Quando finirà la guerra in Ucraina? Difficile dirlo con esattezza. E per un motivo ben preciso. Ci sono troppe variabili da considerare sul campo di battaglia, e per giunta in continua trasformazione.

La prima variabile da considerare riguarda gli obiettivi della Russia che, dallo scorso 24 febbraio ad oggi, sono cambiati più volte. Se, in un primo momento, l’intenzione di Mosca sembrava consistere nella defenestrazione lampo del governo guidato da Volodymyr Zelensky, con un assedio a Kiev più o meno dimostrativo, fallito il piano A è scattato il piano B. L’esercito russo ha abbandonato il quadrante settentrionale dell’Ucraina per trasferirsi a est, nel cuore del Donbass, e lasciato uomini lungo la fascia costiera.

Non si capisce, tuttavia, se Vladimir Putin si accontenterà di aver conquistato gli oblast di Lugans e Donetsk. Il Cremlino, una volta inglobato il Donbass, vorrà tentare un’avanzata verso Odessa oppure, addirittura, risalire verso nord per vie centrali? Arriviamo così alla seconda variabile: la strategia russa. Una strategia che si adatta, di pari passo, agli esiti del conflitto. Da questo punto di vista, poiché la guerra si è trasformata in una guerra di attrito e logoramento, la sensazione è che Mosca si sia preparata ad affrontare uno scontro piuttosto lungo.

La terza variabile tra le più importanti riguarda il supporto del blocco occidentale. In altre parole, se le forze di Kiev continueranno a ricevere armi più forti e potenti, allora potranno rispondere all’offensiva russa. Ma, in tal caso, visto che nessuno intende alzare bandiera bianca, la contesa andrà avanti fino a quando una delle due parti non sarà costretta a fermarsi.



Gli obiettivi di Putin

Per capire meglio che cosa sta succedendo sul campo di battaglia è interessante leggere l’intervista che Roman Kostenko ha rilasciato al quotidiano La Stampa. Kostenko non è un soldato qualunque: è il colonnello capo delle forze speciali. Ha raccontato che Mykolaiv, città nel quale si trova adesso, è attaccata praticamente senza sosta.

“Prima il nemico usava i razzi, ora ha cominciato a lanciare bombe a grappolo. E questo sta causando la morte di molti civili. A inizio marzo i russi sono quasi entrati in città, poi l’esercito ucraino li ha respinti. Ora si trovano a 20 chilometri da noi”, ha dichiarato, facendo emergere il classico tira e molla delle guerre di logoramento. Un giorno uno dei due schieramenti conquista una porzione di territorio nemico, ma il giorno dopo lo perde, tornando al punto di partenza. E così via fino a chissà quando.

Ma quali sono i reali obiettivi di Vladimir Putin? “Vuole prendere senz’ altro le regioni di Lugansk e Donetsk, ma vuole andare più avanti: Odessa, il mar Nero fino alla Transnistria, per avere una strada verso l’Europa e potere con i suoi ricatti influire sull’economia europea”, ha aggiunto Kostenko.

Non è tempo di negoziati

Per rispondere colpo su colpo ai russi, l’esercito ucraino necessita di armi più pesanti rispetto a quelle già pervenute e in quantità maggiori. Kostenko ha le idee chiare sugli armamenti dei quali necessiterebbe l’Ucraina: “Missili a lungo raggio, cioè lanciarazzi multipli leggeri semoventi M142 Himars, artiglieria semovente a lungo raggio con proiettili di alta precisione, dotazioni tecnologiche di sorveglianza, compresi droni senza pilota per regolare l’artiglieria nelle ore notturne, granate, munizioni. Poi, veicoli corazzati pesanti: carri armati, veicoli da combattimento di fanteria, mezzi corazzati per il trasporto truppe”.

Al momento Kiev non ha intenzione di mobilitare i riservisti, a meno che la Russia non dovesse mobilitare a sua volta i suoi riservisti o la Bielorussia non dovesse muoversi sul campo (improbabile che Minks faccia una mossa simile, almeno per il momento).

In mezzo a tutto questo c’è da chiedersi quando le due parti torneranno a parlare di negoziati. Kiev, ha fatto capire Kostenko, ha le idee chiare: “Se ci sediamo ora al tavolo con Mosca sappiamo cosa chiederà, e vuole troppo. Dobbiamo prima spingere il nemico fuori dal territorio che avevamo al 24 febbraio, poi potremo decidere cosa sarà del Donbass e della Crimea. Non vogliamo accettare che il Donbass diventi Russia”. Ma allontanare Mosca dai territori fin qui conquistati vuol dire continuare a combattere per giorni, settimane, forse mesi.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.