Elicotteri gonfiabili e batterie missilistiche, di gomma o di legno, per confondere i droni e mandare a vuoto i missili da crociera, o spingere i vertici militari a riconsiderare, modificare o deviare, offensive e controffensive. Sono le vecchie tattiche dell’inganno visivo, le stesse beffarono i nazisti nella Seconda guerra mondiale, quando gli aerei tedeschi puntavano su Alessandria e quando gli Alleati si preparavano ad invadere al Normandia.

Oggi le chiamano “fake weapon”, e sebbene nei tempi recenti fossero state relegate ad esercitazioni da poligono, sono tornate in prima linea per confondere il nemico e consentire agli eserciti belligeranti di salvaguardare quando si può, e indurre a sprecare quando si riesce, armi sofisticate e preziose. Ma sopratutto vere. Stiamo parlando di enormi “simulacri” gonfiabili, a grandezza naturale, di elicotteri medi con il Mil Mi-8 (nome in codice Nato “Hip“), o di interi sistemi missilistici S-300 che comprendono mezzo di trasporto e centro comando. A produrli su commissione del governo, almeno per conto di Mosca, è una fabbrica di palloni aerostatici, la Rusbal. Un’azienda che sempre stata in stretto contatto con il Cremlino e avrebbe accumulato negli anni un finto “arsenale” di armi gonfiabili.

Va in scena così la “maskirovka“: arte del camuffamento che può fare la differenza in prima linea. Soprattutto sul fronte ucraino dove non è ancora chiaro che tipo di armi, quante e come, siano schierate. Se ve ne siano in numero sufficiente, e inadeguato. Se siano state davvero impiegate tutte o meno. Se siano protette negli arsenali, in transito su mezzi civetta provenienti da confini vicini, o se siano state distrutte dal nemico.

Batterie antiaeree di legno e missili a vuoto

Se i russi stanno piazzando in basi avanzate fittizie elicotteri d’assalto gonfiabili per trarre in inganno i droni e deviare i piani di ipotetiche controffensive, gli ucraini – che non sono da meno – stanno rispondendo con l’allestimento di letali missili antiaerei di “legno”: per terrorizzare i piloti di Mosca che devono già fare i conti con considerevoli perdite e la diffusione di video brutali che le immortalano; e indurla a sprecare i propri missili intelligenti su finti obiettivi.

Ha riferire la notizia era stato il Washington Post, che illustrava come la tattica fosse analoga a quella tentata dai russi: ingannare i droni che poi avrebbero rilasciato le coordinate sulle quali lanciare costosi missili da crociera Kalibr russi schierati nel Mar Nero, o per ordinare un raid dei cacciabombardieri supersonici Su-34 che sono “a corto” di bombe guidate Kab.

Una discordanza che ha confermato il successo di queste fake weapon sarebbe registrata quando Mosca ha dichiarato di aver distrutto alcuni sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità (HIMARS) che erano stati forniti dagli Stati Uniti. Sistemi che avevano consentito a Kiev di colpire con successo alcuni obiettivi strategici russi. Secondo l’intelligence di Washington però, tutti i sistemi HIMARS, ben contabilizzati, erano ancora in attivi e schierati nelle loro posizioni in Ucraina. Lasciando pensare che i raid condotti da Mosca fossero andati a vuoto su “finti bersagli”.

Del resto anche quella è guerra: guerra di informazioni ma anche di inganni quando si è costretti a fronteggiare avversari tecnologicamente più avanzati o superiori in numero; salvaguardando le armi più sofisticate ed efficaci. Un strategia già resa nota attraverso le tattiche di schieramento degli aerei ucraini e delle batterie antiaeree “vere”, che nelle fasi di stallo del conflitto andavano ben protette per essere impiegate al momento giusto e sull’obiettivo giusto. Lasciando credere al nemico che i pochi fossero molti, e viceversa.

Un precedente storico che ha fatto scuola

Passata alla storia come una delle operazioni più singolari e inaspettate di sempre, l’Operazione Fortitude consisteva in un grande inganno atto a non rivelare la scelta della Normandia come reale settore di sbarco scelto dagli Alleati per l’invasione dell’Europa. Questa tecnica dell’inganno visivo per depistare il nemico, venne messa appunto da Jasper Maskelyne, l’illusionista inglese che insieme alla sua “banda dei miracoli” fu in grado di “spostare” agli occhi dei bombardieri tedeschi l’intero Porto di Alessandria durante la campagna di El Alamein, 1942. Allora le semplici ma mai abbandonate bombe andarono sempre a vuoto, mentre le capacità logistiche del porto in mano inglese rimasero immutate fino alla vittoria della campagna d’Africa. Successo che verrà replicato nelle fasi di preparazione dell’Operazione Overlord.

Una strategia militare dell’inganno deve aver colpito particolarmente Mosca. Che in tempi non sospetti rivelò di nutrire un particolare interesse per questa tattica. L’ingegnere militare esperto di tale genere di giochi di prestigio, Aleksei A. Komarov, dichiarò al New York Times in passato: “Se studiate le grandi battaglie della storia, vedrete che l’inganno vince sempre. Nessuno porta a casa il risultato onestamente”. Ora quelle stesse tattiche – insieme alle false-flag – stanno ingannando i droni di Kiev come i missili di Mosca. Ma ancora nessuno porta a casa il risultato, drammaticamente.

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