Accanto alla guerra, di pari passo, prendono forma le atrocità generate dalla guerra stessa. Non bastassero le migliaia di vittime, bambini compresi, le decine di città distrutte e i palazzi sventrati, dall’Ucraina emergono episodi letteralmente bestiali. Il procuratore ucraino Iryna Venediktova ha accusato le forze russe di utilizzare lo stupro come strumento di guerra. Pesantissima, nello specifico, l’accusa rivolta contro i soldati di Mosca di avere violentato una donna in un’abitazione vicino a Kiev.



L’episodio raccontato da Venediktova è stato citato dall’Independent. A quanto pare, i soldati avrebbero fatto irruzione nella casa della donna, a Brovary, alla periferia orientale di Kiev; qui avrebbero ucciso il marito per poi aggredire la signora davanti agli occhi del figlio.

Storie del genere se ne contano a decine. Fanno impressione, scuotono l’anima e inducono gli osservatori ad analizzare i fatti in maniera emotiva. È tuttavia impossibile verificare sul campo se le narrazioni diffuse in merito a tali atrocità – queste come tante altre – siano reali, amplificate o addirittura frutto della propaganda incrociata degli ucraini. Certo è che con il passare dei giorni emergono sempre più particolari orribili. A Kiev come a Mariupol, a Donetsk come a Kharkhiv.

Stupri e abusi

Uno degli ultimi episodi balzato agli onori delle cronache è stato localizzato in quel di Mariupol. Lo ha raccontato il ministero della Difesa ucraino su Twitter, secondo cui una donna sarebbe stata abusata per sei giorni dai soldati russi e lasciata morire davanti agli occhi del figlioletto di appena sei anni.

“La donna è morta per le ferite riportate. I capelli del bambino sono diventati grigi. Questo non è un film dell’orrore. Stupro, violenza, omicidio: questo è ciò che significa mondo russo”, si legge nel cinguettio ucraino.

Più dettagliata la storia citata all’inizio dell’articolo, visto che il Times ha ricostruito quanto accaduto alle porte di Kiev, rilanciato anche dal governatore di Mykolaiv su Telegram. La vittima risponderebbe al nome di Parlava Natalya. La 33enne ha raccontato di esser stata abusata da alcuni uomini dell’esercito russo mentre suo figlio si stava nascondendo nel locale della caldaia.

“I soldati russi mi hanno violentata mentre mio figlio di quattro anni, terrorizzato, era nascosto nel locale della caldaia. Erano ubriachi, hanno ucciso mio marito nel cortile della nostra casa. Mi hanno puntato una pistola alle tempie e mi hanno costretto a spogliarmi. Quando si sono addormentati, sono fuggita con mio figlio”, ha affermato la donna.

Testimonianze di guerra

L’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Michelle Bachelet, ha ipotizzato possibili crimini di guerra perpetrati a danno dei civili da parte dell’esercito russo. In particolare, i bombardamenti della Russia e gli attacchi indiscriminati alle aree popolate dell’Ucraina generano “immensa preoccupazione” e potrebbero equivalere a “crimini di guerra”.

“Gli attacchi indiscriminati sono proibiti dal diritto umanitario internazionale e potrebbero costituire crimini di guerra”, ha chiarito. L’Alto commissariato ha fin qui potuto verificare 77 attacchi a strutture mediche, 50 dei quali diretti contro ospedali. Nelle ultime ore, nonostante proclami e annunci di distensione, le bombe russe hanno continuato a piovere sulle città ucraine. Tra i bersagli, colpita anche una struttura della Croce Rossa. Senza considerare gli allarmi per l’utilizzo, da parte di Mosca, di bombe al fosforo contro i civili.

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