Guerra /

Deir Ezzor è la Berlino della Siria. Come nella capitale tedesca, russi e Alleati facevano a gara per giungere per primi e per imporsi sul futuro della Germania, così oggi russi e Alleati 2.0 (leggasi coalizione internazionale) accerchiano il governatorato di Deir Ezzor per conquistare il futuro della Siria. Con una differenza che cambia però di molto la percezione della realtà: a Berlino i tedeschi erano gli sconfitti e non facevano parte dei piani futuri; a Deir Ezzor, invece, l’esercito siriano è protagonista della riconquista della provincia insieme ai russi e agli alleati iraniani. In questi ultimi giorni, dopo che le forze siriane e russe sono riuscite a spezzare l’assedio che stringeva come un cappio la città, si è scoperto un sistema di difesa costruito dallo Stato islamico molto più complesso e inestricabile rispetto a quanto ci si attendeva. Una fitta rete di bunker e tunnel collegava i diversi punti della città e i comandi dislocati fuori dal perimetro urbano. Per colpire questa trama sotterranea, si è reso necessario un intervento massiccio delle forze russe, che hanno bombardato in modo feroce la città di Deir Ezzor sia attraverso attacchi dell’aeronautica militare, sia attraverso missili balistici lanciati dal Mar Mediterraneo. L’ultima notizia in tale senso viene dal ministero della Difesa russo, che ha confermato che i due sottomarini russi Veliki Novgorod e Kolpino hanno lanciato sette missili da crociera Kalibr contro “importanti obiettivi dell’Isis in Siria”. I missili lanciati dal Mediterraneo hanno percorso una traiettoria di 500-670 chilometri, colpendo centri di comando e magazzini di armi proprio nella città liberata dalle forze alleate di Assad. Un utilizzo dei missili da crociera che era iniziato già nelle prime ore della battaglia finale di Deir Ezzor, quando il ministero della Difesa di Mosca annunciò il lancio di missili Kalibr, ma questa volta dalla fregata Ammiraglio Essen.

La liberazione del governatorato di Deir Ezzor si sta rivelando estremamente complessa per gli uomini delle forze armate siriane e russe. Gli eserciti avanzano, ma si trovano di fronte sistemi di difesa difficilmente annientabili nel giro di alcuni giorni. L’uso delle bombe russe diventa in questo momento fondamentale. Il generale Alexander Lapin, comandante delle operazioni militari russe in Siria, ha confermato all’agenzia di stampa Sputnik che la situazione è difficile, pur se Mosca e Damasco continuano la loro inesorabile riconquista. Il generale ha riferito che la situazione di Deir Ezzor è in pratica molto simile a quella trovata dalle forze russe quando hanno dovuto assediare i terroristi del Califfato nella cittadina di Akerbat, non lontano da Hama.  Anche in questo caso, le forze russe siriane si sono ritrovate di fronte uno scenario che conferma le capacità belliche dell’Isis e soprattutto quelle nella costruzione delle linee di difesa contro gli eserciti nemici. In quell’occasione, ha riferito Lapin a Sputnik, le forze armate hanno scoperto “una città sotterranea con gallerie lunghe da 100 a 800 metri, con passaggi per il trasporto di armi e munizioni”. Per fare questo, la Russia ha utilizzato tattiche nuove di ricognizione che hanno previsto un massiccio uso di droni, ormai una vera e propria arma divenuta imprescindibile negli eserciti moderni. Soltanto grazie all’uso di queste macchine, le forze russe sono riuscite a individuare i bunker e le uscite dei tunnel ed hanno reso possibile l’attacco missilistico e quello attraverso i bombardieri. Nella battaglia di Akerbat, “sono stati eliminati più di 1.200 terroristi, oltre 3mila tra basi, campi d’addestramento e depositi d’armi, così come 49 carri armati, 157 pick-up con mitragliatrici e cannoni antiaerei e 80 unità di artiglieria”. Un arsenale di prim’ordine, a conferma di quanto fosse potente l’esercito jihadista che imperversava in Siria e Iraq e che ora si rifugia al confine.

Intanto, a Deir Ezzor, è stato confermato che le truppe russo-siriane hanno attraverso da alcuni giorni l’Eufrate, mettendo a segno un colpo fondamentale per la conquista della provincia. Le forze statunitensi a guida della coalizione internazionale volevano evitare proprio questo, cioè che gli eserciti di Assad e Putin riuscissero ad attraversare il fiume prima delle forze della coalizione internazionale. Per evitare questo scenario, il Pentagono aveva dato il via alle operazioni dei curdi nella regione spostandole dall’assedio di Raqqa, altro bastione del Califfato. Questa mossa, tuttavia, sembra non aver dato i frutti sperati, dal momento che, almeno secondo fonti del ministero della Difesa russo, non soltanto l’esercito siriano controlla sempre più aree della città, ma è riuscito anche a conquistare porzioni di territorio fondamentali in tutta la provincia. Deir Ezzor non è soltanto una città dove il Califfato resiste, ma è anche un tassello fondamentale del mosaico dell’alleanza tra Siria, Russia ed Iran. Conquistarla, equivale a creare un corridoio prezioso fra Damasco, Baghdad e Teheran, ricostruendo di fatto quell’asse terrestre sciita che la guerra dello Stato islamico voleva spezzare. È anche, e soprattutto per questo, che il futuro della Siria passa per questa provincia e per quel fiume che scorre placidamente nel mezzo della furia della guerra.

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