La guerra in Ucraina è arrivata a un momento cruciale. Se nella prima parte del conflitto si è parlato delle difficoltà russe, soprattutto nell’area attorno Kiev, adesso invece le forze di Mosca sembrano prevalere nell’area considerata più strategica dal Cremlino, ossia nel Donbass. La Russia ha quindi ripreso in mano l’inerzia delle operazioni? In realtà a questa domanda è impossibile dare una risposta. Il motivo sta nella conformazione stessa dell’Ucraina. Il Paese è molto vasto e la situazione non è uguale in tutte le regioni. La situazione cioè varia a seconda del fronte preso in considerazione.

Dove si sta combattendo

Dai primi giorni di aprile la fisionomia della guerra ha subito una prima importante mutazione. I russi infatti il 30 marzo hanno deciso di abbandonare per intero i fronti settentrionali, ritirandosi dalla regione a nord di Kiev, così come da Sumy e da Chernihiv. Qui le truppe di Mosca per settimane sono state esposte alla guerriglia portata avanti dall’esercito ucraino, subendo perdite considerevoli e rinunciando alla fine all’idea di porre sotto assedio la capitale. I vertici della difesa russa hanno parlato di “ripiegamento tattico” per redistribuire le forze nel Donbass e a Mariupol. Ma si è trattato comunque di un ritiro in grado di incidere non poco sul morale delle truppe.

Da allora sono stati principalmente due i fronti di combattimento. Nel sud i russi hanno puntato su Mariupol, favoriti anche dal controllo della costa ucraina del Mar d’Azov grazie alla conquista dell’area di Melitopol nei primi giorni di guerra. L’altro fronte è il Donbass e, in special modo, la città di Severodonetsk e l’area di Izyum. La partita per Mariupol è stata chiusa tra il 21 aprile, quando Mosca ha dichiarato conquistata la città senza tuttavia avere il controllo dell’area delle acciaierie Azovstal, e il 21 maggio, data in cui si è raggiunto l’accordo per l’evacuazione dei combattenti ucraini asserragliati nell’area industriale.

Attualmente quindi si combatte nel Donbass, regione dove i russi stanno concentrando gran parte dei propri sforzi. Gli ucraini, dal canto loro, hanno avviato nel frattempo un’importante controffensiva a Kharkiv e stanno provando a riprendere in mano la regione di Kherson.

Le tre aree dove la Russia sta avanzando

Nel Donbass la prima area da tenere in considerazione è quella a nord del fiume Seversky Donetsk. Si tratta di una regione compresa amministrativamente tra gli oblast di Kharkiv e Donetsk. Qui i russi ad aprile hanno conquistato la strategica località di Izyum, cittadina non considerata però pienamente organica al Donbass ma importante per Mosca al fine di avere un’area cuscinetto da cui poter penetrare in profondità verso i territori circostanti. E in effetti la presa di Izyum ha dato modo alle truppe inviate dal Cremlino di iniziare una lenta ma costante avanzata verso la parte settentrionale del Donbass, delimitata dal fiume Seversky Donetsk. La settimana scorsa l’esercito russo in questa zona è riuscito a prendere Lyman, cittadina amministrativamente interna all’oblast di Donetsk e quindi considerata porta d’accesso della regione del Donbass. La conquista di Lyman per Mosca ha significato avere l’opportunità di oltrepassare il fiume e dirigersi verso altre due città considerate come obiettivo primario dai vertici della Difesa: Slovjansk e Kramatorsk. Attualmente scontri sono in corso proprio nelle campagne comprese tra Lyman e Slovjansk, con gli ucraini che provano a difendere le proprie posizioni.

L’altra area dove i russi stanno avanzando è quella di Severodonetsk. La città è considerata strategica anche per motivi politici: passata più volte di mano nella guerra del 2014 tra ucraini e separatisti dell’autoproclamata repubblica di Lugansk, Kiev in questi ultimi otto anni ne ha fatto uno dei più importanti presidi all’interno del Donbass e ha spostato qui la sede dell’oblast di Lugansk, visto che l’omonimo capoluogo è diventato centro di riferimento dei separatisti. Favoriti da un’importante avanzata iniziata a marzo a est di Severodonetsk, i russi hanno iniziato ad attaccare la città nella seconda metà di maggio. Lo stesso esercito ucraino è apparso più volte scettico sulla possibilità di difendere questo territorio. Severodonetsk, per ammissione delle autorità locali, è già al 70% in mano ai russi. Le forze di Kiev nell’area potrebbero ritirarsi a difesa della vicina Lysychansk, posta su una piccola altura in grado di dare un significativo “controllo del fuoco”.

C’è poi il fronte di Popasna, area a ovest della linea di contatto stabilita nel 2014 tra l’esercito ucraino e i combattenti dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk. I russi hanno sfondato le fortificazioni ucraine in questa zona nelle scorse settimane e adesso stanno premendo per ampliare la fascia di sicurezza attorno la cittadina di Popasna. Puntando verso nord, le truppe di Mosca potrebbero avvicinarsi verso Lysychansk, prendendo alle spalle gli ucraini stanziati nell’area e con la possibilità di chiudere in una sacca i battaglioni rimasti nella regione di Severodonetsk.

Dove regge la difesa di Kiev

Rimanendo nel Donbass, l’altro fronte caldo è quello dell’oblast di Zaporizhzhia. Qui i russi stanno provando ad avanzare lungo una linea che va da Orikhiv fino al confine amministrativo con l’oblast di Donetsk. Si tratta di un fronte aperto dalle stesse forze russe impegnate fino a metà maggio nella battaglia per la presa di Mariupol. Tuttavia qui gli ucraini stanno parando il colpo. Le avanzate russe non sono mai state significative. Le linee di difesa di Kiev stanno reggendo, impendendo ai russi di risalire da nord verso le aree della stessa Zaporizhzhia e dell’oblast di Dnipro.

Dove invece gli ucraini hanno potuto attuare un’importante controffensiva è nella regione di Kharkiv. Seconda città del Paese, situata a nord e a non più di 40 km dal confine con la Russia, qui l’esercito di Kiev a partire dalla seconda metà di maggio è riuscito a tenere in mano l’iniziativa dell’offensiva. Le truppe di Mosca sono indietreggiate, rimanendo in alcuni casi soltanto a protezione di una zona cuscinetto lungo le proprie frontiere. Seppur ancora bersagliata da diversi raid missilistici, Kharkiv come Kiev sembra al momento, grazie a questa controffensiva, saldamente in mano ucraina. Le forze di terra del Cremlino infatti non sono più in grado di assediare la periferia della città.

Occorre infine considerare almeno parzialmente aperto il fronte di Kherson. Città conquistata dai russi il 3 marzo, pochi giorni dopo quindi l’inizio della guerra, qui Mosca sta provando un’operazione di russificazione passante, tra le altre cose, dall’introduzione del Rublo e dei prefissi telefonici russi. Tuttavia l’esercito di Kiev sta provando ad attuare alcune controffensive, le quali però non hanno avuto per adesso la stessa portata di quelle viste a Kharkiv.

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