Un nuovo mistero che coinvolge la Francia in Libia. Ieri è arrivata la notizia dell’arresto di 13 cittadini francesi fermati al valico di Ras Jedir, in Tunisia, proprio sulla frontiera libica. Si trattava di 13 persone, a bordo di sei veicoli, che a detta delle fonti di Agenzia Nova si erano rifiutate di consegnare i documenti all’ingresso in territorio tunisino. Il convoglio era diretto a Ben Guerdane, nel governatorato tunisino di Medenine.

La notizia non può non riportare alla mente le accuse che in questi giorni stanno coinvolgendo Parigi sul coinvolgimento diretto dei suoi consiglieri militari nel conflitto libico, in particolare a sostegno del generale Khalifa Haftar che all’inizio di aprile ha scatenato la sua offensiva su Tripoli contro il governo di Fayez al-Sarraj. In queste settimane, la confessione di un miliziano haftarino preso dai soldati di Tripoli aveva dimostrato la presenza di militari francesi fra le truppe della Cirenaica. In quel caso, a detta del The Libya Observer, gli uomini d’Oltralpe erano a bordo di un aereo che, da Bengasi, si dirigeva verso Jufra.

Un coinvolgimento che sembra confermato da queste ultime notizie provieniti dalla Tunisia e che gettano una nuova inquietante ombra sulla mano di Emmanuel Macron nello scacchiere libico. Accuse mosse in questi tempi anche da alcuni siti vicini al Qatar (e quindi alla Fratellanza musulmana) che avevano fatto circolare la notizia del blocco di un veicolo con targa diplomatica che voleva entrare in territorio libico passando sempre per il valico di Ras Jedir. A detta di alcune fonti, gli uomini erano francesi, armati, e probabilmente consiglieri militari del generale Haftar. Consiglieri che sarebbero stati individuati anche a Gharyan, 75 chilometri a sud di Tripoli, lì dove infuria la battaglia scatenata dalle forze del maresciallo della Cirenaica.

L’arresto dei cittadini francesi deve aver scatenato immediatamente la diplomazia parigina. Perché dopo poche ore dall’arresto, i 13 fermati sono stati rilasciati dalle autorità tunisine dopo “negoziati di alto livello”. Nessuno può dire cosa sia accaduto esattamente in quelle ore, ma è molto probabile che sia partito l’ordine da Parigi di rilasciare immediatamente gli uomini fermati a Ras Jedir. La Tunisia, da sempre unito da un’alleanza strategica con la Francia, non poteva certamente contrapporsi alla volontà francese di vedere quegli uomini rilasciati. Ma il segnale lanciato dal governo di Tunisi sembra essere chiarissimo: il passaggio di “consiglieri” francesi alla frontiera con la Libia deve finire. O comunque trovare una definizione che non metta a repentaglio i rapporti della Tunisia con il resto dei Paesi coinvolti nella guerra, quindi non solo le diverse fazioni libiche e il confinante governo di Sarraj, ma anche con Qatar e Turchia, Paesi che sostengono il governo di Tripoli.

Proprio per questo motivo, il ministro dell’Interno tunisino, Hisham al Furati, ha parlato nel corso di una riunione straordinaria del governo a Tunisi e ha detto che “negli ultimi giorni il ministero dell’Interno ha condotto operazioni preventive, mostrandosi pronto a proteggere la sicurezza nazionale e a fermare ogni eventuale azione ostile”. Mentre il ministero della Difesa ha parlato di “misure precauzionali” volte alla messa in sicurezza dei confini con la Libia a seguito delle operazioni militari di Haftar. Il rischio della Tunisia è di essere coinvolta in un caos da cui sembra, almeno per adesso, essere sfuggita.

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