Uno scatto singolare: Siamo a Washington, alla cerimonia di consegna del premio “Donne coraggiose 2017”,accanto a Melania Trump, l’affascinante first lady Usa, c’è una minuta donna siriana che stringe tra le mani un prezioso riconoscimento.Suora coraggioQuella donna è Suor Carolin Tahhan Fachakh, responsabile della Comunità salesiana di Damasco, in Siria. Proprio il Dipartimento di stato degli Stati Uniti, accantonando dietro ai lustrini della kermesse le responsabilità della superpotenza nel conflitto siriano, lo scorso 29 marzo, l’ha premiata in ragione del coraggio dimostrato.“Suor Carolin – si legge in una nota dell’Uisg, l’Unione internazionale superiore generali – è stata premiata per il suo coraggio nel servire le persone colpite dal conflitto siriano e per il suo impegno a salvaguardare e sostenere i più vulnerabili, in particolare i bambini, i rifugiati, e le donne sfollate”. “Mettendo la propria vita a rischio – prosegue la nota – Suor Carolin è diventata un segno di speranza per musulmani e cristiani”.La decimazione dei cristiani“La Siria oggi è un paese distrutto, non solo nell’economia, ma nella cultura, nelle sue radici”, ha spiegato Suor Carolin che, dirigendo la scuola materna di Damasco, ha assistito alla progressiva decimazione degli alunni cristiani. “Prima della guerra – ha raccontato a Radio Vaticana – c’erano più cristiani, è normale, perché i cristiani cercano le scuole dove ci sono le suore. Ma, a più di sei anni dall’inizio delle ostilità, “la maggior parte dei cristiani, purtroppo, ha lasciato la Siria”. “Ora – spiega la missionaria – su duecento bambini solo ventiquattro sono cristiani, il resto sono tutti musulmani”.Il rumore di una bombaLa maggior parte degli alunni di Suor Carolin sono traumatizzati dalla guerra: “Un giorno, a scuola, un bambino ha fatto un verso con la bocca”. Quando la missionaria gli ha domandato che rumore fosse, lui, ha risposto: “ È il rumore di una bomba, che è diverso da quello di un missile”.“Non posso pensare che i bambini siriani, oggi, imparino a distinguere le armi e non a giocare” per questo, nella scuola elementare della capitale damascena, la missionaria e le sue consorelle hanno dato vita ad un’iniziativa: “I bambini portano a scuola i giochi simbolo della guerra che hanno a casa e ne prendono di nuovi, non violenti, donati dalla scuola”.In prima linea per le donneMa l’impegno della salesiana non si limita solo all’infanzia. Prima della crisi siriana, Suor Carolin lavorava con le donne irachene rifugiate: “Iniziata la guerra, le donne irachene hanno lasciato la Siria e abbiamo cominciato con le donne siriane”.In collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per i rifugiati, ha quindi avviato un progetto sartoriale. Il corso dura un anno e, alla fine delle lezioni, le partecipanti ricevono in dono una macchina da cucire e un attestato con il quale possono lavorare: “Le aiutiamo ad essere indipendenti. Insegniamo loro il lavoro di sartoria”.“Fino ad oggi – spiega la sorella – abbiamo aiutato quasi cinquecento donne. Abbiamo poi creato un laboratorio, dove queste ragazze possono venire a lavorare dopo l’anno di formazione e i prodotti da loro realizzati vengono poi venduti”. La missionaria ha ricordato con commozione quando, alla fine del corso, una donna ha iniziato a piangere. Erano lacrime di gioia: “È la prima volta che ricevo un diploma nella mia vita”, le disse.Le conseguenze dell’embargoSempre a Radio Vaticana, la salesiana ha spiegato così le disastrose conseguenze dell’embargo: “Le medicine non si trovano, i migliori dottori sono partiti. Quando c’è un guasto ad un apparecchio non troviamo tecnici che vengano ad aggiustarlo”. Evidenziando, forse involontariamente, il paradosso irriducibile che c’è in una premiazione organizzata proprio da chi, con la sua condotta, ha contribuito a determinare il tragico status quo.Verso il futuro“Quando esco di casa ogni mattina recito la mia preghiera personale: ‘Signore affido la mia vita nelle tue mani’, perché non so se tornerò a casa o meno la sera”, ha raccontato a Tv2000. “Un giorno è caduto un missile davanti a me. Per un lungo momento la mia mente si è fermata. Non sapevo cosa fare”. Ma, anche se “non c’è un posto sicuro in Siria”, Suor Carolin sa che non può avere paura: “Io non posso avere paura. La Chiesa deve offrire speranza ed entusiasmo”. E a chi le domanda previsioni per il futuro, questa donna speciale, risponde: “Il futuro verrà, la pace verrà”.

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