Prima le esplosioni nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhya, e cioè nel più grande impianto d’Europa, il quinto al mondo. Poi la paura per le decine di incendi scoppiati a ridosso della centrale nucleare di Chernobyl, teatro, nel 1986, del peggior disastro nucleare europeo. Infine, ecco i bombardamenti sull’impianto nucleare Neutron Source nel sito del Centro Scientifico Nazionale dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Kharkiv.

Il rischio di un possibile incidente nucleare, con tanto di gravi conseguenze annesse, continua a far capolino dalla martoriata Ucraina. L’ultimo campanello d’allarme arriva da Kharkiv. Secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax l’impianto nucleare Neutron Source – basato su un assemblaggio subcritico controllato da un acceleratore lineare di elettroni – è stato oggetto di un altro bombardamento dopo esser già stato colpito nei giorni precedenti.

Impianto nucleare di Kharkiv sotto attacco

L’Ispettorato statale per la regolamentazione nucleare dell’Ucraina ha rilasciato un comunicato emblematico, nel quale si parla di un “atto di terrorismo nucleare” da parte di Mosca. “A seguito di un altro atto di terrorismo nucleare da parte della Russia, gli edifici e le infrastrutture situati sul territorio dell’impianto nucleare Neutron Source sono stati gravemente danneggiati“, si legge nella nota.

Al momento è impossibile valutare nel dettaglio l’entità dei danni, il loro impatto sulla sicurezza nucleare e il livello delle radiazioni. Il motivo è imputato alle “intense ostilità che non si fermano nell’area dell’installazione nucleare”, ha aggiunto lo stesso Ispettorato. Il quale, tra l’altro, ha richiamato per l’ennesima volta l’attenzione sul fatto che l’impianto nucleare di Neutron Source – così come qualsiasi altro impianto analogo – non è progettato per funzionare in condizioni di combattimento. “Se i bombardamenti continueranno potranno esserci gravi conseguenze da radiazioni con la contaminazione dei territori vicini”, ha concluso l’ispettorato.

Rischio radioattivo

Lo scorso 26 marzo si è registrato un attacco all’impianto del Kharkov Institute of Physics and Technology. L’ente di regolamentazione ucraino Snriu non ha dato informazioni sull’accaduto né fornito dettagli su eventuali conseguenze sull’impianto che, comunque, negli attacchi precedenti non aveva subito danneggiamenti alle componenti nucleari.

“Ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, firmato sia dall’Ucraina che dalla Federazione Russa, i crimini di guerra comprendono l’aggressione intenzionale quando è noto che causerà a lungo termine all’ambiente danni accidentali, diffusi, gravi e non proporzionati al vantaggio militare”, ha evidenziato Lyudmila Denisova, commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, invitando la “comunità internazionale a rispondere al prossimo atto di terrorismo nucleare da parte del Paese aggressore, che potrebbe portare a conseguenze irreparabili non solo per l’Ucraina ma anche per l’umanità, e ad adottare tutte le misure possibili per garantire la sicurezza degli impianti nucleari”.

Potremmo invece assistere a rischi radioattivi nel caso in cui a finir danneggiato dovesse essere una parte della centrale di Chernobyl. Le autorità ucraine hanno registrato una trentina di incendi e un conseguente aumento dei livelli di inquinamento radioattivo dell’aria. A quanto pare, per via dell’occupazione delle forze del Cremlino, sarebbe impossibile controllare e spegnere il fuoco.”La combustione rilascia radionuclidi nell’atmosfera, che vengono trasportati dal vento su lunghe distanze. Le radiazioni minacciano Ucraina, Bielorussia ed Europa”, hanno fatto sapere le autorità ucraine.

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