Gli alleati di Kiev, che non intervengono militarmente ma non vogliono restare a guardare, stanno facendo entrare in Ucraina armi essenziali per affrontare i russi e respingere, o quanto meno rallentare, l’avanzata delle truppe di Vladimir Putin. Arrivano dal confine polacco su camion di piccole dimensioni, senza alcun tipo d’insegna. Mezzi civili che attraversano un confine sicuro e nascondono al loro interno proprio le armi che stanno dilaniando i mezzi corazzati dell’esercito russo. Missili anti-carro spalleggiatili come il sistema Javelin, quello che gli ucraini hanno santificato della loro iconografia preferita: “Santa Javelin“.

Parliamo di centinaia, forse migliaia, di missili “fire and forget”. Quelli che possono abbattere in automatico un elicottero Mil-Mi 24 Hind, o fai saltare in aria un carro armato T-80. Come quelli che vediamo nelle immagini completamente privi di torretta, saltata in aria a causa della potenza dell’esplosione del munizionamento che custodiscono. Imparare ad usarne uno è facile come imparare ad usare un telefono cellulare; e di volontari pronti ad imparare per difendere la propria terra, all’Ucraina non ne mancano. L’unico problema è farli arrivare. Come scrive giustamente Gianluca Di Feo su Repubblica, “prima della guerra bastava caricarli su un aereo cargo: con tre voli il governo britannico ha trasportato i duemila missili controcarro Nlaw“, che sommati ai Javelin forniti dagli americani, rappresentano il principale problema delle truppe russe. Ma ora che gli aerei cargo della Nato non possono più atterrare negli aeroporti ucraini, crivellati dalle bombe e in gran parte controllati dalle forze aviotrasportate russe, qualcuno si è dovuto sforzare a cercare un’altra via.

Il viaggio attraverso la Polonia

Questa via pare essere una “linea di rifornimento” che parte dalla Polonia, dove sono i contingenti americani e i cieli sono protetti dai caccia intercettori della Nato, e prosegue oltre “cortina” a bordo di camion e furgoni civili, difficili da individuare da ricognitori e satelliti, che comunque si muovono relativamente distanti dai veri teatri di scontro. L’operazione descritta come “segretissima” (lo fosse non ne staremmo scrivendo), sembra essersi rivelata efficace. E potrebbe continuare a rifornire i contingenti ucraini di queste munizioni leali e facilmente trasportabili, che partono da mete indefinite dell’Europa centrale, per arrivare fino al fiume Dnepr, e poi proseguire verso la linea del fronte; dove gli ucraini li impiegheranno per fermare l’avanzata del nemico, tendendo imboscate alle interminabili colonne di mezzi blindati che marciano su ruota e cingolo. E minando duramente il morale dei soldati russi che sembrano essersi “arrestati” nella loro avanzata.


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CAUSALE: Reportage Ucraina


Riferendosi ai missili killer Javelin e ai Nlaw tank buster, uno specialista di armamenti per la fanteria di Janes interpellato dal Wall Street Journal ha dichiarato: “A livello strategico, il loro impatto è trascurabile”. Le armi fornite dagli alleati della Nato, che non può intervenire e non interverrà formalmente in difesa di Kiev, stanno funzionando; e funzionano bene. Eppure non sono sufficienti: “Gli ucraini stanno perdendo meno velocemente di quanto ci aspettassimo, ma stanno ancora perdendo”, ha concluso l’analista. È notizia di poco fa che il Segretario della Nato Stolenberg ha annunciato una possibile fornitura di aerei, si parlava di MiG-29 polacchi, all’Aviazione ucraina. Il fine sarebbe quello di riconquistare potere nello spazio aereo o almeno privare i russi della supremazia appena ottenuta. Ma la decisione potrebbe portare all’escalation.

Le contromosse di Mosca

Ad ogni modo, sembra che per tagliare queste linee di rifornimento, Mosca intende schierare in Bielorussia squadriglie di elicotteri d’attacco che potrebbero individuare i convogli ed evitare che arrivino a destinazione. Il timore maggiore, tuttavia sembrerebbe quello del sabotaggio della fonte: ossia all’individuazione e alle possibili incursioni di agenti dei servizi segreti russi, o dell’attivazione delle loro reti paramilitari clandestine, che già in passato hanno condotto “azioni” di scoraggiamento nei confronti di quelle piattaforme dell’Europa dell’est che rifornivano i nazionalisti ucraini del Donbass.

A quel tempo la minaccia del grande e dormiente Orso russo non preoccupava l’Europa, che guardava alle terre contese dell’Ucraina come un problema marginale, quasi da non considerare nelle proprie agende geopolitiche. Ora la situazione è drasticamente cambiata. E sebbene droni turchi, armi anticarro americane e britanniche, missili antiaerei, armi leggere e munizioni giunte dall’Europa stiano contribuendo con successo alla causa di Kiev senza innescare alcun tipo di escalation, l’incidente diplomatico è dietro l’angolo.

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