Il segretario alla Difesa americano Ash Carter ha chiesto all’Alleanza “la ripresa costante dei pattugliamenti marittimi per affrontare l’attività sottomarina russa al confine del Nord Atlantico”.“La necessità è evidente. La forza sottomarina russa è diventata sempre più attiva: possiede nuove capacità già dimostrate, come ad esempio quella di lanciare i missili da crociera e sta realizzando nuove classi di sottomarini convenzionali e nucleari”.Il timore degli Usa è rappresentato proprio dall’accesso verso l’Atlantico: la via di rifornimento principale, cioè, qualora dovesse scoppiare un crisi in Europa.Durante la guerra fredda, gli aerei da pattugliamento marittimo erano sempre in volo nel GIUK gap, braccio di mare tra la Groenlandia, l’Islanda ed il Regno Unito per la rilevazione acustica dei sottomarini sovietici. Le flotte MPA (Maritime Patrol Aircraft) furono dismesse dopo la fine della guerra fredda. L’Olanda ha venduto le sue piattaforme P-3 Orion nel 2003. L’intera flotta MPA inglese fu soppressa nel 2010 a causa di tagli alla spesa militare. Altri paesi come Germania, Italia, Francia e Canada, hanno annullato l’acquisto di nuove piattaforme MPA per modernizzare le flotte attuali. La NATO, infine, stima che l’Europa dimezzerà la sua flotta MPA entro il prossimo decennio (alcuni velivoli sono entrati in servizio negli anni ’80).Anche gli Stati Uniti hanno ritirato dall’Europa la propria forza Maritime Patrol Aircraft. Basti pensare che dai due squadroni presenti durante la guerra fredda, il Pentagono mantiene oggi soltanto cinque velivoli. Nel 2006, gli Stati Uniti hanno dismesso anche la base aerea di Keflavik, luogo chiave per le pattuglie MPA e per la rete idrofonica. La situazione dovrebbe cambiare entro i prossimi quattro anni. Il Regno Unito ha confermato che ricostruirà la sua capacità MPA entro il 2020 attraverso l’acquisto di piattaforme P-8 Poseidon, mentre gli Stati Uniti hanno nuovamente investito risorse per riattivare a pieno regime le strutture di Keflavik dove saranno schierate pattuglie in rotazione. Tali forze, però, non risponderebbero alla necessità crescente che il contesto sottomarino impone. Ecco che allora la NATO potrebbe rispolverare l’idea di un consorzio, tra i membri dell’Alleanza, interessato a rigenerare le capacità di pattugliamento marittimo.Esiste un precedente. Nel 2005, 12 alleati più le nazioni partner Svezia e Finlandia, si unirono per formare una “capacità di trasporto aereo strategico”. Quei 14 paesi riuscirono a mettere in comune piattaforme C-17 così da consentire alla NATO una capacità di trasporto aereo pesante, con una piattaforma che era fuori dalla portata finanziaria per molti dei suoi membri più piccoli. Un nuovo consorzio MPA potrebbe essere utilizzato per acquistare svariate piattaforme aeronautiche e sviluppare strategie comuni. Gli Stati Uniti, infine, potrebbe far parte del nuovo consorzio NATO MPA, integrando i propri sistemi P-8, P-3 e Triton nell’architettura di pattugliamento.Sarebbe opportuno rilevare, infine, un dato. Se è vero, da un lato, che l’attività sottomarina russa è ripresa, dall’altro è da considerarsi soltanto una minuscola proporzione di ciò che rappresentava un tempo la potente forza sottomarina sovietica. Al di là dei proclami, il dato che preoccupa gli USA è uno soltanto: i paesi della NATO non hanno una reale capacità militare, perché quella attuale si basa su sistemi per lo più datati e forze sottodimensionate. Forse lo spauracchio russo spingerà i paesi dell’Alleanza ad investire nella spesa militare, ma la Russia non è l’Unione Sovietica.Per i 46 anni della guerra fredda, l’arma navale sovietica più temuta era quella sottomarina. Inizialmente, era concepita  come una minaccia per l’utilizzo occidentale delle rotte di navigazione dell’Atlantico per rafforzare e sostenere l’Europa nel caso di un assalto. Successivamente, i sottomarini sovietici equipaggiati con missili strategici divennero la minaccia numero uno per l’Occidente. Oggi la Russia di Putin ha in servizio attivo 50 sottomarini. L’Unione Sovietica nel 1957 aveva in servizio attivo circa 450 unità. Dal 1945 al 1991, l’Unione Sovietica ha prodotto 727 sottomarini: 492 a propulsione diesel-elettrica e 235 a propulsione nucleare. I tassi di costruzione erano mediamente di quasi 16 sottomarini all’anno per i sovietici e di 4,6 per gli Stati Uniti.

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