Guerra /

Gli strumenti di veicolazione di messaggi prendono vie sempre più innovative e spesso inimmaginabili nel XX secolo, persino durante una guerra. Si è visto spesso come questo conflitto si stia combattendo su più fronti, ma un nuovo strumento si è aggiunto alla lista: il merchandising. La guerra si sta combattendo in particolar modo sul fronte orientale ucraino, nel Donbass. Le città principali della regione di Kiev hanno subito bombardamenti devastanti e i cittadini sono in allerta. Nonostante la paura, tra le strade delle città si possono ancora trovare bancarelle di souvenir. Non si tratta però dei classici gadget che si trovano in molte città turistiche, ma di simboliche rappresentazioni di guerra.  

Una lunga fila di persone fuori dalla posta centrale di Piazza Maidan, nel centro di Kiev, dove lentamente riaprono negozi e si tenta di ritornare a vivere, attendono di acquistare la seconda serie di francobolli, il prodotto più in voga. L’oggetto raffigura la nave da guerra russa Moskva affondata dai soldati dell’Isola dei Serpenti. Non è solo una nave quella rappresentata, ma la terza più grande della flotta russa realizzata in Unione Sovietica ed entrata in servizio nel 1983, affondata il 14 aprile. I francobolli vengono venduti negli uffici postali per circa cinque euro e sono immediatamente diventati un simbolo di resistenza e speranza. La prima serie è infatti ormai introvabile, nella seconda erano previste cinque milioni di copie e si può acquistare anche su eBay ad un prezzo maggiore.

La seconda serie si intitola “Russian warship…done!” e presenta alcune differenze con la prima, come il bollo con la scritta “Done!”, segno di missione compiuta. Alcuni presentano la nave da guerra all’orizzonte, altri ne sono privi, ma in primo piano rimane il soldato ucraino di spalle che esibisce il dito medio. Oltre ai francobolli si possono trovare anche cartoline, tazze, dipinti e molto altro con la stessa raffigurazione. 

Si trovano anche calamite con la scritta “be brave” o “brave enought to be ukraine” prodotte dal marchio Brave.Ua, conosciuto per il motto “Be Brave Like Ukraine”. Sul sito si possono trovare e scaricare gratuitamente per stamparli. In alcuni negozi si possono trovare anche stickers con lo stesso messaggio. I negozianti hanno inoltre assicurato che il ricavato sarà destinato all’esercito ucraino. Ci sono poi i magneti sui crimini di guerra o che raffigurano Volodymyr Zelenskyj alla guida di una camionetta con Putin imprigionato che indossa la tipica divisa da prigioniero a strisce bianche e nere. 

Si trovano anche calze, t-shirt e felpe a tema guerra in Ucraina che i cittadini indossano con orgoglio, spesso anche con la semplice raffigurazione della bandiera del Paese, o come l’iconica maglietta militare indossata dal presidente Zelensky. Molto comuni sono le maglie con frasi e motti come “Slava Ukraina” o “Peremoje” (vinceremo). 

Con incredibile leggerezza, ma allo stesso tempo simbolica frustrazione, il volto di Vladimir Putin è impresso sulla carta igienica. Sotto il suo volto vocali che riprendono il coro da stadio inneggiato nel 2014 durante una partita tra il Mentalist Kharkiv e il Shaktar Donetsk, “Putin Khuilo”, ovvero un insulto al presidente abbreviato in Ptn Klo. 

Potrebbe esser vista come una risposta da parte dell’Ucraina all’ordine dei russi di deporre le armi e arrendersi. I soldati che rispondono mandandoli a quel paese sono diventati un simbolo impresso su carta. Dall’altro lato della medaglia, anche la Russia possiede un merchandising, in particolare t-shirt con la “Z”, simbolo delle truppe russe in Ucraina, e la scritta “sostenete i nostri”, per non parlare di altri gadget con il volto di Putin. 

Una guerra dei souvenir che testimonia l’importanza delle immagini, dei simboli e dei significati che possono evocare.  

Feticismo del souvenir 

Il souvenir di solito riporta alla mente qualcosa di passato, la parola stessa significa “ricordare”. Prodotto autentico o prodotto in serie, lo scopo è quello di testimoniare il proprio legame con un luogo o valorizzarne il significato. Uno degli esempi più famosi legati alla guerra è la vendita dei frammenti del Muro di Berlino, uno dei souvenir più venduti nei negozi della città. 

Nell’era della globalizzazione con lo sfondo del capitalismo, non può sorprendere che assuma importanza l’oggetto mercificato. Il feticismo delle merci è infatti tipico del capitalismo: la produzione guida l’uomo e i suoi rapporti con gli oggetti materiali e in questo caso li carica di un valore immateriale, attribuendone una reale utilità. Il merchandising ha chiaramente anche un valore monetario, che talvolta viene indirizzato a chi ne ha bisogno. Nel caso dell’Ucraina, il ricavato andrà infatti a sostegno dell’esercito ucraino.

Feticismo ormai normalizzato socialmente, spesso il souvenir nasce in momenti di difficoltà: l’uomo tende a creare così dei “porta fortuna” carichi di significato o a utilizzarli come mezzo di diffusione simbolica dello stesso. È quindi la spinta emotiva a portare l’uomo a investire l’oggetto di significato; niente di più emotivo poteva spingere l’Ucraina in questo periodo storico. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.