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Mentre la Russia prepara l’attacco a Idlib insieme all’esercito siriano, le forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, muovono le loro pedine in Siria e ai suoi confini.

Ora che si avvicina la battaglia per l’ultima roccaforte jihadista,  la tensione sale in tutto il Medio Oriente. E gli Stati Uniti osservano con impazienza i movimenti di Mosca e Damasco, preparando le contromosse e mettendo in campo le forze migliori anche per mandare un messaggio agli avversarsi.

Una di queste mosse è rappresentata dall’invio di una squadra di F-35B nel Golfo Persico. Secondo quanto afferma il portale americano Marine Corps Times, i caccia multiruolo imbarcati sulle navi del 13esimo corpo di spedizione sono entrati, in queste ore, nell’area operativa della Quinta flotta.

La Quinta flotta degli Stati Uniti è il gruppo navale responsabile per il Mar Rosso, il Golfo Persico e per una parte dell’Oceano Indiano, in particolare quello occidentale. Come parte di Centcom – il comando Usa che si occupa di Medio Oriente – l’ingresso del tredicesimo Meu (dall’acronimo di Military expeditionary unit) indica che per la prima volta gli F-35B sono entrati ufficialmente nell’arena mediorientale.

Secondo le fonti del Pentagono, gli aerei saranno utilizzati nelle imponenti esercitazioni che si stanno svolgendo in questi giorni a largo della costa di Gibuti. Sono circa 4500 i Marines impegnati nelle manovre di addestramento. E gli F-35B saranno coinvolti nelle esercitazioni per migliorare la capacità operativa delle forze navali con questi nuovi mezzi.

Gibuti del resto non è nuova a questo genere di esercitazione. Negli ultimi tempi la base americana è al centro di una delicata questione di rapporti con i vicini cinesi, accusati di testare armi laser.

Ma se questo è lo scopo principale dell’invio degli aerei nel Golfo, è altrettanto evidente che questo schieramento ha anche un altro significato. E sono gli stessi analisti americani a parlare apertamente di questi aerei anche in chiave di lotta allo Stato islamico così come di loro utilizzo contro i sistemi di difesa aerea consegnati dalla Russia all’esercito di Damasco.

Nelle ultime settimane, la tensione in Siria è di nuovo altissima. Le forze della coalizione internazionale hanno già minacciato di colpire le forze siriane in caso di attacco chimico da parte delle truppe di Bashar al Assad. E nel frattempo, i vertici militari russi hanno avvertito il Pentagono di essere pronti a realizzare raid contro i ribelli vicino la base  Usa di Al Tanf. Questo botta e risposta fa parte delle minacce che da sempre contraddistinguono il conflitto siriano. E adesso, con la prossima offensiva di Idlib, la tensione non può che aumentare.

Proprio per questo motivo, se da una parte i russi hanno inviato la flotta davanti alle coste della Siria e avvertito di possibili raid vicino all’avamposto americani nel deserto siriano, dall’altra parte non solo gli Stati Uniti hanno inviato gli F-35B nelle acque vicino alla Siria (e all’Iran), ma hanno anche attivato esercitazioni militari in tutta la zona della base di Al Tanf.

Una base fondamentale, a tal punto che alcuni siti specializzati americani hanno parlato di un aumento del contingente di altre 100 unità delle forze speciali. Secondo Task and Purpose, gli elicotteri americani hanno fatto sbarcare un altro centinaio di unità d’élite dell’esercito, probabilmente per rafforzare le difese in caso di attacco nelle aree vicine, o per svolgere operazioni nelle aree controllate dai ribelli.

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