Che il mosaico libico stesse vivendo una fase di profondo riassestamento, ben lo si è intuito dall’incontro avvenuto giorno 24 tra una delegazione americana e lo stesso generale Khalifa Haftar. Adesso da Tripoli è arrivata un’altra notizia che è destinata a smuovere e non poco le sabbie del Sahara libico, in attesa di quella svolta tanto auspicata che riporti almeno ad un cessate il fuoco. La notizia in questione riguarda l’ordine di cattura emanato dal ministro dell’interno Fathi Pashaga nei confronti di Emad Al-Shagabi. Quest’ultimo è considerato uno dei più temibili terroristi in circolazione in Libia.

Le contraddizioni che riguardano il mandato di cattura

La Libia, come più volte detto in passato, non ha mai mancato di generare situazioni tragicomiche dove i ruoli di guardiani e ladri si sono sovrapposti a volte negli stessi principali personaggi coinvolti. Lo si è visto ad esempio nel recente caso che ha riguardato Bija, il trafficante libico accusato di avere ruoli chiave nella tratta dei migranti che però ha contrattato con le autorità italiane in veste di rappresentante della Guardia Costiera libica. Una situazione simile la si può riscontrare osservando la storia di Emad Al-Shagabi. Fathi Pashaga lo considera il principale interlocutore dell’Isis tra i membri di Ansar Al-Sharia, una sorta di cerniera tra i due gruppi terroristici. Da qui la sua pericolosità e da qui il mandato di cattura nei suoi confronti.

Tuttavia, Al-Shagabi è anche tra i difensori per conto del governo di Al Sarraj della città di Tripoli: probabilmente c’è stato anche lui lungo le linee del fronte in cui si stagliano le difese contro le avanzate di Haftar, già in passato è stata accertata la presenza di Ansar Al-Sharia tra le milizie vicine ad Al Sarraj. Ma non solo: come scritto su SpecialeLibia.it, Al-Shagabi ha in tasca un passaporto diplomatico rilasciato dal ministero degli esteri del governo di Al Sarraj, in cui ufficialmente risulta consulente della Lia, la Libyan Investiment Authority. Dunque, chi oggi (probabilmente a ragione) viene considerato terrorista da incarcerare, fino a ieri dalle autorità di Tripoli veniva riconosciuto come consulente del fondo di Stato. Tecnicamente Al-Shagabi avrebbe potuto imbarcarsi in un volo per l’Europa e ricevere lo stesso trattamento riservato ad un qualunque diplomatico. Una storia, quella sua, che dimostra due elementi fondamentali per capire l’attuale scacchiere libico: da un lato l’assenza di uno Stato, che crea situazioni paradossali in cui chi viene considerato terrorista è stato ben all’interno delle istituzioni, dall’altro la contiguità tra istituzioni e milizie ritenute vicine alla galassia jihadista.

Possibile segnale di “buona volontà” da Tripoli?

Certo è che l’emanazione del mandato d’arresto è arrivata in un periodo troppo delicato per non passare inosservata. Nelle scorse ore si è diffusa la notizia dell’incontro tra una delegazione americana ed Haftar. I rappresentanti statunitensi presenti, come ha riferito tramite una nota il Dipartimento di Stato, hanno chiesto al generale di interrompere l’offensiva su Tripoli. Ma non solo: la delegazione presente a Bengasi ha riferito di colloqui tenuti anche a Tripoli nei giorni precedenti “allo scopo di stabilire – si legge – una base comune per i progressi tra le parti sulle questioni che le dividono, nel contesto di un cessate il fuoco”. Si è dunque cercato di comprendere in che modo si potesse giungere ad un compromesso.

Haftar ha sempre accusato Al Sarraj di essere sorretto da milizie e gruppi terroristici, giustificando la sua avanzata verso Tripoli come una marcia di “liberazione” della capitale. È possibile dunque ritenere la mossa di emanare il mandato di cattura verso Al-Shagabi come un gesto, da parte di Al Sarraj, volto a dimostrare di essere pronto ad isolare le milizie più estremiste? Ma non solo: è possibile vedere dietro questa mossa di Tripoli una mano dell’amministrazione Trump interessata a togliere ogni scusa ad Haftar per avanzare? Gli indizi per giungere a conclusioni affermative alle domande prima esposte ci sono tutti, assieme alla certezza che, da qualche settimana a questa parte, qualcosa di importante in Libia ha iniziato realmente a muoversi.

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