Su Deir Ez Zour, sulla sua storia e sulla sua resistenza che dura da quattro anni ad uno dei più lunghi assedi recenti, si è oramai detto e scritto molto ma, per adesso, non è stata messa la parola fine; pur tuttavia, le recenti evoluzioni che hanno interessato il campo di guerra siriano, specie nella parte orientale del paese, sembrano avvicinare la fine delle minacce dell’ISIS sul capoluogo più ad est della Siria e di conseguenza quindi la rottura dell’accerchiamento di un territorio che non trova pace da oramai quasi un intero lustro. Il capovolgimento del fronte si è avuto dopo la conquista di Sukhnah nella prima metà di agosto, che ha consentito alle truppe fedeli al presidente di Assad di porre tra le proprie avanguardie e Deir Ez Zour soltanto il deserto e pochi punti in cui i miliziani del califfato possono trovar difesa; adesso l’esercito di Damasco è a 40 km dalla ‘città martire’.

L’avanzata su tre fronti verso il capoluogo che resiste da quattro anni

La guerra nel cuore del deserto siriano Assad l’ha vinta quando i suoi soldati hanno preso lo scorso 19 giugno la strategica località di Rusafa, l’antica Sergiopoli nella quale sono ancora ben presenti le rovine romane; situata nel cuore della piana che insiste nel triangolo tra il lago Jaboul, il lago Assad e l’Eufrate, la conquista di questa località ha letteralmente aperto le porte del centro del paese alle forze lealiste, le quali mancavano da questi territori dalla primavera del 2013. Dopo la presa di Rusafa, i possedimenti in mano all’esercito si sono estesi a macchia d’olio in un effetto domino che ha coinvolto le province di Aleppo, Raqqa ed Hama e che ha costretti l’ISIS a trovar riparo soltanto nella provincia di Deir Ez Zour, lì dove avrebbe costretto (ma su questo ancora non sono state trovate conferme, ad onor di cronaca) i giovani locali ad arruolarsi per dar manforte alle esauste truppe del califfato.

A quel punto, l’avanzata verso la provincia di Deir Ez Zour ed il suo capoluogo è avvenuta su due fronti: il primo lungo le sponde dell’Eufrate, procedendo verso la cittadina di Madan, l’altro invece sfruttando la natura desertica tra le province di Raqqa e Deir Ez Zour. A questi due fronti inoltre, bisogna aggiungere quello di Sukhnah, la cittadina conquistata poco meno di un mese fa e che ha aperto la strada ai soldati verso il capoluogo orientale; la situazione poi è andata ulteriormente a favore dei governativi quando, proprio a Sukhnah, i battaglioni provenienti da Rusafa si sono ricongiunti con quelli che avevano appena riconquistato la cittadina sopra citata e questo ha permesso di tagliare il fronte di diversi chilometri e di chiudere in una sacca quei miliziani dell’ISIS pronti a dar manforte da ovest ai terroristi presenti a Deir Ez Zour.

Con il consolidarsi di questi tre assi di attacco verso la provincia più orientale del paese, l’esercito ha potuto quindi proiettarsi verso la città assediata; se dal lato di Madan la resistenza dello Stato Islamico appare molto più accanita e sta rallentando l’avanzata, vista anche la presenza maggiore di tribù locali pro governative che di soldati lealisti, dagli altri due fronti invece nelle ultime ore si è assistito ad un vero tracollo delle principali linee difensive dell’ISIS. Su Twitter sono diverse le foto che mostrano le bandiere siriane posizionate sui cartelli che indicano l’ingresso nella provincia di Deir Ez Zour, così come anche le stesse mappe fornite dal Ministero della Difesa russo mostrano come l’avanza degli uomini di Assad abbia oramai portato le avanguardie dell’esercito a 40 km da dove, da almeno quattro anni, le squadre comandate da  Issam Zahreddine resistono all’ISIS.

La battaglia per Deir Ez Zour non sarà l’ultima contro il califfato

Al di là comunque dell’avanzata che potrebbe arrivare, nel giro di poche settimane, a rompere l’assedio della città martire, è bene anche ribadire che Deir Ez Zour non sarà affatto a Waterloo dell’ISIS, né l’ultimo territorio da espugnare al califfato; anzi, una volta terminato l’assedio sul capoluogo, si aprirà un’altra ‘partita’, la quale potrebbe avere maggiore importanza a livello diplomatico e potrebbe rappresentare terreno di scontro tra le varie potenze internazionali che sostengono gli attori presenti sul campo: ad est di Deir Ez Zour infatti, vi è la presenza dei campi petroliferi, tra i più importanti presenti in Siria. Lì l’ISIS andrà incontro al suo destino, quanto meno come embrione di uno stato nazionale che non è riuscito ad imporre su questo territorio nonostante i proclami del 2014, proprio per questo i siriani da un lato ed i curdi dell’SDF dall’altro proveranno una vera e propria corsa verso i pozzi di petrolio.

A quel punto, l’equilibrio tra lealisti e coalizione curda potrebbe non durare per i mesi successivi e questo potrebbe anche avere conseguenze nei rapporti tra Russia ed USA; ma questo scenario comunque, sarà un problema che si potrebbe verificare soltanto in un secondo momento: la priorità e le relative attenzioni sono adesso proiettate interamente sulla fine di uno degli assedi più drammatici di sempre.

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