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Il corpo dei Marines degli Stati Uniti si sta riorganizzando profondamente per prepararsi a un potenziale conflitto con la Cina. L’ultima novità riguarda l’istituzione di tre nuovi reggimenti, definiti Marine Littoral Regiments, che saranno dispiegati nel Pacifico per un’eventuale campagna di guerra terrestre nella regione.

Come abbiamo già avuto modo di raccontare, l’Usmc sta subendo una profonda opera di ridefinizione dei propri compiti e, conseguentemente, del proprio ordine di battaglia: i Marines, per recuperare la loro vocazione prettamente anfibia, stanno dismettendo i reparti pesanti, mentre gli organici verranno ridotti di 12mila unità da qui al 2030; verranno quindi eliminate le compagnie di carri pesanti e tutto quello che logisticamente vi è alle spalle, verrà fortemente ridotta la componente di artiglieria a traino meccanico mentre spariranno gli Uav (Unmanned Air Vehicle) a corto raggio, per privilegiare altri settori considerati più idonei all’impiego “usuale” del Corpo, ovvero la capacità di fuoco di precisione a lungo raggio, la difesa aerea e l’utilizzo di Uav ad alte prestazioni.

Spariranno quindi i carri M-1A1 Abrams con le insegne dell’Usmc nonché le compagnie del genio pontieri che erano specializzate per il traffico pesante. Ridotte anche le compagnie di assalto anfibio che passeranno da 6 a 4 mentre aumenteranno quelle basate su veicoli blindati da ricognizione Lav: da 9 a 12. La componente di artiglieria sarà principalmente basata sull’utilizzo di sistemi missilistici a lungo raggio (500 Km) come l’Himars, che saranno integrati anche dall’acquisizione di un sistema antinave per assicurare le capacità di “contro bolla”.

Questo “snellimento”, che ha il sapore di una vera e propria rivoluzione, è stato deciso in modo da poter operare più agevolmente ed efficacemente dalle basi avanzate nelle isole del Pacifico in modo da supportare adeguatamente la flotta. Come parte dell’iniziativa di riprogettazione della forza, c’è la creazione di una nuova unità, nota come Marine Littoral Regiment, che probabilmente avrà da 1800 a 2000 marinai e Marines. L’unità includerà un Littoral Combat Team, un Littoral Anti-Air Battalion e un Littoral Logistics Battalion.

Il generale Benjamin Watson, comandante generale del Marine Corps Warfighting Lab, ha recentemente affermato che si prevede che il primo reggimento, che avrà sede alle Hawaii, raggiunga la capacità operativa iniziale nel 2023.

“Si è discusso di crearne fino a tre nel Pacifico da qui al 2030 che sarebbero basati nel Pacifico, anche se potrebbero, a seconda della sperimentazione che facciamo, vedere un dispiegamento a rotazione in relazione a come verrà recuperato il personale che equipaggerà questi reggimenti” ha detto Watson.

“E poi, in base al loro posizionamento nel Pacifico, le unità ruoterebbero regolarmente più a ovest” ha continuato. “Quindi lavorare con alleati e partner in modo da avere costantemente una presenza di ciascuno dei reggimenti nel Pacifico Occidentale”.

Sebbene l’attenzione sia concentrata sulla regione dell’Indopacifico, come anche delineato dalla politica generale Usa che sta sviluppando la Indo-Pacific Deterrence Initiative, Watson ha affermato che il Servizio Navale Usa ritiene che i nuovi reggimenti potrebbe operare anche in altre aree geografiche, come il Mar Nero o il Golfo Persico.

“Sarà un quartier generale di livello O-6 (retto da colonnelli n.d.r.) con unità subordinate ottimizzate per competere e, se necessario, combattere e vincere in quel complesso teatro del Pacifico Occidentale. Ma crediamo anche che abbia una grande applicabilità, poiché eseguiamo analisi di fattibilità in tutto il mondo in luoghi come i Paesi Baltici, il Golfo Persico, il Mar Rosso, il Mar Nero, ecc. – e qualsiasi tipo di litorale conteso” ha detto Watson.

“Il suo focus è su quelle capacità che permettono l’uso della forza navale contribuendo al sea denial a sostegno delle operazioni della flotta”, ha continuato. “Quindi è un’unità progettata per essere prima di tutto letale, a terra o in mare e dalla terra al mare, e per operare in piccole unità sparse che hanno una bassa segnatura e per aggiungere capacità che consentano di manovrare a forze navali più grandi o congiunte, in particolare in un ambiente degradato, conteso o non accessibile”.

Il corpo dei Marines dovrebbe vedere la nascita del primo Mlr nel 2022, e l’anno scorso è iniziata la prima fase di sperimentazione con il terzo reggimento Marine alle Hawaii, che alla fine diventerà il primo reggimento di questo tipo. Il Marine Corps lo utilizzerà, in particolare, per per mettere a punto l’unità e le modalità operative, ha detto ancora Watson.

L’idea per questo tipo di unità mobile è venuta ai giochi di guerra dell’Usmc effettuati per valutare come implementare vari concetti operativi come l’Expeditionary Advanced Based Operations (Eabo) e il Littoral Operations in a Contested Environment (Loce).

Questi reggimenti “leggeri” daranno sicuramente impulso a una nuova idea che circola nell’ambiente del Servizio Navale statunitense, ovvero quella di consentire ai Marines di supportare la Marina nelle funzioni divsea controlve in altre missioni navali, attraverso la rapida acquisizione di una nave anfibia leggera e uno spostamento dottrinale che implica l’uso di armamenti dell’Usmc in operazioni in mare.

 

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