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Giro di vite degli Stati Uniti sulle notizie riguardanti la guerra in Afghanistan. Come riporta l’agenzia anglo-canadese Reuters, il Sigar (Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction) ha per anni pubblicato rapporti trimestrali riguardanti il territorio controllato dai talebani, il numero delle truppe e una serie di dati sugli sviluppi della guerra iniziata dopo gli attentati dell’11 settembre. I dati sono sempre stati particolarmente importanti per informare l’opinione pubblica sulle dinamiche belliche di un conflitto che ha visto coinvolto decine di migliaia di famiglie americane e che coinvolge anche l’intero blocco occidentale. Ma adesso, con una mossa annunciata in un rapporto stilato questo lunedì, il Sigar ha deciso di non rilasciare più tali informazioni. A questa decisione, si è aggiunta inoltre la decisione del Pentagono di classificare, per la prima volta dal 2009, i numeri effettivi delle truppe e anche il tasso di abbandono delle Forze di sicurezza afghane. John Sopko, funzionario alla guida del Sigar, ha motivato la scelta dell’agenzia governativa sulla base della mancanza di conoscenza tecnica da parte dell’opinione pubblica. In un’intervista a Reuters, Sopko ha dichiarato: “Penso che l’americano medio che legge i nostri rapporti o legge i suoi resoconti stampa, non ha alcuna capacità significativa di analizzare come vengono spesi i suoi soldi o il suo denaro in Afghanistan”.

La decisione del Sigar ha lasciato perplessa gran parte dell’opinione pubblica e dei media americani, che adesso si trovano a vedere esaurirsi gran parte delle informazioni ufficiali riguardo uno dei conflitti più importanti della storia degli Stati Uniti d’America. Il Pentagono ha cercato di glissare dalle accuse di coprire la campagna afghana dicendo che non si tratta di una decisione presa dagli uffici della Difesa ma dal comando Nato dell’operazione Resolute Support. In una dichiarazione del dipartimento della Difesa, infatti, si legge che quest’ultimo non ha dato alcun mandato al Sigar di interrompere il flusso di informazioni pubblicate, ma che è stato il comando Nato guidato dal generale Nicholson a prendere la decisione.

A prescindere da chi ha preso effettivamente la decisione di classificare alcune informazioni, il problema chiaramente è dettato dalla decisione e dalla tempistica. La campagna in Afghanistan si sta rivelando nel tempo un vero e proprio fallimento della strategia americana. La popolazione paga un tributo di sangue altissimo, i morti fra i soldati Usa cominciano a essere tanti, il terrorismo islamico avanza e i talebani non sembra destinati alla sconfitta. Gli ultimi attentati di Kabul hanno certificato una guerra sanguinaria fra sigle terroristiche per il controllo del Paese e altri agenti, in particolare la Cina (con l’aiuto del Pakistan) stanno assumendo un ruolo di primo piano nella partita per la leadership del conflitto e della pacificazione. A novembre, il comando americano in Afghanistan aveva fissato come obiettivo il controllo di almeno l’80% del Paese entro due anni e aveva chiesto al Pentagono e alla Casa Bianca un impegno maggiore in termini economici e di quantità di soldati per far fronte alla crescente minaccia dei talebani e alla ricomposizione delle sigle del terrore. L’obiettivo ad oggi appare decisamente lontano. Nel suo rapporto più recente, il Sigar ha affermato che il 43% dei distretti dell’Afghanistan erano sotto il totale controllo dei talebani e molti altri erano contesi. E a questo punto, sembra difficile che, dopo 16 anni di guerra, i talebani possano vedere ridotto il loro territorio di almeno la metà nel prossimo anno e mezzo. Questo nonostante la decisione del presidente Trump di inviare altri 3mila uomini al fronte. E il fatto che adesso giunga questa direttiva del Sigar pone seri dubbi sulle intenzioni del Pentagono e del comando Nato di Resolute Support. C’è chi ritiene questa decisione come il frutto di una dichiarazione implicita di fallimento della campagna, come avvenne durante la guerra in Vietnam. In quel caso il Pentagono decise di interrompere il flusso di notizie onde evitare che l’opinione pubblica potesse dedurre il pessimo corso della guerra. Ma c’è anche chi crede che il Pentagono voglia evitare di fornire notizie dettagliate che potrebbero essere male interpretate, mentre vorrebbe mostrare direttamente i risultati della nuova strategia adottata da questa amministrazione.

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