élite dei Guardiani della Rivoluzione, responsabile delle operazioni all’estero. “Se daranno scuse all’Iran, Tel Aviv e Haifa saranno distrutte”, ha avvertito Shirazi, assicurando che “l’Iran può distruggere Israele”.

Ai timori per la spirale di violenza che potrebbe seguire ad un possibile intervento occidentale nel Paese arabo, quindi, si aggiungono quelli di un’altra possibile escalation tra due dei principali attori della regione. Secondo le fonti dell’esercito israeliano, in Siria sarebbero presenti circa 2mila consiglieri militari di Teheran, e oltre 7mila miliziani di Hezbollah. Al momento, tuttavia, i combattenti sciiti libanesi, secondo l’agenzia Reuters, non avrebbero in programma di aprire le ostilità contro lo storico “nemico israeliano”. Anche se il braccio destro di Nasrallah non esclude “sorprese” in questo senso.

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