Khan Shaykhun non è certo un nome nuovo per chi segue le vicende della guerra in Siria. Con esso si indica le denominazione di una località in cui due anni fa, più precisamente il 4 aprile del 2017, avviene uno degli episodi più controversi del conflitto. Qui infatti avviene un bombardamento che, secondo i media legati alle milizie che controllano la zona, è effettuato con armi chimiche da parte dell’aviazione siriana. Pochi giorni dopo arriva la risposta Usa, con Donald Trump che autorizza un raid mirato contro Damasco.

Khan Shaykhun è un simbolo

Quell’attacco chimico per la verità non è mai stato provato. Del resto, l’incertezza in situazioni come quelle in oggetto purtroppo è un’estenuante costante dei conflitti: da un lato l’opposizione siriana che subito diffonde immagini relative al bombardamento, affermando senza mezzi termini che a Khan Shaykhun il presidente Assad ha usato armi chimiche. Dall’altra la versione del governo, secondo cui nulla di ciò è mai avvenuto e che, al contrario, un’eventuale contaminazione chimica è dovuta alla distruzione di un deposito di munizioni di armi non convenzionali possedute dalle milizie islamiste presenti nell’area. Poi, in mezzo, le posizioni divergenti a livello internazionale: gli Usa da subito hanno parlato di un bombardamento chimico ad opera di Damasco, la Russia dall’altro lato ha difeso Assad ed ha chiesto un’inchiesta sui fatti. I raid si Washington poco dopo il presunto bombardamento chimico hanno rischiato in quei giorni di aprile di far divampare la tensione, poi smorzata soltanto nelle settimane successive.

Ma oggi la storia è diversa e sono gli stessi soldati siriani che possono adesso mettere piede nei luoghi dei fatti di due anni fa. Khan Shaykhun è tornata in mano governativa mercoledì 21 agosto, le truppe fedeli al presidente Bashar Al Assad sono entrate dopo un accerchiamento ad opera delle brigate avanzanti da Hama iniziato la settimana precedente. La conquista di questa cittadina sotto il profilo simbolico appare molto importante: poter issare la bandiera siriana in una località teatro di uno degli episodi più controversi degli ultimi anni, per Assad ed il suo governo è un segno di come la guerra volge inevitabilmente a proprio favore. Entrare a Khan Shaykhun significa arrivare in una zona da sempre spina nel fianco del governo.

Ma non solo: prendere questa cittadina dimostra la volontà da parte dell’esercito di Damasco di non rinunciare ad Idlib. Khan Shaykhun è infatti una delle località più importanti di questa provincia, l’ultima ancora in mano all’opposizione ed in particolare agli islamisti, filo turchi e non. Far arrivare qui l’esercito, indica come la battaglia finale per Idlib negli ultimi mesi è stato solo rinviata, ma mai cancellata.

L’importanza da un punto di vista strategico

Sotto il profilo militare poi, Khan Shaykhun rappresenta poi una vittoria di notevole importanza: il controllo di questa città permette di chiudere all’interno di una sacca località quali Kafr Zita, Morek e Lataminah, da sempre roccaforte dell’opposizione islamista e da anni ben fortificate dalle fazioni opposte all’esercito siriano. Assediare queste cittadine, vuol dire in pratica prepararsi alla loro definitiva conquista, con Damasco che si appresta a poter vantare di aver espugnato uno dei bastioni più importanti posti all’interno della provincia di Idlib.

Che da queste parti ci si prepari ad una battaglia importante, è confermato anche dall’apertura di un corridoio umanitario da parte del governo siriano nell’area di Soran per permettere l’evacuazione dei civili provenienti dalla provincia di Idlib. Dopo la presa di Khan Shaykhoun dunque, in Siria adesso si pensa alla fase finale della guerra.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.