Donald Trump frena i falchi della sua stessa amministrazione. Con la telefonata di ieri al presidente russo Vladimir Putin, il capo della Casa Bianca ha impresso un’impronta molto netta sull’escalation diplomatica di questi giorni fra Mosca e Washington riguarda al Venezuela. The Donald, da sempre un fermo sostenitore del dialogo con il Cremlino, ha telefonato al leader russo per discutere proprio di quanto stesse avvenendo a Caracas e, in un clima che ha ricordato a molti la Guerra Fredda, le parole del leader repubblicano suono risuonate come veri e propri annunci di pace mentre dalla sua amministrazione si levano grida di guerra.

Ieri, dopo il colloquio telefonico fra i due leader, è stato lo stesso Trump a dichiarare all’interno dello Studio Ovale che Putin “non sta cercando di essere coinvolto in Venezuela, a parte il fatto che vorrebbe vedere accadere qualcosa di positivo”. Parole che sono state ribadite anche poche ore fa in un tweet cristallino del presidente americano: “Uno straordinario potenziale per una buona/grande relazione con la Russia, nonostante quello che leggete e guardate sui media delle fake news”. E Trump è tornato a parlare della telefonata avuta, definendola “molto buona” e accusando i media di aver “ingannato sulla ‘collusione’ con la Russia”.

È un Trump diverso rispetto a quelli di pochi mesi fa. Segno che la bolla del Russiagate, rivelatasi uno dei più grandi flop giudiziari della recente storia americana, ha avuto da subito un esito estremamente positivo nei rapporti diplomatici fra Casa Bianca e Cremlino. E il Venezuela, che poteva essere un terreno di scontro durissimo con il presidente russo, rischia invece di diventare un campo di battaglia tutto interno agli Stati Uniti, con una divisione evidente fra i falchi dell’amministrazione Usa e il presidente. Perché gli Stati Uniti non sono per nulla compatti sulla questione-Maduro. E la telefonata di Trump con Putin appare decisamente in controtendenza rispetto alle parole di fuoco che esponenti di spicco del governo Usa riversano nei confronti del coinvolgimento russo in Venezuela.

La spaccatura è netta. E visti i precedente, non è detto che il presidente degli Stati Uniti non abbia serbo qualche cambiamento all’interno del suo governo. Mike Pompeo, John Bolton, Lindsey Graham e altri vertici della Difesa americana hanno accusato Mosca di ingerenze in Venezuela. Ma la smentita totale resa dal presidente non è certamente un segno di sinergia tra Casa Bianca e governo. E Trump ha dimostrato di non avere grandi problem a cambiare la sua squadra se questa è contraria all’agenda della Casa Bianca.

E in questa escalation a Caracas, non solo è fallito totalmente il piano di Bolton e dell’opposizione venezuelana, ma è soprattutto evidente che i la parte più radicale del governo statunitense è in totale contraddizione con il capo della Casa Bianca. Ieri, il senatore Lindsey Graham, uno dei stretti consiglieri di Trump, ha pubblicato un tweet senza possibilità di interpretazioni: “Dov’è la nostra portaerei?” si domandava furioso facendo riferimento a Cuba e Russia che, a detta del senatore, inviano militari in Venezuela.

Lo stesso dicasi per John Bolton, che, messo a capo della Sicurezza Nazionale proprio dal The Donald, ha accusato apertamente Mosca di ingerenze in Sud America. “Senza le interferenze straniere, il processo democratico in Venezuela oggi sarebbe in corso” ha scritto il capo del Nsc su Twitter. E lo stesso ha continuato: “Solo il popolo venezuelano può determinare il futuro del Venezuela. Maduro si aggrappa al potere grazie al sostegno di Russia e Cuba, le uniche forze militari straniere in Venezuela”. E poco prima aveva definito “teppisti stranieri” gli alleasti di Maduro. Parole non troppo diverse da quelle pronunciate da Pompeo nella conversazione con l’omologo russo, Sergei Lavrov.

La domanda nasce spontanea: come potranno convivere le logiche dei falchi con quelle del presidente? L’idea è che Trump, liberatosi dal fardello del Russiagate, possa dare un colpo decisivo alla sua amministrazione. E oggi, ribadendo la sua sinergia con Putin e la volontà di avere rapporti sempre migliori con la Russia, la strada sembra essere tracciata. Probabilmente qualcosa cambierà all’interno della Casa Bianca. Ma una cosa è certa: è Trump il freno ai falchi.

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