Pochi giorni fa, le forze armate di Israele hanno confermato l’operazione svolta nel 2007 in territorio siriano per distruggere un reattore nucleare nei pressi di Deir Ezzor. Un’operazione clandestina, realizzata in modo tale che nessuno potesse portare prove sul coinvolgimento israeliano e che è stata l’emblema di una strategia di deterrenza che prevede l’assenza di rischi nucleari in tutti i Paesi limitrofi. 

In molti si sono domandati il perché di questa scelta di confermare la notizia dopo dieci anni. C’è chi ritiene sia stato inviato un messaggio indiretto all’Iran e alla volontà di sviluppare un suo programma nucleare. C’è chi ritiene sia stato un messaggio rivolto alle potenze coinvolte nella guerra di Siria, soprattutto in una fase in Bashar al Assad non può mostrare alcun tipo di reazione contro Israele.

Resta il fatto che le forze di Tel Aviv, nel 2007, con il sospetto che la Siria stesse sviluppando un proprio programma nucleare, hanno colpito un reattore in territorio straniero e il tutto sia passato nel completo anonimato. C’erano dei sospetti, alcuni ben documentati, sul coinvolgimento israeliano. Ma nessuno, a livello politico, decise di renderlo palese. Un segreto di Pulcinella? Forse. Ma intanto, fino a oggi, solo pochissime testate ne avevano parlato o lanciato sospetti.

I sospetti su un secondo reattore

Uno dei pochi ad aver parlato di questo attacco israeliano, era stato il tedesco Der Spiegel. Il quotidiano aveva indagato a fondo sulla questione e aveva svolto indagini accurate sulle possibilità che la Siria potesse ripristinare il suo programma nucleare. 

Secondo la ricostruzione del giornale tedesco, il governo siriano, nonostante le smentite, stava effettivamente costruendo un nuovo reattore già durante l’inizio dei primi focolai ribelli nel Paese. “Gli analisti dicono che il programma di armi atomiche siriane è continuato in un luogo segreto sotterraneo” scrivono. “Secondo le informazioni che hanno ottenuto, in quella base sono conservate circa 8mila barre di combustibile”. Secondo lo Spiegel, parte dell’uranio era stato nascosto per un lungo periodo a Marj as-Sultan, vicino a Damasco: un sito che anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) considera sospetto.

Le immagini satellitari di dicembre 2012 e febbraio 2013 mostravano attività sospette a Marj as-Sultan. E non caso, la struttura, situata non lontano da una base dell’esercito siriano, era diventata il centro di pesanti combattimenti tra i i governativi e i ribelli. Evidentemente le potenze coinvolte nella ribellione volevano vederci chiaro.

I sospetti sullo spostamento dell’uranio

A detta delle fonti di intelligence citate nel documento, l’uranio è sopravvissuto e non è finito nelle mani dei ribelli. Il materiale sarebbe stato inviato in una nuova sotterranea a ovest della città di Qusayr, a neanche due chilometri dal confine con il Libano. Marj as-Sultan, infatti, stava per cadere in mani ribelli.

Da allora, gli esperti hanno tenuto d’occhio il sito di Qusayr. Secondo l’analisi delle agenzie di intelligence, la costruzione della struttura è iniziata nel 2009, ma i lavori sarebbero stati camuffati fin dall’inizio. Le immagini satellitari più recenti mostrano sei strutture, un accesso speciale alla rete elettrica e un pozzo che collega la struttura con il lago Zaita, e che, a detta dei servizi stranieri, è necessario per un impianto nucleare. Inoltre, le prove che si trattasse di un impianto nucleare derivavano da intercettazioni tra comandanti di Hezbollah che per parlare della struttura utilizzavano il nome in codice di Zamzam.

Assenza di prove su un nuovo reattore

I sospetti dello Spiegel sono stati analizzati da un think-tank americano, l’Institute for Science and International Security (che destino vuole essere noto con l’acronimo di Isis), e i cui risultati sono visibili online.

Il centro studi afferma alcuni dati interessanti. “Basato su immagini satellitari commerciali, nessuna di queste affermazioni potrebbe essere confermata, e lo scopo del sito rimane sconosciuto“. “Tuttavia – proseguono gli analisti – alcune analisi delle immagini sono coerenti con i rapporti di Der Spiegel. Benché comprendiamo appieno i limiti e i rischi del seguente approccio, riteniamo che questo sito necessiti di un’ispezione da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, anche se la realizzazione di tali ispezioni potrebbe dover attendere fino alla fine del conflitto siriano”.

E infatti si legge: “Qualsiasi impianto nucleare in Siria potrebbe comportare un notevole aiuto da parte della Corea del Nord, dato che Pyongyang ha fornito un’assistenza completa nella costruzione del reattore di Al Kibar, che Israele ha distrutto nel 2007″.

Parliamo di sospetti. Prove non ve ne sono. Eppure è evidente che qualcosa è accaduto e continua ad accadere sul fronte nucleare in Siria. E i timori che queste accuse possano essere rivolte all’Iran quando si tratterà di rivedere l’accordo sul nucleare, non sono così peregrine. Il fatto che si citino Damasco, Hezbollah e Teheran in un asse dell’arma atomica, pone seri dubbi sui reali obiettivi di questa nuova campagna d’immagine proposta dall’alleanza occidentale.

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