Guerra /

“Non dovremmo concedere tregua alcuna ai terroristi, Palmira ha confermato i nostri timori”. È quanto ha dichiarato poche ore fa il portavoce del Ministero della Difesa russo, il generale maggiore Igor Konashenkov, dopo la caduta della città.strip“Palmira ha dimostrato ancora una volta che i terroristi non dovrebbero avere la minima possibilità di una tregua. Sfruttano ogni occasione per riorganizzarsi ed effettuare attacchi. Contro di loro non dovremmo mai diminuire la pressione ed eliminarli ovunque essi si trovino, dalla Siria all’Iraq o in qualsiasi altro paese”.Konashenkov ha poi diramato i dettagli dell’attacco che ha portato alla caduta di Palmira. Una forza di cinquemila terroristi ha lanciato un’offensiva contro le truppe siriane nella zona di Palmyra, colpendo contemporaneamente da nord, est e sud.“Sfruttando le regole di ingaggio delle nostre forze aeree, i terroristi hanno intensificato gli attacchi contro le zone residenziali di Palmira. A decine i veicoli blindati utilizzati così come numerose autobombe, nonostante le forze aere russe avessero precedentemente effettuato 64 raid aerei contro le posizioni nemiche, distruggendo undici carri armati e veicoli blindati, 31 camion armati con mitragliatrici pesanti ed eliminato 300 militanti. Nonostante ciò, lo Stato islamico ha impiegato un gran numero di autobombe suicide per sfondare le linee di difese dell’esercito siriano e prendere piede nella periferia della città”.Palmira si trova a 240 chilometri da Damasco. L’80% dei residenti sarebbe stato evacuato. Era stata liberata il 27 marzo scorso. I genieri russi dopo mesi di attività, riuscirono a bonificare i quartieri residenziali e storici della città dagli ordigni improvvisati disseminati dall’Isis.Lo Stato islamico, intanto, accusa la Russia e l’esercito siriano di aver utilizzato il gas nei pressi di Palmira, riconquistata domenica scorsa dall’Isis. La rivendicazione dei terroristi in una dichiarazione online sull’agenzia Amaq, legata proprio allo Stato islamico. Secondo la dichiarazione, sarebbero morte venti persone ed altre duecento sarebbero rimaste intossicate dopo un attacco aereo russo. Secondo Amaq, sarebbe stato utilizzato il gas sarin nei pressi della città di Uqairabat, che si trova sulla strada principale che immette nell’area meridionale di Palmira.Il Sarin è un’arma di distruzione di massa, un agente nervino incolore e inodore. Una goccia di Sarin allo stato liquido può uccidere una persona in pochi secondi. Sia la Russia che l’esercito siriano hanno negato, categoricamente, l’impiego di armi chimiche mentre l’Unione europea ha confermato di non volere imporre sanzioni sulla Russia per il conflitto in Siria. La posizione è stata ribadita dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.Pochi minuti fa, infine, dal Russian Center for Syrian Reconciliation, si afferma che “le forze governative siriane hanno ripreso il controllo del 98 per cento del territorio Aleppo, liberando undici distretti della parte orientale della città. La zona controllata ancora dai terroristi ad Aleppo non supera i tre chilometri quadrati”.Svelati i reparti speciali russi in SiriaLa tv di Stato russa ha mostrato per la prima volta un filmato dei reparti speciali di Mosca in Siria. Le unità d’élite di Mosca sono state immortalate durante alcune fase di combattimento e mentre effettuavano operazioni di ricerca e soccorso. Nel filmato di otto minuti andato in onda su Rossiya 24, il commentatore afferma che l’intero girato è stato effettuato in Siria, non fornendo altri dettagli. Mosca ha confermato la presenza dei propri operatori delle forze speciali lo scorso marzo, dopo la riconquista di Palmira.

Non ho intenzione di nascondere il fatto che le nostre forze speciali sono in Siria – disse lo scorzo marzo il generale Alexander Dvornikov, comandante del rischieramento russo – prima effettuavano delle missioni in territorio ostile per identificare i target dei raid aerei, adesso svolgono altri compiti.“I nostri reparti speciali svolgono le stesse missioni degli operatori americani e degli altri paesi della Coalizione presenti in Siria”.Il coinvolgimento russo in Siria, infatti, non si concluse con il ritiro del primo contingente aereo: era solo iniziata la seconda fase, quella affidata alle truppe sul terreno a supporto di quelle fedeli a Damasco.

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