Sebbene l’attenzione mediatica sia concentrata sulla battaglia contro l’Isis nella Siria nord orientale e nella corsa per la liberazione di Raqqa, sul terreno e sul versante diplomatico si registrano una serie di segnali che fanno intravedere un’ulteriore evoluzione dello scenario con l’ingresso ed il ruolo di nuovi attori statuali e non.

Parlando a decine di diplomatici a Damasco ieri Bashar Assad ha elogiato l’aiuto fornito da Russia, Iran, Cina e dagli Hezbollah libanesi in questi sei anni per avere impedito che il “complotto occidentale”, orchestrato per rovesciarlo, andasse a buon fine.

Il presidente siriano ha inoltre auspicato di riuscire a liberare l’ultimo bastione in mano all’Isis, la regione di Deir el – Zor, prima delle milizie sostenute dagli americani. Assad ha inoltre rilanciato il suo appoggio ai palestinesi e alla loro causa contro Israele ed ha anche posto l’interruzione di qualsiasi rapporto con i gruppi ribelli, come condizione a tutti i Paesi occidentali intenzionati a cooperare con la Siria in materia di sicurezza e a riaprire le proprie rappresentante diplomatiche.

Assad ha inoltre dichiarato che non vi sarà alcun ruolo nella crisi siriana per tutti quei paesi che non avranno interrotto ogni forma di rapporto con i terroristi. Non sfugge da queste dichiarazioni come il Presidente siriano, forte anche dell’appoggio diplomatico, economico e militare dei suoi alleati, abbia alzato il tiro in uno scenario profondamente mutato dall’intervento russo del 2015, dalla svolta turca dell’agosto dello scorso anno e dal ruolo determinante di Ankara all’interno dei negoziati di Astana, fortemente voluti dalla Russia ed ai quali partecipa anche l’Iran.

Proprio da questi negoziati sono state identificate alcune zone, avallate dalla stessa amministrazione statunitense, dove è in vigore il cessate il fuoco. Le cosiddette zone di de – escalation si starebbero rafforzando grazie al ruolo, gradito anche da Israele, dell’Egitto, che proprio a giugno e all’inizio di agosto, dopo esser stato autorizzato dai sauditi e dai russi, ha condotto con successo delle trattative tra gruppi ribelli e regime sia a Ghouta al-Sharqiya (a est di Damasco) sia nei quartieri settentrionali della città di Homs.

Se il fronte diplomatico vede quindi l’ingresso di un nuovo ed importante Paese come l’Egitto, alleato di Israele nella guerra al terrorismo nel Sinai, anche il campo dell’opposizione, indebolito dal cambio di rotta della Turchia nell’agosto del 2016, registra un’importante evoluzione.

L’analista del Tahrir Institute for Middle East Policy, Hassan Hassan, fa sapere di un recente incontro a cui avrebbe preso parte il Ministro degli Esteri saudita, Adel Al Jubeir e una delegazione dell’High Negotiations Committee (HNC), l’organo che rappresenta l’opposizione siriana nei colloqui di Ginevra. Secondo le ricostruzioni, Adel Al Jubeir avrebbe di fatto rappresentato ai delegati HNC quanto la Comunità Internazionale sia ormai distante dall’idea di rovesciare Assad. Sempre Adel Al Jubeir ha però esortato l’opposizione siriana ad ampliare il fronte e riunire le varie componenti per aumentare il peso negoziale.

Vi è poi un altro elemento che, seppure indirettamente, potrebbe favorire ulteriormente Assad nell’attuale scenario siriano. Nella provincia di Idlib, secondo l’analista dell’Oxford University ed esperto di terrorismo jihadista, Aymenn Jawad al-Tamimi, è in atto un vero e proprio scontro tra le più importanti sigle del fronte dei ribelli, Hayat Tahrir al Sham (HTS) e Ahrar al Sham.

Il rafforzamento di Hayat Tahrir Al Sham (gruppo sorto dalle ceneri di al Nusra, la versione siriana di al Qaeda) oltre ad avere indebolito e frammentato Ahrar al Sham, gruppo considerato alleato della Turchia e del Qatar, ha conseguito un’importante vittoria allontanando al Sham dalla cittadina Bab al Hawa, la principale frontiera con la Turchia. Sebbene HTS si dichiari indipendente, la Comunità Internazionale e gli Usa lo considerano un’emanazione di al Qaeda. La conquista da parte di HTS della provincia di Idlib potrebbe allontanare le ultime Ong ancora presenti, andando ad aggravare la situazione umanitaria e, tutti questi fattori, potrebbero favorire anche il sostegno internazionale per un’offensiva di Assad per la riconquista di Idlib.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.